Michael Moore invade l’Europa: Where to Invade Next

Il ritorno del regista di Flint, ideale secondo tassello di Fahrenheit 9/11, che prosegue il tema della guerra infinita professata dagli Stati Uniti. Con un viaggio (anche) in Italia

Michael Moore torna al cinema con un nuova opera battagliera, Where to Invade Next. Nel suo nuovo viaggio giornalistico l’autore di Flint indaga sulle missioni militari all’estero degli USA, (ri)titolate missioni di pace, fatte per portare la democrazia, ma in realtà atte a carpire idee e metodologie da riutilizzare nel proprio paese.

Michael Moore, per la sua indagine, “invade” diversi paesi Europei, tra cui Italia, Francia, Germania e Islanda, e in ogni luogo che va conficca la bandiera a Stelle e Strisce. In questo pellegrinaggio Moore scopre che: in Italia i lavoratori hanno diverse settimane di vacanza pagate e due ore al giorno per pranzare; in Francia le mense scolastiche servono quotidianamente piatti di alta cucina; in Islanda il potere è in mano alle donne, le uniche che sembrano sapere come governare, ecc..

where to invade next

Where to Invade Next è un ideale secondo tassello di Fahrenheit 9/11, che prosegue il tema della guerra infinita professata dagli Stati Uniti. Come ha dichiarato il regista a Variety: «La questione degli Stati Uniti e della loro guerra infinita è una cosa che mi ha interessato per molto tempo e mi ha fornito la satira necessaria per questo film nato dagli eventi post-9/11 e da tutto ciò che sta succedendo in questo paese: da questa costante necessità di avere sempre un nemico in modo che possiamo mantenere vivo questo intero complesso militare/industriale e mantenere le aziende che fanno un sacco di soldi nel business. Questa cosa mi ha sempre un po’ infastidito… era giunto il momento di parlarne».

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Presentato a sorpresa in anteprima mondiale al TIFF, Where to Invade Next fa parte del gruppo delle opere che competeranno per il premio Oscar 2016 nella categoria Miglior Documentario. Al momento il Doc di Moore ha ricevuto gli strali della MPAA, che ha affibbiato all’opera la temibile R-Rated (divieto ai minori di 17 anni), perché utilizza il spezzoni del video della morte di Eric Garner, l’uomo di colore morto per soffocamento mentre veniva arrestato a Staten Island nel 2014.

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