Lette e…riviste – Il ritorno di Starsky e Hutch

 I Settanta sono tornati alla grande, al Millennium Biltimore Hotel in Downtown Los Angeles. C'è un tizio in completo casual marrone dai risvolti così larghi che ci potrebbe atterrare un aereo. Una mammy piccola e vispa batte il marciapiede in un bizzarro vestito di chiffon, le gambe flessuose inguainate nello spesso collant color carne.  La sua chioma perfettamente svolazzante ondeggia ad ogni passo che fa sui sandaletti bianchi. Tutto l'ambiente è stipato di gente con indosso tessuti antichi ed esotici: seta, poliestere e pleather [stoffa pieghettata, ndr]. Owen Wilson -alias detective Ken "Hutch" Hutchinson-, t-shirt celeste e pantaloni marrone chiaro a zampa d'elefante, si molleggia sul divano super-imbottito della lobby. I capelli biondi e sporchi gli ricadono ispidi sulle spalle. Gli occhi sono coperti da un paio di occhiali scuri. Si sta preparando a girare una scena importante nella sala da ballo dell'albergo, insieme al partner Ben Stiller -alias detective Dave Starsky- e a Fred Williamson, leggenda del football ed ex-divo della blaxploitation, che interpreta il capitano Dobey.[…] Al film Starsky e Hutch non manca certo una buona storia di partenza. Ovviamente, la favola inizia con il telefilm seminale per il genere "coppia-di-poliziotti", interpretato da Paul Michael Glaser e David Soul, comparsa per la prima volta sul piccolo schermo il 30 Aprile 1975, in veste di "film del mese", o quello che allora si definiva un "pilota segreto". Nonostante i canali fossero inondati di serie poliziesche (Adam-12, The Rockford Files, Le strade di S. Francisco, solo per citarne qualcuno), Starsky e Hutch fece il pieno di audience. Era crudo e aveva fegato, e faceva vedere magnaccia, prostitute, criminali da strapazzo e assassini. C'erano battute fulminanti e molta azione, una gran macchina (la Gran Torino 1975, soprannominata "pomodoro a strisce") e, ovviamente, Huggy Bear, un informatore più che sveglio interpretato da Antonio Fargas. Ma soprattutto c'erano Starsky e Hutch, qualcosa di più di due semplici compagni di lavoro; insomma, loro due si amavano (no, non in senso gay, nonostante vari critici abbiano colto un sottotesto omosessuale nella serie). Insieme, erano pronti a scavalcare la legge e fare polpette di qualcuno pur di beccare il cattivo di turno. Anche se è andato in onda per quattro sole stagioni, è diventato uno dei più significativi programmi di intrattenimento, influenzando il genere "coppia di poliziotti" tanto al cinema quanto in tv. Pensateci. Senza Starsky e Hutch non ci sarebbero Arma letale, né Bad Boys, né Rush Hour.

 Facciamo un salto fino al 2000, l'anno in cui la Wrner Bros si è assicurata i diritti cinematografici per Starsky e Hutch. Ventuno anni dopo che lo show chiudesse i battenti, c'erano ancora in cantiere degli episodi. Internet ospitava molti siti di fan di Starsky e Hutch e i poliziotti dei Settanta erano tornati alla moda, grazie anche ai Beastie Boys e al loro video Sabotage, diretto da Spike Jonze. Le prime voci riportavano l'ingaggio dei buffi Ben Stiller e Vince Vaughn nei panni dei detective di Bay City. Era una grande notizia per i fan vecchi e nuovi. Ma non per tutti un'idea così cool. Soul, l'originale Hutch, postò un messaggio appassionato (e prolisso) su un popolare sito di Starsky e Hutch. La lettera cercava di chiamare a raccolta i fan perché creassero un "disaccordo 'positivo' sufficiente a indurre la Warner Bros a riconsiderare seriamente i propri piani", scegliendo invece lui e Glaser per il film. […] Prevedibilmente, la campagna non ebbe grande presa sulla casa di produzione. Nell'Aprile 2003, partono le riprese della commedia d'azione con i due amici Stiller e Wilson (che con questo film sono alla loro sesta collaborazione). Vaughn sale a bordo per interpretare un narcotrafficante chiamato Reese Feldman, mentre l'attore e rapper Snoop Dog ottiene il ruolo di Huggy Bear. Quando gli è stato chiesto di essere intervistato con questo pezzo, Soul ha stranamente sostituito la schiettezza con il silenzio. Ma probabilmente per una buona ragione. A un certo punto, sia lui che Geaser hanno accettato di apparire in un cammeo. […] Oggi, Stiller sta girando una scena in cui lui e Wilson irrompono nel Bat Mizvah della figlia di Feldman per beccarlo con un carico di cocaina. Avendo già incontrato Feldman, vanno di nascosto, travestiti da mimi. Il regista Todd Phillips (Road trip, Old School) sistema la scena in cui Starsky origlia dalla biblioteca la telefonata di Feldman.

