Legend, di Ridley Scott

Dall’oscurità futuristica di Blade Runner alla luce di Legend, il primo film in cui il cinema di Scott cerca quei bagliori chiari che poi caratterizzeranno in parte Il genio della truffa e soprattutto l’assolato Un’ottima annata. È stata probabilmente l’opera maledetta del cineasta. Era uscita prima in Europa, ma è andata male al box-office e ha avuto recensioni prevalentemente negative. Così la Universal (che aveva i diritti per la distribuzione negli Stati Uniti), ha imposto di tagliare cinque minuti nella copia americana, passando così da 94 a 89. Ma soprattutto nella versione europea la colonna sonora era firmata da Jerry Goldsmith mentre in quella statunitense le musiche sono state affidate dai Tangerine Dream. Inutile dire che gli esiti sono stati anche peggiori.

Questa recensione si basa sulla versione europea, una vera sinfonia di sonorità celtiche in chiave operistica (proprio di Goldsmith che già aveva avuto un rapporto contrastato con Scott sul set di Alien) ma soprattutto una danza di visioni accecanti, di sperimentazioni, di soluzioni visive che esaltano tutto il talento del cineasta.

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Il malvagio Signore delle Tenebre (Tim Curry) si vuole impadronire della Terra ma per riuscirci deve far fuori tutti gli unicorni bianchi, simboli della purezza dell’universo. Attraverso i suoi malvagi goblin capitanati da Blix (Alice Playten), ne uccide uno e cattura quello rimasto assieme alla principessa Lili (Mia Sara). In suo soccorso però arriva il suo amato Jack (Tom Cruise), il ragazzo della foresta che si fa aiutare dall’elfo Gump (David Bennent), la fata Oona e dei nani.

Legend è probabilmente il ‘sogno lungo un giorno del cinema di Scott’. Più che sulla storia, s’incanta nel mostrare regni edenici con lo stupore di un primo incanto (l’incontro tra Jack e la Principessa nella foresta è pura magia) ma scende anche nella profondità degli abissi. Ogni dettaglio è decisivo nel disegnare un universo fantasy decisamente avanti nel tempo: lo stormo degli uccelli, il fiore, il ruscello, la corsa dell’unicorno e le bolle di sapone. Al tempo stesso la danza nelle tenebre, con il vestito nero della principessa, è una delle deerive più espressioniste di tutto il cinema di Scott. Il suo Principe delle Tenebre è un Mabuse colorato. I dettagli sulle unghie, sullo zoccolo prima della sua comparsa, altera le dimensioni di un cinema che si materializza su più livelli. Più immagini possono convivere in una sola. C’è il passato. L’ispirazione, dichiarata, ai fratelli Grimm e soprattutto ai cartoon della Disney. Legend è Biancaneve e i sette nani che incrocia Le avventure di Peter Pan. Ma c’è anche una vera anima futuristica, evidente nell’uso dei riflessi luccicanti come quelli del piatto per creare ipnosi. Legend è un fantasy avventuroso, dove la Storia si incrocia con il Mito, evidente nella scena in cui Jack si getta in acqua alla ricerca dell’anello. Con Excalibur è il film capace di spingere verso dimensioni lontanissime e profondamente segnato, come il grande film di John Boorman, dalla fotografia di Alex Thomson. Entrambi probabilmente sono stati dei modelli anche per la futura saga di Peter Jackson di Il signore degli anelli.

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Titolo originale: id.
Regia: Ridley Scott
Interpreti: Tom Cruise, Mia Sara, Tim Curry, Alice Playten, David Bennent
Durata: 94′
Origine: USA, 1985
Genere: fantasy

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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