Le nomination al GOTY 2025 e la moralità del videogame moderno
Arrivata alla dodicesima edizione, il The Game Awards 2025 si preannuncia un evento dagli esiti impronosticabili con la sezione per il gioco dell’anno che spazia tra moralità e riletture postmoderne
Arrivata alla dodicesima edizione, il The Game Awards 2025 si prepara alla sua premiazione, la cosiddetta “notte degli Oscar per i videogiochi“, che si terrà giovedì 11 dicembre per la prima volta in live streaming su Prime Video.
STORY EDITOR, corso online dal 20 gennaio 2026

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Ad annunciarlo è il creatore dell’evento Geoff Keighley sul suo profilo X una settimana fa, entusiasta della nuova partnership; altro sintomo di una sinergia tra il videoludico e Prime Video, che della sagra apocalittica Fallout ne ha fatto una serie in due stagioni.
Sconfinamenti a parte, quella di The Game Awards si preannuncia una delle edizioni dagli esiti più imprevedibili della sua giovane storia. Ieri sono state comunicate le nomination per le 29 categorie – che spaziano dai grandi nomi ai prodotti indipendenti passando per i mobile game – e pare si possa già parlare di record, perché il videogioco di ruolo Clair Obscur: Expedition 33 è il titolo più nominato di sempre in una singola edizione, forte delle sue 12 candidature.
Tra queste, chiaramente, c’è anche quella che vede il prodotto sviluppato dalla francese Sandfall Interactive con la direzione di Guillaume Broche in lizza per il GOTY 2025, assegnato al miglior gioco dell’anno. Sono sei i grandi titoli che l’11 dicembre si contenderanno il premio di Geoff Keighley in diretta mondiale, con design e concept in bilico tra il citazionismo postmoderno e il desiderio, forse inconscio, di mettere un punto con il passato.
Clair Obscur rientra nel primo caso: fa le veci del J-RPG (Japanese role-playing game) con la vaga riverenza al gigante Final Fantasy (ma qui il design è radicato nella Belle Époque più che negli anime giapponesi) e i percorsi destinati al combattimento reiterato.
Tutt’altra storia per Death Stranding 2: On The Beach (Kojima Productions/Sony Interactive – Entertainment) a opera di “uno dei più grandi cineasti del XXI secolo, Hideo Kojima che non ha mai girato un film”. A lui è dedicata la cover story dell’ultimo numero di Sentieri Selvaggi o, meglio, alle sue nuove drammaturgie videoludiche dove ogni mossa segue soltanto un imperativo: evitare il combattimento. E i padri nel mezzo di questa post-apocalisse sono figure flebili, lontane dal vigore corpulento anni 90′ che gli imponeva di proteggere i cari.
“In queste storie i figli – citando l’articolo di Sergio Sozzo – il mondo se lo salvano da soli, sono lo specchio di quella generazione che, riemersa dalla quarantena del Covid, dovrà vedersela con il predominio dell’Intelligenza Artificiale, con le politiche per fronteggiare il climate change, con un evidente nuovo assetto mondiale, e Dio sa cos’altro“.
Se Kojima il suo franchise se l’è creato a suon di spazi sospesi nel tempo, la Nintendo continua a lavorare sulla memorabilità dei suoi lavori con l’ultimo caso di Donkey Kong Bananza (Nintendo EPD/Nintendo), primo lavoro con lo scimmione 3D sviluppato dalla Nintendo, che sopperisce alla mancanza di un SuperMario versione GenZ. Quello di Donkey è un altro viaggio al centro del terra, certo più rustico e individualista di quello targato Hojima, ma anche qui aleggia il tema della meraviglia perduta come l’isola strapiena di banane, fatta sprofondare dalla malvagia VOID Company fino agli abissi del pianeta.
Ritorna la disperazione dei figli in Hades II (Supergiant Games) che è un viaggio al femminile, uno spin-off che dalla sua prima versione dove il figlio di Ade, Zagreus, si imbatteva nell’Oltretomba, si incentra ora sulla sorella minore del protagonista, la strega Melinoe.
Per restare nel gergo cinematografico, si tratterebbe di una Final-Girl della mitologia che si batte in una serie di arene con nemici specifici, mini-boss e boss di fine livello, fino allo scontro finale con il nemico più acceso.
Sembra una sezione popolata da maledizioni e profezie quella per il GOTY 2025, e lo dimostra a chiare lettere Hollow Knight: Silksong (Team Cherry), videogioco metroidvania con le sue rigide geometrie che è un altro sequel, storia di un’eroina frutto di 8 anni di lavoro. Hornet è una principessa guerriera che per regolare i conti con il proprio passato dovrà raggiungere la Cittadella e liberare la martoriata terra di Pharloom da un’antica maledizione. Stavolta il fanstasy lascia posto al dark fiabesco, giudicato addirittura “burtoniano” dopo il successo del primo Hollow Night. A Pharloom poi, nulla è gratis, anche i checkpoint si pagano e la vita di Hornet è appesa alla stessa economia del gioco.
Tra i sei candidati al GOTY, si scorgono tracce di classicità in Kingdom Come: Deliverance II (Warhorse Studios/Deep Silver), sequel del primo capitolo che raccontava le dinamiche di successione al tempo di Carlo IV imperatore di Boemia. Deliverance II riparte da un tempo di instabilità politica e militare: Il destino del giovane fabbro Hanry viene stravolto dalla guerra civile scatenata dalla lotta per il trono tra il legittimo re Venceslao IV e il fratellastro Sigismondo di Lussemburgo.
Sono tutte opere morali, quelle in lizza per il GOTY 2025, l’eredità dei padri è ingombrante ma il viaggio (in prima o terza persona che sia) ricerca un qualche tipo di fantasia, un estasi perduta, oltre il tempo, la storia. L’umanità è al collasso, ma a resistere sono ancora i suoi miti e leggende.




















