LAVORI IN CORSO. Assayas, Soderbergh, Sofia Coppola, biopic su Leone Jacovacci

Il regista Olivier Assayas non ha intenzione di tornare sul set a breve, perlomeno finché l’emergenza non sarà rientrata. Segue scrupolosamente il consiglio di stare a casa, ma non senza darsi da fare: infatti, l’autore francese riguarda vecchi film di grandi maestri e scrive sceneggiature. In particolare, sta in questo momento scrivendo una serie tv; e non una serie tv qualunque, ma un adattamento episodico del suo film cult Irma Vep, prodotto dalla celebre A24 – che recentemente ha realizzato il prodotto seriale Euphoria.

Rivelato a sorpresa durante una videochat con IndiWire, Assayas è stato comunque avaro di dettagli, tranne per il fatto che curerà la scrittura di tutti gli episodi e che, nonostante il nuovo progetto sia ancora alle prime fasi di sviluppo, il lavoro sull’adattamento per il piccolo schermo sembra già a buon punto. È ancora da chiarire se dirigerà anche gli episodi lui stesso. Irma Vep fu il lancio definitivo della carriera di Assayas, e la sua sceneggiatura originale gli permise di criticare l’industria cinematografica francese a metà degli anni ’90; è dunque possibile che l’adattamento televisivo potrebbe fare lo stesso con l’attuale mondo della produzione, soprattutto televisiva. Inoltre, il cineasta non è nuovo al raccontare la contemporaneità attraverso gli occhi degli attori, e forse questo ritorno al passato potrebbe formare un filo conduttore con i suoi racconti recenti.

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Il film venne presentato al Festival di Cannes nel lontano 1996 nella sezione Un Certain Regard, con protagonista la star di Hong Kong Maggie Cheung. L’attrice interpreta una versione alternativa di sé stessa, chiamata dal regista francese René Vidal (Jean-Pierre Léaud), protagonista del remake della celebre serie di film muti di Louis Feuillade Les Vampires. Maggie Cheung non conosce il francese e fatica a comunicare in inglese con la troupe e la popolazione locale; finisce così per bighellonare per Parigi assieme alla costumista Zoe, mentre il regista delle pellicola viene sostituito e il nuovo arrivato decide di licenziarla.

Un altro autore che durante questo periodo di lockdown ha trovato pace e creatività nella scrittura – e, soprattutto, nella rivisitazione di opere del passato – è Steven Soderbergh. Rimasto a casa, ha utilizzato il suo tempo per elaborare tre sceneggiature; uno di questi script è il sequel della sua pellicola del 1989 Sesso, bugie e videotape, che spera di trasformare presto in un film.

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La pellicola del ‘89 narra le vicende di una giovane coppia – Ann e John – che affronta una fase di insoddisfazione coniugale. La loro vita si interseca con quella di un compagno di scuola di lui, la cui passione sembra quella di fare video registrazioni alle donne che incontra, che discutono della loro vita e della loro sessualità. Lo sceneggiatore e regista ha rivelato quest’interessante informazione durante un’intervista a distanza con NightCap Live, e afferma che il sequel è un’idea che sta cercando di fare da un po’ di tempo; non ha rivelato alcun dettaglio sulla trama. Sesso, bugie e videotape è stato il suo primo lungometraggio, con cui ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes del 1989 – oltre ad ottenere una nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura e tre nomination ai Golden Globe.

Mentre aspettiamo l’ultima fatica di Sofia Coppola – il film che l’ha legata al colosso di Cupertino, On the Rocks, che sarebbe dovuto uscire nel corso del 2020 ma di cui ancora non si sa quale sia la data ufficiale – si scorge all’orizzonte un suo nuovo e inusuale progetto, l’adattamento del romanzo The Custom Of The Country come serie limitata per la piattaforma streaming Apple TV+. Il libro da cui verrà tratta l’opera è stato Pubblicato nel 1913 e si tratta del nono romanzo di Edith Wharton, terminato appena dopo il divorzio dal marito e il suo conseguente trasferimento in Francia. La storia segue Undine Spragg, una ragazza del Midwest che prova a scalare l’alta società di New York City. La protagonista si sposa quindi con Ralph Marvell, un membro di una famiglia di New York con un titolo ma pochi soldi. Undine affronta poi i problemi legati al proprio matrimonio, si ritrova alle prese con tradimenti e ignora persino il figlio. «Undine Spragg è la mia anti-eroina preferita – ha commentato la Coppola – e sono felicissima di poterla portare sullo schermo per la prima volta».

Si tratta di un progetto che voleva essere già realizzato nel 2014 da Sony Television, con protagonista Scarlett Johansson. Sofia Coppola si occuperà della regia e della sceneggiatura della miniserie, che rappresenterà il suo primo prodotto seriale – in passato ha diretto uno speciale di Netflix A Very Murray Christmas, e degli spot per Christian Dior, H&M, Marc Jacobs e Gap.

Palomar (casa di produzione di Volevo nascondermi, La paranza dei bambini) ha acquisito i diritti della vita di Leone Jacovacci, il pugile nero che negli anni venti ha combattuto per il titolo europeo e per affermare la sua italianità. Il film sarà una co-produzione internazionale e verrà girato tra Italia, Francia e Inghilterra a inizio 2021; Silvia Ebreul e Marcello Izzo, con la collaborazione di Tommaso Renzoni, scriveranno la sceneggiatura.

Jacovacci è stato un Pugile di emozionante talento, nato nel 1902 a Sanza Pombo, in Angola (in quello che era il Regno del Congo), figlio di un ingegnere italiano e una madre congolese. Cresciuto a Roma, fu ribattezzato “il mulatto di Trastevere”. A sedici anni si imbarcò come mozzo e andò in Inghilterra, dove scoprì la boxe e esordì sul ring nel 1920 con lo pseudonimo di Jack Walker. Per realizzare il suo sogno di vincere il titolo europeo dei pesi medi dovette farsi riconoscere la cittadinanza italiana. Fu un iter lungo e difficile perché il regime fascista non vedeva di buon occhio che un pugile dalla pelle scura rappresentasse l’Italia, ma alla fine vinse la sua battaglia e il 24 giugno del 1928 potè sfidare il campione in carica nazionale ed europeo – portando a casa una vittoria che in realtà non gli fu mai riconosciuta – allo stadio nazionale di Roma, davanti a quasi 40.000 spettatori. Ma nonostante questo, un nero, per giunta metà africano, non poteva sconfiggere un pugile fascista, orgoglio d’Italia, e passarla liscia. Fu un’umiliazione per Mussolini, che con l’ostracismo del regime fascista costrinse l’atleta ad abbandonare l’attività sportiva. Morì a Milano, dove aveva trovato impiego come portiere di un condominio, nel 1983.

La storia di questo campione dimenticato non è nuova sullo schermo: è stata raccontata e riscoperta nel 2017 attraverso foto e filmati inediti, che erano sepolti dalla polvere negli archivi, nel documentario Il pugile del duce di Tony Saccucci. Il focus del film sembra partire proprio da questa lotta dimenticata tra il pugile e la propaganda fascista, arrivando fino al suo epico scontro con Mario Bosisio; è un biopic contenente tutti gli effetti del genere, raccontando di una battaglia etnica anticonvenzionale per affermare il proprio talento contro i pregiudizi e i limiti di un regime dittatoriale.