LETTE E RIVISTE – Hollywood UnLUCK

Hollywood trema: qual è la causa dei recenti insuccessi al box-office?

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Patrick Goldstein – LA Times Blog

Che cosa accomuna in questi ultimi tempi dei pezzi da novanta come Steven Spielberg, Martin Scorsese, Michael Mann, David Milch e Andrew Stanton? I più attenti parlerebbero di grandi flop di Hollywood.
La Disney ha fatto sapere lo scorso lunedì di prevedere una perdita di 200 milioni di dollari per John Carter di Stanton – una grossa delusione che arriva dal magico co-sceneggiatore e alternativamente regista di una serie incredibile di brillanti successi della Pixar, tra cui i film di Toy Story, Wall-E e Alla ricerca di Nemo.
La scorsa settimana la HBO ha cancellato Luck, dopo la morte di tre cavalli in corso di produzione. Quel che è peggio, la costosa serie sul mondo delle corse di cavalli di Milch, il veterano autore per la TV (NYPD, Deadwood) e del regista Mann (Nemico Pubblico, Insider) non aveva trovato favore di pubblico (gli ultimi episodi avevano fatto registrare circa 500.000 spettatori, appena la metà dei risultati ottenuti dalla HBO per la commedia seriale Eastbound and Down).
É quanto accade a seguito della cancellazione di Terra Nova di Spielberg, la serie televisiva più che ambiziosa della Fox, incentrata sui dinosauri – solo l’episodio pilota era costato 15 milioni di dollari – che ha chiuso i battenti dopo una stagione, vittima del calo di ascolti. E chi potrebbe dimenticare Hugo Cabret di Scorsese, la pellicola vecchio stile candidata agli Oscar che è costata più di 170 milioni di dollari, incassandone solo 73 negli USA e anche meno oltreoceano?

Sono tutti vittima della stessa maledizione? O forse c’è qualcosa che accomuna questi progetti in grado di spiegare il perché del loro insuccesso? Ero un fan sfegatato di Hugo Cabret e di Luck, un po’ meno di John Carter e Terra Nova. Indipendentemente dal mio giudizio, era piuttosto ovvio che a tutti loro mancasse un ingrediente chiave: un interesse profondo per i personaggi. Di chi ci interessava realmente? Certamente non di Dustin Hoffman in Luck, sul quale la serie si è concentrata vagamente e troppo tardi nel corso della stagione.
Non del personaggio che dà il nome a John Carter, descritto dal critico del Chicago Tribune, Michael Phillips, come "un protagonista piatto e inespressivo, interpretato da un attore piatto e inespressivo“. Di nessuno in Terra Nova, che sembrava essere stato progettato per soddisfare ogni possibile fascia demografica conosciuta all’uomo. Non del ragazzino dagli occhioni blu di Hugo Cabret, inespressivo quasi quanto John Carter. Le idee alla base di queste storie si rivolgono al passato, in un’epoca in cui gli spettatori si rivolgono verso il nuovo. Con tutti i suoi effetti visivi di ultima generazione, John Carter si basa sull’idea vecchia di un secolo di Edgar Rice Burroughs. Hugo Cabret è ambientato in una Parigi degli anni '30, con una storia che gira attorno al pioniere del cinema Georges Méliès. Ambientato all’ippodromo di Santa Anita, Luck si basa su uno sport che non ha quasi nessun seguito tra i più giovani di 40 anni (tra gli interpreti due meravigliosi attori come Dustin Hoffmann e Nick Nolte, entrambi settantenni). Terra Nova vantava talenti più giovani, ma Make Hale del New York Times ha descritto lo show così: "senza dubbio la serie più vecchio stile trasmessa in TV dai tempi di Falling Skies dello stesso Spielberg.“ Perché allora nessuno li ha fermati un po’ prima?

