Le cose belle, di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno

Le cose Belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno
Ferrente e Piperno avevano trovato e fermato gli sguardi vividi e sinceri di Silvana, Adele, Fabio ed Enzo nel 1999 per Intervista a mia Madre. Li riutilizzano qui , come frammenti di flashback, elaborandoli con il tempo lento dell'oggi – che li ritrova ormai più che ventenni. Un docu-film ibrido che trascende la forma del documentario antropologico per creare materia viva e pulsante in continua trasformazione

Le cose Belle il docu film di Agostino Ferrente e Giovanni PipernoSi dice che il tempo aggiusta tutto… Ma chissà se il tempo esiste davvero? Forse il tempo è solo una credenza popolare, una superstizione, una scaramanzia, un trucco, una canzone. Il tempo si passa a immaginare, ad aspettare, e poi, all'improvviso, a ricordare. Ma allora, le cose belle arriveranno? O le cose belle erano prima?
Forse il tempo non esiste…
(l'incipit de Le cose belle)

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Napoli, una città  In cui il tempo sembra essersi cristallizzato secoli fa. Ma il tempo esiste ed è scandito, nella sua ripetitiva fissità, da una partitura neomelodica che il montaggio sonoro sottolinea essere sempre la stessa. Tre amministrazioni sono trascorse – il rinascimento e il nuovo logoramento politico – da quel 1999, anno in cui Giovanni Piperno e Agostino Ferrente cercavano quattro ragazzi per girare il documentario Intervista a mia madre per Rai Tre. Avevano trovato i volti di Silvana, Adele, Fabio e Enzo. Avevano fermato i loro sguardi vividi, sinceri, al contempo già cinici e fatalisti all'alba dell'adolescenza. Ma il tempo è trascorso nelle loro esistenze segnandone indelebilmente le facce. 

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Il tempo de Le cose belle è intarsiato di flashback che rimandano l'arco temporale indietro di tredici anni (grazie al riutilizzo del materiale aperto di Intervista a mia Madre). Sono frammenti della frenesia di ieri – in cui la fine dell'infanzia è intessuta di sogni e di sguardi protesi altrove – elaborati con il tempo lento dell'oggi ormai più che ventenni disincantati. Una forma ibrida che trascende quella del documentario antropologico per fare di questo docu-film materia viva e pulsante. Lo sguardo, infatti, Le cose belle, Silvananon si limita alla descrizione delle vite in evoluzione, bensì interviene prepotentemente nella storia, spesso ricostruendola e 'sporcandola' di vere e proprie manovre da finzione. La vita del film pulsa oltre questo fattore anche per l'uso massivo che si è deciso di fare della postproduzione. Per cui il montaggio (ad ogni anteprima) ha rivelato (aggiungendoli) nuovi aspetti delle vicende.

Ritornare 'sul luogo del delitto' per ristabilire un contatto, per ritrovare gli sguardi e sottolineare come sono stati s-travolti dalla forza dell'esistenza. Sembra ricalcare quel Non tacere di Fabio Grimaldi (sulla vita di Don Roberto Sardelli che fondò nel 1968 a Roma, tra i baraccati del'Acquedotto Felice, la scuola 725) nel momento in cui Sardelli rincontra i suoi ex allievi per scrivere, come allora, una lettera al sindaco di Roma, denunciando le nuove povertà e le nuove ingiustizie.
Ma qui c'è in più il fattore Napoli, da cui non si può prescindere, tremendamente magmatico come il Vesuvio. Le esperienze segnano i volti come la lava i cunicoli che scava mentre scende pesante. Ma poi si raffredda ed è lì che vengono fuori le cose belle, la scoperta dell'inneffabile che c'è dentro la terra, prima ch'erutti.

Così sono queste vite, passata la tragedia, affrontata la galera, scorto l'inferno, non possono che perdersi totalmente o cristallizarsi. Raffreddate le intemperie, fortunatamente, individuano Le cose belle, la pietra stabile sulla quale fermarsi per scorgere l'orizzonte. Le cose belle…quello che rimane dopo la sofferenza. I figli cui lasciamo la nostra eredità. Quelli che sappiamo ci aspetteranno a casa, nonostante una notte passata in un nightclub. Le donne e gli uomini che rimangono fuori dalle sbarre e che attendono, in silenzio, cercando di fare buone cose. Perchè come dice uno dei protagonisti: "io non posso dirti che le cose brutte non accadranno ma ti auguro le cose belle…"

Regia: Agostino Ferrente, Giovanni Piperno
Origine: Italia, 2013
Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà
Durata: 88'

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