Lezioni di persiano, di Vadim Perelman

Tratto dal racconto di Wolfgang Kohlhaase, il film analizza il rapporto tra un ebreo che si finge persiano e l’ufficiale responsabile delle cucine del campo di concentramento. Su #iorestoinsala

Presentato all’ultima Berlinale Special, Lezioni di persiano indaga gli abissi della Seconda guerra mondiale e dell’umanità dal punto di vista della Germania nazista con una storia basata sul racconto Erfindung Einer Sprache (Invenzione di una lingua) scritto da Wolfgang Kohlhaase e pubblicato nel 2004.

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All’interno di un campo di concentramento che fa da ponte temporaneo per la deportazione in Polonia e il successivo sterminio, il fulcro di questo thriller è un duetto che lascia poco spazio ai personaggi di contorno, analizzando il rapporto servo-padrone tra un ebreo dal nome Gilles che si finge persiano e un SS tutto d’un pezzo appassionato dalla lingua dell’attuale Iran, e il loro ribaltamento di ruolo. L’ansia è la principale costante di una vicenda che si snoda nel corso degli ultimi anni di guerra e che vede Gilles quotidianamente sotto processo, impossibilitato a fuggire da una bolla di paura che sorprendentemente dichiarerà all’apparente soldato inflessibile.

Il linguaggio verbale è un vetro trasparente che divide la vita e la morte e in cui in mezzo si trova il detenuto. L’arma a sua disposizione è un linguaggio che deve pensare sul momento per renderlo credibile agli occhi del suo allievo, costruendolo con le iniziali dei nomi dei prigionieri nel momento stesso della distribuzione dei pasti. Un impegnativo sforzo sulla memoria e sulla facoltà di creare termini immaginari e convincenti, perché i tempi sono ristretti e ogni lezione con l’ufficiale è una verifica che si può rivelare fatale. Su questo primo livello della narrazione Gilles è ancora assoggettato dal SS che lo ha preso in custodia riferendosi a lui con il suo nome istituzionale.

L’escalation di tensione si protrae fino a portare Gilles in uno stato privilegiato rispetto al resto degli internati. Diventa un prigioniero speciale, ma è protetto solo dalla finzione, dal suo essere attore rispetto al resto degli internati. Recita una parte, si crea un personaggio che gli serve per avere vantaggi e gli consente di continuare a vivere in un teatro dell’assurdo. Dopotutto, sembra che l’unica soluzione per mandare avanti la via crucis giornaliera dei prigionieri sia quella di non apparire ebrei, né fisicamente né nel modo in cui comunicano.

La lingua è la prima chiave per integrarsi in un luogo sconosciuto, l’unica soluzione per inserirsi in una comunità estranea che può risultare invasiva. I due uomini si aiutano involontariamente. Ma se la maschera è efficace nel campo di concentramento, non lo è più dopo. Perché la finzione può durare solo per un periodo delimitato nel tempo.

Titolo originale: Persian Lessons
Regia: Vadim Perelman
Interpreti: Nahuel Pérez Biscayart, Lars Eidinger, Jonas Nay, David Schütter, Alexander Beyer, Leonie Benesch, Luisa-Céline Gaffron
Distribuzione: Academy Two
Durata: 127′
Origine: Germania, Russia 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.4 (25 voti)
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