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Left-Handed Girl, di Shih-Ching Tsou

Tra caos familiare e disillusione urbana, grida con forza il proprio orgoglio cinematografico indipendente. Lo fa con impeto, ma soprattutto con dolcezza. Qualcosa di raro #RoFF20. Progressive Cinema

Nella vita di Shu-fen non c’è niente di ordinato. Dagli strascichi d’un matrimonio fallito a una figlia adolescente, che a Taipei lavora segretamente come betelnut girl, intrattenendo rapporti sessuali non protetti, dalle conseguenze preannunciate, con il suo stesso datore di lavoro. E ancora, una figlioletta poco oltre la decina d’anni, alle prese con un principio di cleptomania indotta da credenze popolari tanto maligne quanto retrograde – la mano sinistra che dà il titolo al film è quella del diavolo – e una nonna materna ormai in pensione, che, pur di percepirsi giovane e viva, diviene parte attiva d’un giro illegale tra USA e Taiwan, a proposito di immigrazione e chissà cos’altro. E no, non è The Mule, ma nemmeno Cry Macho. Piuttosto L’erba di Grace, seppur sotto abuso di scadenti stupefacenti, oltreché di bigiotteria made in Taiwan, ai limiti del trash e del kitsch più che volontario.

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Tutt’attorno, il passato che non è mai stato dimenticato e che torna nuovamente tra stanze d’ospedale e conti bancari in rosso da tempo; e poi il futuro, che non sembra affatto voler prendere piede. Per questo il banco noodle di Shu-fen rischia di chiudere ogni giorno più del precedente. Non conta dunque l’ambizione, non conta se il mercato notturno di Taipei è il più visitato in assoluto, e non conta nemmeno l’amore. Tutto ciò che Shu-fen deve e può fare, tanto per sé stessa quanto per le figlie, è sopravvivere. Perfino nel caos più intollerante, perfino nel dolore più sconvolgente. Ci riuscirà?

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STORY EDITOR, corso online dal 20 gennaio 2026

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Shih-Ching Tsou, produttrice taiwanese sodale di Sean Baker, si confronta per la prima volta con un lungometraggio da regista realizzato in piena autonomia. D’altronde, l’esordio recentemente restaurato e ridistribuito, Take Out, lo aveva firmato proprio in collaborazione con il pluripremiato autore di Red Rocket e Anora, che torna qui nelle vesti di cosceneggiatore e montatore del film. È il caso di Left-Handed Girl, presentato in anteprima italiana alla XX edizione della Festa del Cinema di Roma, all’interno della sezione Concorso – Progressive Cinema.

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Left-Handed Girl, di Shih-Ching Tsou

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Dalle parti del coming-of-age movie e ancora della parabola tanto cara a Sean Baker – a proposito della mercificazione dei corpi e dei sentimenti – Left-Handed Girl smantella quasi immediatamente i linguaggi del romance, in funzione di un realismo crudo, tanto esilarante quanto tragico. Affonda i denti nel significato profondo di solitudine, disgregazione del sistema familiare (e, più in generale, affettivo) e ancora nella rincorsa appassionata e disperata d’un obiettivo evidentemente irraggiungibile, che, pur restando tale, di tanto in tanto appare, per poi svanire nuovamente, riaccendendo la fiamma del desiderio e della sete di riscatto. Quella sì, dura a morire. Perfino per chi appartiene agli “ultimi”, confinato ai margini della società e della metropoli.

Ci dice niente? Con immediatezza e sconfinamento di linguaggi e scenari, le anime che popolano immagini, suoni, vibrazioni e caos di Left-Handed Girl non possono che dialogare con quelle del multiverso cinematografico di Sean Baker (Mikey Saber prima o poi incontrerà Anora, in un modo o nell’altro, e così la sfrontata ma in definitiva resiliente I-Ann del film di Shih-Ching Tsou). Altro che differenti linee temporali o variazioni di tono: si appartengono, e lo sappiamo da tempo. Baker, del resto, da sempre ragiona sul contrasto spietato – e a suo modo esilarante – tra il realismo crudo della quotidianità e il sogno idilliaco e poetico d’un mondo altro, instancabilmente modellato dall’immaginazione dei suoi protagonisti, condotti sempre alla rincorsa della favola e poi costretti all’accettazione della realtà e della disperazione.

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Lo sguardo di Shih-Ching Tsou, però, è gentile e nient’affatto interessato all’esplorazione del dramma, perfino quando presente e potenzialmente strabordante: debiti, gravidanze indesiderate, traumi affettivi e verità celate. Tanto che, allo svelamento dei motivi di rabbia, frustrazione e desolazione di queste giovani donne abbandonate a sé stesse, più che alla caduta (dunque alla commozione, o peggio, alla crisi), si pensa alla risalita. La risata infatti, per quanto amara, osserva comunque la speranza e il riscatto, che, in attesa di farsi tale, passa dapprima per il sadismo e poi per il doveroso scioglimento dei nodi irrisolti e delle maschere. In linea con John Wells e Tracy Letts.

Spazio ai volti – qui seducenti e respingenti al tempo stesso – e così al tumulto incessante della metropoli notturna, legata indissolubilmente al grande caos dei sentimenti. Sconfessati, è vero, ma se così non fosse una volta raggiunto il gran finale? Shih-Ching Tsou non lascia niente al caso, e le risposte non tardano a venire. Girato con iPhone e una limitazione di mezzi e budget spesso evidente, Left-Handed Girl grida con forza il proprio orgoglio cinematografico indipendente. Lo fa con impeto, ma soprattutto con dolcezza. Qualcosa di raro, spensierato e libero.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
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Il voto dei lettori
3.75 (4 voti)

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