L'enfant d'en haut (Sister), trailer e foto

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Il trailer in italiano è visibile qui

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Arriva oggi anche nelle nostre sale L'enfant d'en haut (Sister), di Ursula Meier, vincitore del premio speciale Orso d'Argento alla 62° Berlinale.

L'enfant d'en haut [Sister] di Ursula Meier, trailer e fotoProtagonisti Simon (Kacey Mottet Klein, già diretto in Home e giovanissimo Serge Gainsbourg in Gainsbourg, vie héroïque) dodicenne che depreda i turisti in una lussuosa stazione sciistica, e la sorella maggiore Louise, disoccupata e irrequieta, che si cura poco di lui (Léa Seydoux, Mistérios de Lisboa, La belle & la bête, Grand Central e il nuovo di Abdellatif Kechiche Le bleu est une couleur chaude).

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Il loro difficile rapporto non è quello che sembra.

La storia, che molti hanno trovato affine per atmosfere a quelle dei fratelli Dardenne, nasce da un ricordo d'infanzia del regista, "Un giovanissimo ladro, senza amici, resterà sempre un anonimo sconosciuto e un mistero per me. All'epoca avevo solo dodici anni, l'età del mio protagonista Simon, ma lo ricordo ancora" racconta Ursula Meier, che ha iniziato la sua carriera come assistente del regista Alain Tanner. Dopo alcuni corti e il documentario Autor de Pinget, nel 2008 dirige Home, con Isabelle Huppert, vincitore di numerosi premi in vari festival internazionali.

Sister viene descritto dalla regista come un film "verticale" che oscilla tra due dimensioni spaziali (la stazione sciistica popolata da turisti facoltosi e i grigi quartieri industriali della pianura) e due mondi paralleli, collegati soltanto dalla funivia e vissuti in modo diverso dal piccolo Simon, che cerca di sfuggire alle miserie della vita quotidiana, e da Louise, che si sente irrimediabilmente attratta verso il basso e quella che crede ormai sia la sua unica possibilità di esistenza.

Se per il Presidente di Giuria a Berlino, Mike Leigh, Sister conduce anche “un’analisi brillante del rapporto tra ricchezza e povertà", la Meier precisa nelle note di regia che il film non vuole essere "sociale".  Il denaro è piuttosto il mezzo per raccontare il rapporto tra Simon e Louise.

Kacey Mottet Klein e Léa Seydoux in L'enfant d'en haut [Sister] di Ursula Meier"Dopo Home, volevo lavorare di nuovo con Kacey Mottet Klein e ho da subito pensato a lui per il ruolo di Simon. Una dote particolare di questo giovanissimo attore è il suo fisico, che suggerisce un carattere gentile, delicato e fragile, ma che al tempo stesso può portare a qualcosa di estremamente duro e violento.

La scelta di Léa Seydoux, invece, è venuta dopo. Mi interessava lasciare fuori dal film qualsiasi spiegazione sul passato dei protagonisti e, grazie all’aspetto così singolare di Léa, il suo personaggio fa intuire come dietro lo sguardo sfuggente si nasconda qualcosa di misterioso, una zona d’ombra, un giardino segreto: lo spettatore è chiamato a proiettare su di lei il proprio immaginario, a inventare il suo passato".

Lo script, come per Home, è della regista franco-svizzera insieme a Antoine Jaccoud (L'amante inglese) e con la collaborazione di Gilles Taurand, già complice di André Téchiné – ha scritto L'età acerba, Les égarés, Alice e Martin, Le passeggiate al Campo di Marte – oltre che di Ruiz (Il tempo ritrovato) Honoré (La belle personne) Guédiguian (L'armée du crime) e Jacquot (Les adieux à la reine).

Nel cast compaiono anche Gillian Anderson nel ruolo di una turista che cerca di capire la situazione del piccolo protagonista, Martin Compston (lo Sweet Sixteen di Ken Loach, visto anche in The Disappearance of Alice Creed e Red Road) Johan Libéreau (I testimoni) e Jean-François Stévenin (The Limits of Control, Happy Few, Jeanne captive).

La direzione della fotografia è della veterana Agnès Godard.
La colonna sonora originale è di John Parish, storico collaboratore di P.J. Harvey.

In Italia, a portare in sala Sister è Teodora Films (Tomboy, 17 ragazze).
Il film ha inaugurato inoltre la 60° edizione del Trento Film Festival, con una proiezione evento sabato 28 aprile.

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Tutte le foto sono nella nostra gallery.

Un commento

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    Veramente un bel film, che svela la cruda insensibilità delle persone. Il denaro, le cose, sono il vero strumento narrativo, come la regista sottolinea.