Le vite private di Virginie Efira
Dagli esordi come conduttrice fino al successo con registi come Paul Verhoeven e Justine Triet, ritratto dell’attrice belga che ha stregato la Francia
“Quando hai veramente poche scene con un personaggio che deve allo stesso tempo farsi sentire nel film, beh, mi dispiace, ma deve essere una star.“. Queste le parole di Rebecca Zlotowski sulla presenza di Virginie Efira in Vita privata, suo ultimo film uscito in sala ieri. A tre anni da I figli degli altri, l’attrice belga torna quindi a collaborare con la regista nel ruolo di Paula, paziente suicida di Lilian Steiner, psicologa interpretata da un’ottima Jodie Foster, la quale si mette ad indagare convintasi che, in realtà, la donna sia morta per omicidio.
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Virginie Efira è tutto fuorché ortodossa. Attrice, conduttrice, ex giocatrice professionista di poker, autoironica al punto da aver firmato le carte del divorzio in diretta tv. Esattamente come lei, anche Paula sfugge a qualsiasi etichetta. È un personaggio che esiste, ma allo stesso tempo non esiste più, che rivive solo mediante flashback, racconti, frammenti di una realtà che non c’è più e di un presente di cui è solo comparsa.
D’altronde, il terrore di essere una comparsa nelle vite altrui accompagnava Rachel per tutta la durata de I figli degli altri, paura che ad un certo punto la protagonista esplicita al suo compagno e che, per certi versi, si concretizza alla fine del film.
Interprete molto amata e apprezzata in Francia, Virginie Efira è nata a Schaerbeek, piccolo comune nei pressi di Bruxelles. Allo studio di latino, matematica, psicologia e scienze sociali, affianca ben presto quello del teatro presso l’Institut national supérieur des arts du spectacle et des techniques de diffusion (INSAS), prestigiosa accademia della capitale belga. Inizia quindi una carriera da conduttrice per l’emittente Club RTL.
Tuttavia, l’esordio arriva solo nel 2005, all’età di 28 anni, grazie ad un piccolo ruolo nel cortometraggio di Daniel Cattier Africains poids moyens. Proprio in questo periodo si trasferisce a Parigi ed entra nel cast di Kaamelott e di Off Prime, serie tv dell’emittente francese CALT. L’esperienza televisiva le permette di muovere i primi passi nel mondo cinematografico, con Nabil Ben Yadir che le offre una parte in Les Barons, produzione franco-belga su un gruppo di immigrati di seconda generazione.
Il successo, però, arriva con il film Per sfortuna che ci sei di Nicholas Cuche. Il ruolo di Johanna Sorini le frutta infatti il premio alla miglior attrice al Monte-Carlo Film Festival de la Comédie nel 2010. Inizia quindi un periodo caratterizzato da commedie come Il mio migliore incubo! di Anne Fontaine, 20 anni di meno di David Moreau e Una famiglia in affitto di Jean-Pierre Améris.
Il 2016 è un anno di svolta per Virginie Efira. Riceve la cittadinanza francese e partecipa a tre film, tra cui Elle di Paul Verhoeven e Tutti gli uomini di Victoria di Justine Triet, in cui interpreta Victoria, una madre single ad un passo dal burnout, ruolo che la consacra in modo definitivo. Viene infatti candidata come migliore attrice ai Premi César, ai premi Lumière e ai Premi Magritte, vincendo quest’ultimi. La stessa Triet ha lodato la sua interpretazione, affermando che Efira “eccelle nella sottigliezza, anche solo alzando un sopracciglio.”. Ha poi dichiarato: “La trovo sublime. Ha un lato raffinato e tosto che adoro.“. Vincent Lacoste, co-protagonista del film, ha poi esaltato la dedizione al lavoro dell’attrice belga: “Justine ci dice sempre che ogni take va benissimo, anche quando è terribile. Virginie, dall’altro lato, è subito perfetta, ma siccome è modesta non le pesa rigirarlo altre venti volte.“.
Viene candidata nuovamente ai Premi César del 2019 grazie al ruolo di Delphine, allenatrice alcolista di una squadra di nuoto sincronizzato maschile in 7 uomini a mollo e per l’interpretazione di Rachel, impiegata della previdenza sociale che si ritrova a dover crescere una figlia da sola in Un amour impossible di Catherine Corsini.
Sempre nel 2019 torna a collaborare con Justine Triet in Sibyl – Labirinti di donna. Il film le frutta di nuovo il plauso della critica, che ne riconosce il grande talento, talento che viene di nuovo premiato nel 2021 con una nuova candidatura ai Premi César per Benedetta di Verhoeven. Nel film interpreta Suor Benedetta Carlini, che nel 1625 fu condannata per la sua storia d’amore con un’altra donna.
“La scelta di Virginie si basa su quello che ha fatto in Elle.” ha dichiarato il regista olandese in un’intervista a SensCritique. “Quando ho iniziato a lavorare su Benedetta, non c’è stato alcun dubbio.” ha raccontato. “Non le ho nemmeno fatto fatto fare un’audizione, le ho semplicemente offerto il ruolo.“.
Benedetta per Verhoeven è l’occasione per indagare l’omosessualità e il desiderio femminile e come la cultura conservatrice e patriarcale porta a considerarli un tabù. “Al tempo l’omosessualità femminile era inconcepibile.” ha ricordato Virginie Efira in un’intervista a Canal+. Ecco dunque che Benedetta Carlini diventa un simbolo di liberazione femminile e di sfida a dettami imposti da uomini.
Un tema simile, seppur in maniera diversa, viene esplorato in Il coraggio di Blanche, film di Valérie Donzelli del 2023. Virginie Efira interpreta infatti Blanche, una donna vittima di violenza domestica che decide di riprendere in mano la sua vita, sfuggendo agli abusi fisici e psicologici del marito. Il ruolo, considerato dall’attrice belga uno dei più intensi e duri della propria vita, le frutta un’ennesima candidatura ai Premi César.
Premio César che invece vince nel 2022 per la sua interpretazione in Riabbracciare Parigi, film di Alice Winocour ispirato ai terribili attentati che hanno dilaniato la Francia nel 2015. Virginie Efira è Mia, una donna vittima della violenza dei terroristi che decide di ripercorrere la notte in cui ha sfiorato la morte, cercando di ricordare cosa ha vissuto davvero e chi era con lei. L’attrice belga si conferma versatile sì, ma sempre prona quindi ad esplorare personaggi complessi, che sfidano una realtà che costantemente li reprime e che cercano in ogni modo di vivere una vita che sia loro. Qualcosa di terribilmente difficile da rendere sullo schermo. D’altronde, “è una delle attrici migliori in Francia.” ricorda Rebecca Zlotowski a The Hollywood Reporter, spiegando perché abbia fortemente voluto Virginie Efira nel suo ultimo film. Come darle torto.
























