Libertà di stampa? No grazie

La classifica mondiale di Freedom House
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Freedom House è una organizzazione no-profit che dal 1980 monitora la stampa mondiale, pubblicando ogni anno un rapporto sulla libertà di stampa in 195 paesi del mondo. Presentato a Washington, il rapporto 2009 evidenzia un declino globale dei diritti legati ad una informazione libera e non condizionata dal potere politico
Un declino in cui sono coinvolte anche democrazie come Israele, Hong Kong e il nostro paese. L'Italia è il fanalino di coda d'Europa in termini di libertà di stampa, in buona parte per la "situazione anomala a livello mondiale" sul piano della proprietà dei media. Secondo i ricercatori americani, per il settimo anno consecutivo, la libertà dei giornalisti di fare il loro lavoro è diminuita nel mondo. Solo il 17% della popolazione mondiale vive oggi in paesi dove esiste una stampa che viene ritenuta pienamente libera. Freedom House assegna ai paesi una 'rating' che va da 0 (i più liberi) a 100 (i meno liberi) sulla base dell'analisi dell'ambiente legale, politico ed economico in cui lavorano i media. L'Italia è scesa dalla fascia alta, quella dei paesi liberi, alla fascia intermedia dei paesi "parzialmente liberi", con un rating di 32 che ne fa l'unico paese dell'Europa occidentale ad essere stato degradato. Solo la Turchia, se viene considerata come parte dell'Europa occidentale, risulta in posizione più bassa. 
"Le cause della nostra decisione – afferma Karin Karlekar, ricercatrice che ha guidato lo studio – sono legate all'aumento del ricorso ai tribunali e alle denunce per diffamazione, e anche all'aumento di intimidazioni fisiche ed extralegali da parte sia del crimine organizzato, sia di gruppi di estrema destra. Ma la concentrazione della proprietà dei media è il motivo principale del nostro voto e il problema principale dell'Italia, da questo punto di vista, è rappresentato dalla figura del premier". 
La libertà di stampa sembra invece radicata soprattutto nel nordEuropa e nei paesi scandinavi: Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia occupano le prime cinque posizioni mondiali. I peggiori posizionamenti sono quelli di Corea del Nord (98), Turkmenistan, Birmania, Libia, Eritrea e Cuba. 
Gli studi di Freedom House sono stati criticati sul piano metodologico per la loro tendenza spesso a considerare 'liberi' paesi che non hanno alcuna regolamentazione dei media. In effetti, buona parte delle 72 posizioni che precedono l'Italia sono occupate da microscopici Stati-isola polinesiani e caraibici, dove la libertà è in buona parte legata all'assenza di regole. (fonte: RaiNews24.Rai.it)
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