Latin Lover, di Cristina Comencini

I film e il cinema non sono la stessa cosa – e per una verità a volte difficile da comprendere, che non vogliamo comprendere, non sono nemmeno la vita. Latin Lover è un film che trova il suo compimento nel cinema e nella vita. Cristina Comencini ne ha consapevolezza nel primo caso e non ne ha nel secondo, ma in entrambi i momenti non si tratta di un qualcosa che c’è ma, sì, di una mancanza. L’ultimo lavoro della scrittrice-sceneggiatrice-regista è un mélo comico che ha al suo centro un punto cieco, impossibile da guardare e da cui è impossibile essere, letteralmente, visti: il finzionale Saverio Crispo, il genio, il gigante, il divo del cinema italiano di cui ricorre il decennale della morte, celebrazione organizzata nel suo paese natio dall’intera famiglia qui riunita per l’occasione, dalle due mogli Rita e Ramona alle figlie Susanna, Stephanie e Segunda. Saverio Crispo è nello spazio di due fotogrammi attigui Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi e Gian Maria Volonté, è il cinema d’autore e la commedia all’italiana, è il cinema politico e lo spaghetti western. È, semplicemente, il cinema italiano quando il cinema italiano era grande. Poi viene la vita. Qualcuno che come noi non abbiamo più quel cinema lei non ha più la vita: Virna Lisi. Questa è la mancanza di Latin Lover. Un qualcosa che si incarna e prende luce davanti ai nostri occhi per un’ultima volta, quel viso e quel corpo di Virna che erano quel cinema, erano quella vita. Non è uno scappare troppo in avanti, perché Virna in Latin Lover è la prima attrice, è il primo amore, è la prima moglie, è la prima madre. Per Saverio Crispo, per il cinema italiano, per il film, per noi.

 

E questo avviene nella filmografia della Comencini, forse la regista più “letteraria” che il cinema italiano ha in questo momento assieme a Mario Martone – Bellocchio è altro, Bellocchio è sceneggiatura. C’è sempre una casa a cui tornare, una famiglia da unire, un passato da districare, un sogno da visualizzare nei lavori della regista. Tutte queste pulsioni, tutti questi impulsi in Latin Lover convivono sullo stesso piano di realtà e di eventi, il passato e il sogno sono il cinema, la casa e la famiglia un’ultima visione. Quello che manca è la forza per mettere in scena e far muovere la porzione di mondo che abbiamo davanti. Non c’è un fremito, uno scossone, un errore che sia puro movimento in una regia immobile, neutra.

 

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Tranne, ancora una volta, lì. Saverio Crispo. Una forza centripeta che smuove ogni cosa fino a mescolare il passato con il presente con il futuro, così le figlie sono identiche alle madri, le prefigurano e le perpetuano allo stesso tempo – ma quale? Lui che è tanti. Lui che è Loro. Lui che è tutto il cinema italiano. E mentre scorrono le immagini di Saverio Crispo che è anche il cinema svedese, francese, americano, diviene quasi insopportabile guardare, c’è del dolore, c’è del personale, in quelle immagini che appartengono a tutti e quindi per primi a noi, alle nostre storie, alle nostre vite. L’operaio che si ribella in fabbrica, le donne che corrono su un prato, l’uomo davanti allo specchio rotto, lui e lei nudi in un letto in bianco e nero. Ha ragione la Comencini a far citare “io sono sempre grande. È il cinema che è diventato piccolo”. Ha ragione perché loro sono ancora grandi e noi siamo diventati piccoli. D’altronde, come possiamo noi essere grandi se loro lo sono stati in questo modo? Così grandi?

 

Regia di: Cristina Comencini

Interpreti: Virna Lisi, Marisa Paredes, Angela Finocchiaro, Valeria Bruni Tedeschi, Candela Peña, Pihla Viitala, Nadeah Miranda, Cecilia Zingaro, Lluis Homar, Neri Marcorè, Claudio Gioè, Toni Bertorelli, Jordi Mollà

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Origine: Italia, 2015

Distribuzione: 01 Distribution

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Durata: '104