Le novità di Mubi: la Library aperta e The Fall di Jonathan Glazer

Una novità epocale per i cinefili di tutto il mondo che spariglia le carte digitali nel settore dello streaming di qualità. MUBI compie una rivoluzione copernicana ed aggiorna la sua peculiare modalità di fruizione senza però snaturarsi. Il modello principale resta infatti sempre lo stesso: 30 film disponibili per gli abbonati contemporaneamente, ciascuno in diretta per soli 30 giorni. Rimangono inoltre i focus temporanei compreso quello attualmente in corso questo mese su Céline Sciamma e una retrospettiva su Fellini 100. Ma a questo menu limitati e sempre cangianti la piattaforma di streaming ha aggiunto da una settimana a disposizione dei suoi abbonati senza ulteriori costi una sezione chiamata Library formata da un vasto elenco di film ora disponibili per la visione senza limiti di tempo. Questo è avvenuto su scala globale, e proprio come la sua sezione curata, i film disponibili per lo streaming differiscono in ogni paese. L’offerta fissa di film resta comunque incentrata sul cinema di qualità: la collezione include infatti uscite MUBI, special del passato, retrospettive come la selezione di Perfect Failures della Fondazione Prada, scelte dei curatori come quella di Hedi Slimane per a For Ever Godard, alcuni intelligenti recuperi come quelli del compianto Jonas Mekas. Inoltre la maggior parte delle opere fruibili col sistema dei 30 giorni, dove i diritti lo consentano, verranno trasferiti in biblioteca una volta scaduto il tempo. La Biblioteca si trova accanto alla sezione Ora in mostra dei film curati, ed è disponibile solo sul web per il momento ma dovrebbe presto apparire sulle app iOS e Apple. Questa nuova funzionalità dovrebbe attirare un numero maggiore di membri, soprattutto nei paesi che non hanno accesso al canale Criterion, disponibile invece già da tempo online negli Stati Uniti e in Canada.

Nel frattempo tra i contenuti esclusivi della piattaforma è arrivato l’ultimo cortometraggio di Jonathan Glazer, The Fall. Dopo essere stato visibile l’anno scorso solo sui siti ufficiali di A24 e BBC Two che lo avevano prodotto, finalmente una platea più ampia di spettatori potrà vedere la caduta orrorifica raccontata dal regista di Under the skin. Il corto l’anno scorso venne diffuso in una modalità molto particolare e ben riuscita: mentre negli Stati Uniti venne proiettato nelle sale prima di The Lighthouse, l’horror di Robert Eggers con Willem Dafoe e Robert Pattinson, nel Regno Unito fu trasmesso dalla BBC senza presentazione e crediti nel suo palinsesto serale tra la fine di un documentario ecologista e l’inizio del programma di stand-up comedy Live at the Apollo. Il pubblico britannico si trovò così senza paracaduti cognitivi di fronte a 5:49 di scioccante terrore in cui un gruppetto di uomini con indosso maschere disturbanti (“sono un mix tra gli uomini di Neanderthal guidati da criteri di giustizia dell’età della pietra e le proteste politico-sociali e le mobilitazioni globali di oggi” nelle parole del regista in questa intervista al Guardian) costringe con la forza un uomo a scendere dell’albero per fare con lui un macabro selfie di gruppo prima di gettarlo per 86 interminabili secondi in fondo ad un buco apparentemente senza fine. Costruito combinando atmosfere horror alle musiche stranianti di Mica Levi, la compositrice britannica che ha già collaborato con Glazer alla colonna sonora di Under the Skin, The Fall vuole riflettere sulle conseguenze del dilagare incontrollato della paura nelle masse: “La paura è sempre presente e spinge le persone a comportamenti irrazionali. Una folla incoraggia l’abdicazione della responsabilità personale. L’ascesa del Nazionalsocialismo in Germania ad esempio ha preso possesso della popolazione come una febbre. Oggi sta succedendo di nuovo” – spiega Glazer.

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I riferimenti per questo lavoro vanno dall’opera più famosa di Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri, ad altre incisioni apparse nella serie I disastri della guerra per giungere infine all’altrettanto spaventevole ma contemporanea foto di Donald Trump Jr. con il fratello Eric che suscitò scandalo in Rete per l’arroganza con cui il Potere si manifestava: i figli del presidente si erano fatti fotografare sorridenti e soddisfatti accanto ad un leopardo appena ucciso in Africa. L’ultimo riferimento citato da Glazer è il preclaro verso di una poesia di Bertolt Brecht scritta negli anni ’30 durante l’ascesa del nazismo: “Nei tempi bui, canteremo ancora? Sì, canteremo dei tempi bui”. Ed in questo 2020 che ha spento la luce per quasi due mesi da cantare ce ne sarà parecchio.

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