LIBERATO: Francesco Lettieri e il volto dell’anonimato

Napoli. Gomorra e cartolina. Vicina al cuore di tutti, ma lontana dagli occhi dei più.

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Questo fino al 9 maggio, giorno di uscita del videoclip Tu t’e scurdat’ ‘e me, avvento di un salvatore senza volto, che, con il suo mantra neomelodico, si è insediato nelle menti di più di 1.063.454 persone, dentro e fuori dalla Campania. Un Cristo redentore che porta il nome di Liberato, ma ha le fattezze della regia limpida di Francesco Lettieri.

“Il filo rosso che unisce le più importanti figure del nostro tempo, è che nessuna di esse si fa vedere” recita Jude Law nelle vesti del papa sorrentiniano, e forse il nostro misterioso rapper ne ha appreso la lezione. Egli, lanciandosi in un genere musicale dove l’immagine è importantissima, ha dimostrato, lo scorso 13 marzo, che il mistero dietro la sua identità può destare più curiosità di qualsiasi accordo discografico.

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Ma nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza la delicatezza dei videoclip del sopracitato Lettieri, che dopo aver sovvertito le regole del genere con il primo singolo (9 Maggio), calando una ragazzina di periferia all’interno di una cornice hip-hop e facendo innamorare tutta Italia di una Napoli sconosciuta e recondita, alza l’asticella della difficoltà con Tu t’e scurdat’ ‘e me. Perfetta dimostrazione che il medium del videoclip può ambire ad una centralità forse oggi non più appannaggio del cinema stesso.

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Musica e narrativa mai sono stati così legati come in questo piccolo cortometraggio, che racconta sì una storia già vista in passato (l’amore adolescenziale tra lo scugnizzo dei quartieri e la ragazza borghese), ma lo fa con uno sguardo del tutto nuovo. Non è un mistero che il videoclip italiano sia tornato recentemente alla vita, abbracciando un nuovo immaginario urbano (a tal proposito Vincenzo Meoli parla di “risorgimento delle periferie”) e proprio il regista napoletano aveva dato il suo contributo con il videoclip vincitore del PIVI 2016 Che cosa mi manchi a fare, ma in questo caso si va oltre il semplice prodotto di intrattenimento. Lo sguardo di Lettieri trascende il medium, pronto a cogliere gli anfratti di una Napoli quotidiana eppure misteriosamente ignorata.

Molti hanno parlato di atmosfere gomorriane, senza rendersi conto del fatto che neanche Sollima è riuscito a cogliere appieno l’essenza della città partenopea. All’esaltazione della criminalità, Lettieri contrappone la tacita nonchalance dei motorini che impennano a Piazza Mercato; alla tensione drammatica delle lotte territoriali, sostituisce gli sguardi delicati che precedono i “tuffi a cufaniello” alla Gajola; al panorama notturno delle vele di Scampia, un lungomare colonizzato da fotografi di matrimoni.

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In questo modo il videoclip dimostra di potersi distanziare enormemente dal cinema e dalla serialità, anche usando il loro stesso linguaggio, anche lottando sullo stesso terreno di gioco. Lettieri ed i suoi Cazzimma Bros (la troupe cinematografica che lo accompagna, capitanata da Gianluca Palma e Francesco Coppola), riescono nell’impresa di penetrare discretamente nella quotidianità napoletana, proprio grazie ad una leggerezza in fase di ripresa, che trasforma in vantaggio i limiti del budget. Questa logica run&gun non solo ha permesso di creare un cortometraggio che consta di ben diciassette ambienti (alcuni dei quali, come la notturna Via Marina, veri e propri taboo per i videomaker indipendenti), ma ha dato vita a quadri decisamente realistici, che si nutrono di comparse involontarie e protagonisti inconsueti.

Un linguaggio filmico che è un passo in avanti verso una rappresentazione limpida di Napoli, liberata appunto dallo stereotipo o dall’eccessivo buonismo che talvolta la soffoca.

Non può essere un caso che Tu t’e scurdat’ ‘e me condivida con Indivisibili, ultima fatica di Edoardo De Angelis e tra le vette del moderno cinema di periferia, una cornice neomelodica.
Ma il traguardo di Francesco Lettieri assume anche il valore di unire l’intera penisola sotto un’inconsueta bandiera, di nutrire la finzione attraverso la forza della realtà.