Letizia Battaglia – Shooting the Mafia, di Kim Longinotto

Presentato con successo al Sundance Festival e al Biografilm di Bologna, il doc ora nelle sale entra nella vita privata e professionale della fotografa siciliana e racconta il suo devastante talento

Dal sodalizio artistico degli ultimi tempi con Franco Maresco, per il quale è protagonista in La mafia non è più quella di una volta e nel doc La mia Battaglia, Letizia Battaglia si ritrova a raccontarsi alla regista irlandese Kim Longinotto, autrice molto attiva professionalmente sulla questione mediorientale. Presentato al Sundance Festival e al Biografilm di Bologna, sembra essere in un certo senso la continuazione della bellissima opera di circa trenta minuti di Maresco, in cui ci si apriva ai segreti di un’artista che ha trascorso buona parte della carriera ad immortalare Palermo, il suo grande amore. Questa volta si entra sicuramente più a fondo nell’intimità della fotografa siciliana, partendo dalla sua infanzia fino a giungere ai giorni nostri, attraversando gli anni settanta, ottanta e novanta, gli anni dei morti ammazzati di mafia, gli anni insanguinati da stragi e delitti sulle strade di Palermo. Sono gli stessi anni in cui Letizia Battaglia impara, lavorando nel quotidiano cittadino “L’ora”, la legge del cazzotto e della carezza con uno scatto, con la sua passione conosciuta a 40 anni, dopo aver vissuto una vita di madre e moglie troppo giovane e troppo irrequieta per tenere a bada la sua devastante creatività. Vedere davvero è la legge di Letizia Battaglia, ecco perché probabilmente oggi si interessa maggiormente al nudo femminile, con una mostra “Corpo di donna”, dopo “Storie di strada”. Già, proprio la strada, dove si crea il mondo, dove Letizia ha sempre la sensazione di perdersi uno scatto, tipo quel bambino con la testa nella fontana, ma sei impegnata a parlare in mdp della tua vita. Vorresti distruggere la bellezza delle tue foto che suscita negli altri, ma pensi anche che le foto che non hai fatto sono quelle che ti hanno procurato più dolore. Ami essere riconosciuta ma non pensi al successo, nell’intreccio di interviste e testimonianze d’archivio, film e video privati, per mostrare non solo un’esistenza vissuta senza schemi, ma anche un vivido spaccato dell’Italia del XX secolo. Con in mano un’impressionante testimonianza giornalistica, documenti storici impareggiabili, non solo sulla violenza mafiosa in Sicilia, ma anche sull’humus di una terra martoriata da povertà, decadenza culturale, oltre che bellezze, grazia e innocenza senza eguali. Il materiale che Letizia Battaglia ha incamerato è probabilmente ancora più forte del materiale visivo che ci è pervenuto sugli anni ruggenti del gangsterismo americano. Puoi ritrovarci Diane Arbus, August Sander, Joseph Koudelka. In una città sovraccarica di simboli, ci sono ancora luoghi non pacificati, come nei pensieri più reconditi di Letizia, in cui la storia pubblica e privata sembra a volte essersi irrigidita in uno spasmo violento, in uno “scatto” verso la verità. Luoghi in cui la strada e i ricordi sembrano rattrappirsi su se stessi, obbligati a rivelarsi allo spettatore, a lasciar riemergere brani di un passato scomodo, da cui si emana un sentore di paura, di nausea, di ossessione. Ci sono però persone come Letizia e luoghi come quelli narrati da Letizia che posseggono la straordinaria capacità di esprimere una peculiare specificità locale e di avere al tempo stesso legami con una scala geografica e umana più vasta, talvolta addirittura planetaria.

Regia: Kim Longinotto
Interpreti: Letizia Battaglia
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 97’
Origine: Irlanda, Italia, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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