Le nuove strategie dell'industria italiana

 Successo per i film italiani nel 2011 che, insieme alle coproduzioni, raggiungono il 37,5% delle presenze complessive, contro il 31,9% del 2010.  Ma questo successo non ha compensato la perdita registrata dal cinema Usa sceso, nello stesso periodo, del 10% di spettatori, non avendo potuto contare su un film della forza di Avatar. Di conseguenza il 2011 segna un dato negativo nei cinema italiani riguardo a presenze e incassi ( – 7,92% di presenze e -10,03% di incassi nel 2011 rispetto al 2010; -14,23% di presenze e -14,69% di incassi nel periodo natalizio dal 16 dicembre al 6 gennaio, sempre nel confronto dei due anni), come emerge dai dati Cinetel illustrati dai presidenti dell’Anec (associazione nazionale esercenti cinema), Lionello Cerri, dell’Anica, Riccardo Tozzi, dell’Anem (Associazione nazionale esercenti multiplex), Carlo Bernaschi e di Cinetel, Richard Borg. 

Questo dato preoccupa ma non sorprende l’industria italiana, convinta della buona salute della produzione nazionale e delle sue potenzialità che dovranno, secondo i rappresentanti di tutti i settori della categoria, essere esaltate lavorando su più campi, dalla produzione alla distribuzione all’esercizio, senza tralasciare né la pirateria né gli investimenti televisivi.  “Il dato italiano è importante” ha sottolineato Cerri, ottimista per il futuro: “abbiamo visto un buon prodotto italiano ed europeo alle Giornate di Sorrento e tutto ci fa pensare che abbiamo buone possibilità di avere un 2012 simile al 2010, quando superammo i 110 milioni di spettatori”. Oltre la produzione e la distribuzione di buoni film – secondo il presidente dell’Anec – dovrà essere resa più razionale la distribuzione delle sale, aprendone di nuove laddove non ci sono e moltiplicando gli schermi laddove necessario, per un’offerta che risponda alle esigenze di tutti i pubblici e faccia della sala un punto di aggregazione sociale; ci si dovrà impegnare per riportare i giovani al cinema educandoli sia sul fronte artistico sia contro l’illegalità rappresentata dalla pirateria, e tutta l’industria dovrà continuare, come sta facendo ora, a lavorare insieme in un percorso comune. Tra gli impegni da realizzare in breve quello per una forte iniziativa promozionale che valorizzi i film e i cinema. Non sono sufficienti le risorse pubbliche messe a disposizione dallo Stato, quindi ne vanno ricercate altre e Cerri ipotizza una lotteria nazionale che, come in Inghilterra, finanzi il cinema.  

Anche Bernaschi vuole ripristinare le iniziative promozionali che in Italia vennero realizzate alla fine degli anni 90. “Insieme all’Anec e ai distributori dobbiamo pensare ad una storica operazione, ad una Festa che riporti in sala i non spettatori. E lo dobbiamo fare nel 2012 , che sarà un anno difficile, di sacrifici e serietà, nel quale tutte le categorie professionali del cinema dovranno essere unite per raggiungere grandi traguardi”.

Per Tozzi va sottolineato il dato positivo della quota di mercato del cinema italiano, che definisce “stellare”,  e va esaminata una serie di problemi: il cinema italiano non deve essere offerto in modo discontinuo, ma costantemente e in un maggior numero di sale, soprattutto nei centri urbani dove c’è un pubblico che apprezza di più i film italiani e il cinema di qualità (“lavoriamo – auspica Tozzi – per un circuito di multisale urbane, che non sia più ostacolato dai tanti lacci burocratici che tuttora allontanano gli investimenti dei privati”); la produzione di film italiani deve aumentare e deve diversificarsi per evitare che la commedia diventi un monoprodotto; non devono diminuire gli investimenti televisivi nella produzione di film e deve essere difeso il Fus destinato al cinema.

Per Borg una prospettiva positiva si delinea se non si trascura la lotta al consumo illegale di film – elemento di grande rilevanza anche per Cerri, Bernaschi e Tozzi –  sull’esempio di quello che fa la Francia con la sua legge antipirateria e se si sfruttano le potenzialità del digitale che, se non ha contribuito ad aumentare il pubblico, può, però, portare maggiore flessibilità nella programmazione delle sale, soprattutto delle monosale, dando agli spettatori la possibilità di vedere più film.