Eppure ciascuno di questi progetti aveva ricevuto sin dall’inizio la propria dose di "avvertimenti“. La Disney aveva messo le mani su John Carter solo dopo che la Paramount aveva abbandonato il progetto, dopo il tentativo di una serie di grandi registi, inclusi Robert Rodriguez, Guillermo del Toro e Jon Favreau, di lavorare sulla storia senza successo. Il produttore Graham King era stato costretto ad autofinanziare Hugo Cabret dopo aver ricevuto un rifiuto dopo l’altro da diverse case di produzione, con costi di volta in volta dimezzati. Terra Nova aveva visto avvicendarsi più persone nel ruolo di sceneggiatore ed era stato soggetto ad ogni sorta di ritardo nella produzione. Per finire, su Luck Mann e Milch erano così restii a trovare un punto d’incontro tra le loro visioni da finire a stabilire un patto di non aggressione, che dava a Milch il controllo totale sullo script e a Mann la totale autonomia nella direzione.

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Il curriculum di Stanton era senza macchia, ma lo stesso non si può dire per Scorsese, Spielberg, Mann o Milch – hanno avuto tutti alti e bassi per quel che riguarda il successo commerciale. Milch, ad esempio, era appena venuto fuori da una serie HBO, John from Cincinnati, così involuta che anche molti dei suoi più grandi fan l’avevano bollata come troppo cervellotica. Per un dirigente di una casa di produzione cinematografica, però, è difficile voltare le spalle all’opportunità di lavorare con un regista capace e con un armadio pieno di Oscar ed Emmy. Per dirla con le parole di un agente cinematografico: "Quando passi la maggior parte del tempo a fare film con Adam Sandler o reality show, vorresti davvero essere quello che si lascia sfuggire Spielberg o Scorsese quando bussano alla porta?“
Molti addetti ai lavori con cui ho parlato dicono che i dirigenti delle case di produzione cinematografiche e di network televisivi di oggi non hanno la minima idea di ciò che il pubblico vuole, una mancanza di certezze che li incoraggia a cercare risposte – e a cedere il controllo – alle potenti menti creative. "Osservando queste situazioni, specialmente quella della Disney con John Carter, si nota la presenza di dirigenti inesperti, impauriti dalle persone che lavoravano per loro“, ha detto il produttore cinematografico Gavin Polone (Curb Your Enthusiasm, Panic Room).

Polone sosteneva che i dirigenti abituati a gestire situazioni difficili sono più inclini a rischiare. Ha citato l’esempio di Moneyball che, a pochi giorni dall’inizio della produzione con Brad Pitt nel ruolo principale e Steven Soderbergh a capo del progetto, vide Amy Pascal, il presidente della casa di produzione cinematografica Sony, staccare la spina in attesa di trovare un nuovo regista. "Non era una scelta per nulla facile, specialmente considerando il coinvolgimento di un regista talentuoso e di una grande star“, ha detto Polone. "Ma Amy evidentemente non credeva nella direzione che il film stava prendendo, quindi ha tirato il freno e ha cambiato rotta“.
Rich Rosso, che era a capo di Disney Channel, prima di passare alla casa di produzione meno di due anni fa, non si era mai misurato prima con un peso massimo del talento, cosa che ha forse reso più difficile tenere le redini di una produzione cinematografica senza controllo. Ovviamente Graham King aveva fatto altri tre film con Scorsese, ma non ha potuto evitare che sforasse di milioni di dollari oltre il budget. Si potrebbe dire che questo non fa che dimostrare uno dei cliché più vecchi della storia – nessuno sa nulla. Dimostra anche, però, che scommettere su un talento di serie A dello show business non garantisce un risultato migliore rispetto a quello che si ottiene puntando sul giocatore favorito tra i partecipanti al campionato di pallacanestro NCAA. A volte, anche quando ci si trova in una stanza con il talento più esplosivo della galassia, bisogna saper dire di no.

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Hollywood flop sweat: what caused the latest box-office duds?

di Patrick Goldstein, LATimes Blog
traduzione a cura di Giovanna Canta