"Che stai facendo alla mia festa, fottuto mimo?", dice Vaughn a Stiller mentre attraversano la hall prima che la macchina si metta a riprendere. Poi si rivolgono dei gesti buffi, mimando la presenza di un vetro tra loro. Più avanti, Stiller è seduto su una seggiola nel patio sul retro della dimora. Ha ancora addosso il trucco bianco, un berretto nero, larghi calzoni neri e una camicia a righe. È ridicolo.  Per rendere la scena ancora più surreale, sta leggendo un libro di psicologia. Così come Wilson somiglia ai personaggi bizzarri che spesso porta sullo schermo, Stiller si rivela piuttosto diverso dai tipi imbranati per cui è particolarmente celebre. Non è nervoso, né agitato, né rigido o nevrotico. Anzi, spiega con calma come il progetto è venuto alla luce.  Qualche mese prima che Soul si mettesse a scrivere il suo appello online, anche Stiller, che stava terminando il montaggio di Zoolander, stava pensando seriamente a Starsky e Hutch. "Ho sempre adorato la serie, così ho chiesto in giro che ne era e ho scoperto che i diritti li aveva la Warner Brothers", racconta. "Così sono andato da Lorenzo [Di Bonaventura, ex presidente della produzione presso Warner Bros]. Ho anche tirato in ballo il nome di Wilson, e lui ha detto che sembrava divertente". Fa una pausa. "Non era la reazione che aspettavo. Volevo che dicesse 'Che figata, sarà un film strepitoso". Invece si è fatto una risata". Ma quel momento di leggerezza è stato sufficiente a fare scattare il progetto. Il passo successivo era trovare il regista. Stiller aveva da poco incontrato Phillips per la regia di Duplex. Anche se i due non avevano lavorato a quel film (Phillips aveva allora in serbo Old School), Stiller pensava che Phillips fosse il tipo adatto a Starsky e Hutch. "Sai com'è. Siamo entrambi di New York e entrambi abbiamo capelli scuri e ricci. Potrebbe essere uno di quelli che si identificavano in Starsky. Così gli ho chiesto 'Ti andrebbe di fare Starsky e Hutch?'. A quel punto ha preso la palla al balzo."

 Consapevole della necessità di differenziare il film dalla massa di recenti adattamenti cinematografici di telefilm dei Settanta, che avevano avuto sorti irregolari al botteghino, Phillips si è messo al lavoro con il co-sceneggiatore Scot Armstrong e altri autori. "Così state così tante serie, come Charlie's Angels e I spy, erano state portate al cinema, che non eravamo sicuri di dove andare a parare", dice Armstrong. "Sono tutti film che si affidano a un ritmo iper-accelerato. Noi volevamo fare una commedia che andasse a pieno regime. Abbiamo pensato di ripercorrere la strada che ha portato i due a lavorare insieme. E nella nostra versione, "azione" sta per fare a cazzotti nella ghiaia di un parcheggio o scaraventare un tipo contro un recinto di metallo". Alla fine la sceneggiatura avrebbe dovuto spiegare dall'inizio perché Starsky e Hutch si erano messi insieme (una pista mai troppo esplorata dalla serie). Affidandosi alle doti comiche di Stiller e Wilson, gli autori hanno deciso di spingere avanti la dinamica di strana coppia tra i due detective. "Abbiamo deciso che all'inizio avrebbero avuto un rapporto più antagonista", dice Stiller. "Avevo l'impressione che Starsky fosse un poliziotto intenso. Molto, molto coinvolto. Hutch è più rilassato. Beve troppo. Ha perso la bussola". (Suona familiare? Dovrebbe. È essenzialmente lo stesso binomio che Stiller e Wilson hanno perfezionato insieme in film come Zoolander, Ti presento i miei e I Tenembaum, oltre che separatamente in altri film).

