"L'era glaciale 4: Continenti alla deriva", di Steve Martino e Mike Thurmeier

Giudicando con occhio critico l'operazione commerciale che ha portato la saga de L'era glaciale al quarto capitolo, si potrebbe alimentare l'annosa polemica secondo cui la fabbrica Hollywood avrebbe terminato i suoi sogni. E preferirebbe quindi riciclarli, attingendo a copioni già impostati, storie già sviluppate e personaggi già strutturati.

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Volendo però concedere i gusti meriti al duo Fox-Blue Sky Studios, va almeno riconosciuto che da ormai dieci anni portano avanti un brand vincente. È davvero così deplorevole sfruttare un'operazione dimostratasi redditizia?
E allora eccoci al quarto episodio della serie. Stavolta il criceto preistorico Scrat la combina grossa. La sua ghianda provoca la deriva dei contenenti. Diego, Sid e Manny si trovano così sballottati in mezzo all'oceano, nel tentativo di ritrovare la strada verso casa. La traversata dei mari li porterà ad affrontare tempeste, sirene e una nave di pirati particolarmente ostile.

Se la sceneggiatura non è mai stata uno dei punti forti della serie, in questo film è ancora più evidente. Eppure mantiene l'intrattenimento su livelli eccellenti; in parte grazie ad una qualità tecnica di animazione eccezionale, la cui pulizia d'immagine rende l'esperienza visiva appagante (anche grazie al 3D). Ma soprattutto perché ancora una volta si è scelto di puntare sulla forza dei personaggi e sull'approfondimento delle loro figure, alternando sequenze di pura azione a momenti esilaranti. Potendosi al solito avvalere di una pletora di personaggi secondari spassosissimi.
Evidentemente, benché abusati, i concetti su cui si fonda l'epopea dei tre amici protagonisti sono talmente universali da far presa ogni volta. La  famiglia, carburante che alimenta il motore interiore della speranza. L'amicizia, nonostante le differenze caratteriali e di razza. L'amore: se era toccato a Manny trovare l'anima gemella, stavolta è la tigre dai denti a sciabola Diego a innamorarsi. Forse banalità. Certo idee semplici ma sempre efficaci.

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In un'epoca in cui l'animazione ha ormai sperimentato ogni possibile declinazione (dalla commedia demenziale a tematiche decisamente più adulte), L'era glaciale forma un immaginario anello di congiunzione fra le nuove  più irriverenti e talvolta sperimentali generazioni e la vecchia scuola. Non ha la spudoratezza e la genialità dei vari Shrek, per portare un esempio noto. Tantomeno può essere accostato ai vecchi capolavori Disney (film sì per bambini ma con una capacità rara di scavare a fondo nell'animo umano).
Eppure quest'ibrido, in teoria privo di picchi, continua a funzionare alla grande.
Un capitolo a parte, al solito, lo merita il personaggio più famoso e più amato, che non a caso apre e chiude il film: Scrat. Metafora e simbolo della condizione umana, perennemente all'inseguimento della sua amata ghianda. La sua continua e costante ricerca della felicità è quella di ognuno di noi. In questo senso, geniale la rivisitazione del mito di Atlantide. Città utopica assimilabile probabilmente al Valhalla, più che al Paradiso. Scrat, dopo lungo penare riesce ad approdarvi. Nonostante ciò non è capace di placare i propri istinti, non si accontenta e finisce per uccidere la sua stessa (potenziale) gratificazione.
Perché la beffarda verità è che ciò che conta è la caccia ancor più della preda.

 

 


Titolo originale: Ice Age: Continental Drift

Interpreti (voci originali): Nick Frost, Queen Latifah, John Leguizamo, Jennifer Lopez, Heather Morris, Simon Pegg, Seann William Scott, Peter Dinklage

Origine: USA, 2012

Distribuzione: 20th Century Fox Italia

Durata: 88'