L’evoluzione dei giochi dei Pokemon

Nel corso degli anni il media franchise di Pokemon ha quasi eliminato la componente dei casinò presente originariamente nei loro prodotti. Vediamo le svolte più importanti

Pokémon, il media franchise giapponese creato da Satoshi Tajiri nel 1996 si è trovato, negli anni, a dover contrastare alcune situazioni poco piacevoli legate alle carte collezionabili e all’utilizzo di slot machine in alcune versioni, non giapponesi ed europee, del videogioco. Molti gruppi di genitori, soprattutto, preoccupati per l’utilizzo di carte e di slot, hanno mosso, negli anni, più di una critica alla The Pokèmon Company (società giapponese responsabile del marchio) che ha sempre risposto cercando di pacificare gli animi e trovando soluzioni alternative che potessero rendere più fruibile il gioco per i bimbi e i ragazzini non maggiorenni.

Certo, non stiamo parlando di casinò online sicuri a soldi veri ed è anche chiaro che, nel mondo dei videogame, siano davvero tanti i minori coinvolti, seppur nella finzione del gaming, nel vivere un’avventura “pericolosa” sotto certi aspetti e che sia difficile controllare tutto. I giochi online dei casinò con soldi veri legali (cioè quelli che in Italia sono sotto l’egida dell’Agenzia Dogane e Monopoli) sono, infatti, protetti da una regolamentazione molto severa e sono severamente vietati ai minorenni. Si intuisce, dunque, il perché di animate contestazioni da parte dei genitori ma si comprende anche quanto sia dispiaciuto ai giocatori più accaniti di perdere un po’ del concetto originale del casinò nel gioco per venire incontro alle esigenze delle “famiglie”. Vediamo, insieme, quali battaglie siano state le più accanite.

Qual è stata la sfida legale alle carte da collezione?

Partiamo da un presupposto: le carte collezionabili Pokémon sono, da decenni, una vera e propria mania. Gli appassionati, infatti, collezionano pacchetti su pacchetti di carte sperando di trovare quelle speciali. Le più rare possono avere un prezzo di mercato molto alto che supera i 50mila dollari ciascuna. Ovvio, allora, che un gruppo di genitori, spaventato dalla natura accumulativa e dalla distribuzione casuale delle card, abbia immaginato una sorta di gioco d’azzardo illegale (perché perpetrato da minori) camuffato da gioco di carte legale e abbia, quindi, cercato di frenare la vendita a livello mondiale delle card. Alcuni paesi, come l’Arabia Saudita hanno, effettivamente, bandito nel 2016 il gioco proprio per istigazione all’azzardo. Esagerazione? Certamente, visto il successo planetario del marchio.

Cosa è accaduto alle slot del Casinò di Rupepoli?

Anche nel caso di Pokémon Platino, Pokémon Diamante e Pokémon Perla (tre giochi fratelli, usciti nel 2008), i programmatori delle versioni europee degli stessi hanno sostituito le slot machine del Casinò di Ruperoli (manco fossero slot soldi veri), una delle ambientazioni iconiche del videogame, con macchine da gioco alternative. Questo cambiamento ha avuto l’obiettivo di prevenire un eventuale incoraggiamento al gioco d’azzardo tra minori ma i giocatori europei hanno molto criticato questo tipo di decisione ritenendo fosse troppo spinta rispetto alla natura del gioco. Anche nelle versioni Oro HeartGold e Argento SoulSilve, famosissime per gli appassionati, le slot machine sono state sostituite da Gira Voltorb, un gioco simile a Campo Minato dove i gettoni non vengono scommessi ma vengono guadagnati superando dei livelli.

A partire dal gioco Pokémon Nero e Bianco, cioè quello successivo al Platino del 2010, il Casinò è stato, dunque, completamente rimosso, svoltando l’approccio dei programmatori verso gli elementi legati all’azzardo. Per molti cultori della storia originale, che si sono appassionati anche a versioni alternative come Detective Pikachu (con attori veri) al cinema, l’abbandono totale dell’idea di giochi da casinò è una deviazione troppo grande rispetto all’idea che aveva in mente Satoshi Tajiri e lo hanno considerato quasi come una sorte di tradimento per arrivare ad avere più utenti possibili. D’altronde, quando si ha a che fare con minori, è possibile che ci siano richieste, più o meno esaudibili, a cui venire incontro per rendere il gioco utilizzabile per più persone possibili. Un successo così clamoroso, a quasi trent’anni dall’uscita del primo videogioco per il Gameboy Nintendo, infatti, non è opera di un caso ma di una dedizione certosina nel raccontare storie e nel creare mondi fantastici in cui tutti possano immedesimarsi.

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