LIBRI DI CINEMA – "Breviario di estetica del cinema", di Angelo Moscariello

angelo moscariello, breviario di estetica del cinemaBreviario di estetica del cinema. Percorso teorico-critico dentro il linguaggio filmico da Lumière al cinema digitale

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Angelo Moscariello
Mimesis Cinema
Pagine 141

14 euro
 

Più che un semplice breviario di cinema (come lo definisce lo stesso Moscariello) “Cinema” si configura come un vero e proprio percorso attraverso cui un appassionato –dallo studente a un semplice fruitore che desidera approfondire- può trovare diversi spunti interessanti per intraprendere questo percorso. E questo attraverso una prosa chiara, senza perdere di vista il fine educativo e quindi di divulgazione, ma non per questo rischiando di limitarsi a uno sguardo superficiale e privo di riferimenti ai grandi capolavori. Il fine, come ci ricorda l’autore, è l’acquisizione degli strumenti più adatti per “gustare la magia di un’arte in continua evoluzione, soprattutto oggi che i film stanno trasmigrando nell’etere per continuare a raccontarci storie antiche in forme sempre nuove“. E per compiere questo cammino è chiaramente necessario partire attrezzati nel modo più adatto: sintesi dei concetti-chiave dell’estetica del cinema, riferimenti teorici vecchi e nuovi, nonché validi approfondimenti di carattere storico.
L’opera quasi sfugge alla definizione di memorandum, proprio perché riesce a comprendere una varietà di spunti –la “prassi della visione” e la relativa parte dello spettatore, un interessante approfondimento sulla definizione di genere e del suo ruolo nel corso degli anni, le figure dei grandi maestri- che permettono di identificarla come un vero e proprio percorso attraverso il cinema.
E’ in particolare nel compiersi di questa riflessione, questo scambio intessuto proprio facendo esprimere e “dialogare” fra loro le grandi voci del passato e del presente in materia cinemeatografica, che le parole si tessono in un confronto sincronico, capace di accompagnare il lettore in un esercizio di lettura adeguata e forse anche di analisi.
Un approccio, quindi, a quello che è effettivamente il film, -oltre ciò che l’occhio più ingenuo crede di vedere-, ma anche un recupero teorico di determinati aspetti che rischiano di passare inosservati e quindi perdersi con l’avvento del digitale, come la nozione stessa di inquadratura (con la quale si rischia di smarrire anche il senso stesso di ciò che si trova sullo schermo).
Alle soglie della terza età del cinema, probabilmente il passo fondamentale è quello di porre fine al dominio della parola, compiuto attraverso un’incessante creazione di immagini mai viste, per poter recuperare effettivamente l’autentico esprit du cinèma. Soltanto allora sarà forse possibile provare quell’antica esaltazione per le immagini in movimento, e soltanto allora il cinema potrà continuare a farsi specchio di quell’ “unità umana”, come evidenziava il grande teorico Leon Moussinac negli anni 20’.

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