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Sistemati i personaggi, è il momento della collocazione temporale. Le prime bozze di sceneggiatura erano ambientate ai giorni nostri, ma alcuni mesi prima di girare il film, Phillips e gli altri decidono di riportarlo agli anni Settanta.

 […] Per fortuna la Dimension Film (con cui Phiilpis ha un accordo di first-look) sale a bordo e co-finanzia il film assieme a Warner Bros, quando i costi di set e costumi si alzano. Con un budget ufficiale di 60 milioni di dollari, Sarsky e Hutch è pronto a partire. Dopo le riprese in primavera e estate, Phiilps ora è seduto in sala di montaggio in un bungalow degli studios Warner. Con quei capelli neri e selvaggi sembra più uno studente cervellone che un regista hollywoodiano di successo. Accetta di darci un assaggio del sapore del film e mette in moto un po' di metraggio divertente. In una scena, Hutch scambia della cocaina per dolcificante. La mette nel caffè e va su di giri. In un'altra, Starsky e Hutch irrompono in un appartamento dove sono attaccati da un ragazzino che lancia coltelli (o si tratta di un nano arrabbiato?). poi arriva il momento in cui Stiller  e Wilson si trovano faccia a faccia con l'originaria coppia di Bay City. "Lo giuro su Dio, e so che sembrerà retorico, ma quando abbiamo proiettato il film, nel momento in cui [Soul e Glaser] si sono presentati, la gente applaudiva", racconta, "e non era un applauso divertito, era un applauso rispettoso. Lo hanno capito anche i più piccoli. Puoi scommettere che hanno detto 'Ma quei due devono essere gli originali Starsky e Hutch'". […] Poi Phillips aggiunge: "Il tono del film è la cosa più difficile da spiegare alla gente. Non sono ancora riuscito a trovare la frase per spiegarla. Perché non è una parodia, e nemmeno una presa in giro. Quando dirigi una commedia, sei tu che moduli il tono – come ci si muove sulla linea del rispetto, in modo che sia divertente ma non derisoria? Mi sono spiegato? In questo film, ci si sposta un po' di qua e un po' di là".

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Articolo di Tim Swanson, da "Premiere" di Marzo 2004. Traduzione di Marina Nasi.

 

Originariamente, Premiere doveva essere una costola americana dell'omonima rivista francese (attualmente sul mercato da 35 anni), con un 80% di articoli tradotti dalla Francia e solo il 20% di contributo americano. Inutile dire che fin dall'accordo iniziale (tra il colosso Murdoch e il francese Hachette) le percentuali sono state ribaltate. Il numero pilota, del luglio/agosto 1986, aveva in copertina Tom Hanks e Dan Aykroyd, mentre il primo numero ufficiale (settembre successivo) sfoggiava una Diane Ketaon nei panni, tipicamente anni '80, della baby-boomer & career-girl. Superfluo aggiungere che fin da questi esordi la rivista ha mantenuto un orientamento piuttosto commerciale, con ampia copertura dello star-system, foto patinate e un occhio fisso sulle major e il botteghino. Tuttavia questo approccio sembra favorire un notevole numero di contatti e la possibilità di intervistare e fotografare pressoché chiunque (conti). Premiere non ha né il tono serioso di Cineaste, né l'autorevolezza di Film Comment, tanto per restare in patria, ma è un divertente prodotto (decisamente un prodotto) che fornisce resoconti scoppiettanti e aggiornati della macchina-cinema americana. E almeno ha le pagine leggere come quelle di Time, al posto di quelle solide e ingombranti pretese nei glossies dalla moda dominante. (m.n.)