LIBRI DI CINEMA – Arthur Penn


Il cinema di Arthur PennIL CINEMA DI ARTHUR PENN
Luca Malavasi
Finito di stampare nel gennaio 2009
p. 304 – Euro 15

 

La parabola di Arthur Penn – tre volte candidato all'Oscar come regista  per Anna dei miracoli, Gangster  Story  e Alice's restaurant – è forse emblematica nel suo identificare così esaustivamente le dinamiche rivoluzionarie che il cinema americano ha affrontato dalla fine degli anni Cinquanta all’inizio dei Settanta. L’autore di quel capolavoro politico e modernissimo a livello formale della Hollywood Renaissance che è Gangster Story è infatti un cineasta il cui persorso artistico – come scrive l’autore del libro – ha sofferto “in modo peculiare del giro di vite impresso dall’industria e dai nuovi autori al cinema americano della metà degli anni Settanta”. Con l’avvento dei blockbuster rutilanti e tecnicamente innovativi firmati da George Lucas e Steven Spielberg (cineasti che lo stesso Penn non ha mai nascosto di non amare), il cinema americano dal 1975 in poi subisce infatti quella trasformazione produttiva e spettacolare che porta a una progressiva impasse artistica molte importanti personalità autoriali che avevano contraddistinto l'anima europea del rinnovamento neo-hollywoodiano (si pensi alla progressiva dispersione qualitativa di Bogdanovic e, in parte, Pakula e Pollack). Tra questi lo stesso Penn che con il flop di Missouri (1976) segna probabilmente la fine della propria indipendenza artstica all'interno dell'industria americana.
Luca Malavasi, collaboratore di Cineforum, Close-up e Duellanti, è già autore di volumi dedicati a Mulholland Drive di David Lynch e Mario Soldati. Con Il cinema di Arthur Penn aveva il compito – non facile – di fare il punto su una personalità registica non più alla moda, in parte dimenticata dalla cinefilia postmoderna, ma i cui film continuano a comparire con merito nei volumi di storia del cinema. Stratificando il libro in tappe storico-biografiche con notevole sapienza narrativa e contuestalizzando l’opera del grande regista americano nelle giuste dimensioni storiche, sociali e mediatiche in cui la stessa si è andata costruendo (e de-costruendo dovendo prendere in esame anche gli ultimi episodi filmografici penniani, i controversi Omicidio allo specchio e Con la morte non si scherza, e il televisivo Ritratti), Malavasi costruisce una monografia ricca, accuratissima e a tratti sorprendente per come riesce a condensare nell’opera di Penn i tratti salienti della cultura americana: la violenza endemica di stampo ideologico e razziale, il revisionismo storico postcinquantesco, l’ottimizzazione visionaria (e quindi cinematografica) del linguaggio teatrale e letterario, l'individualismo anarchico e autodistruttivo dei personaggi.

 

Indice

 

Al diavolo Hollywood! di Goffredo Fofi p.9

1. Arthur Penn: antico, moderno, civile p.15

2. La scoperta di se stesso: televisione, teatro, cinema (1951-1958) p.41

3. Il cinema, sicuramente. Primo tempo (1962-1966) p.87

4. Tempi duri, cinema nuovo. Secondo tempo (1967-1976) p.136

5. Eclettismo e fine della Storia. Terzo tempo: 1981-1996 (e oltre) p.236

Filmografia p.277

Bibliografia p.286

Indice dei nomi e dei film p.292