LIBRI DI CINEMA – Il sistema Pixar, di Christian Uva

 

È una storia complessa quella della Pixar Animation Studios. Una storia che (con)fonde archetipici viaggi dell’eroe e nuove frontiere mediali, originarie attrazionalità verso il dispositivo e solidissime narrazioni che ci facciano ancora identificare con uno schermo. E allora: per analizzare a fondo l’incredibile pervasività di uno strutturato metodo di lavoro che raggiunge la sua proverbiale semplicità di fruizione attraverso una capillare “programmazione” dell’immagine, è bene interfacciarsi ai film Pixar come singoli tasselli di un più ampio sistema produttivo che oscilla sempre tra tecnica e ispirazione individuale. Il libro che Christian Uva dedica al “Sistema Pixar” unisce innanzitutto tre caratteristiche fondamentali che lo impongono già come imprescindibile studio sull’animazione contemporanea: un’approfondita ricerca sulle implicazioni sociali, storiche e tecniche che hanno determinato il successo planetario del fenomeno Pixar; un linguaggio semplice e fruibile che riesce a veicolare al meglio la serissima ricerca teorica operata a monte; infine la fondamentale consapevolezza che pur ridiscutendo irrimediabilmente la referenza con il mondo fenomenico – nonché con i disegni animati della tradizionale animazione -, i pixel della Pixar continuano a concepire il cinema come memoria collettiva e i sentimenti umani come referenza tendenziale dei propri “toys” digitalizzati. Umanizzare la tecnologia, del resto, significa innanzitutto bilanciare questa assenza di referenza muovendosi tra tradizione e innovazione per interpretare al meglio i nostri tempi così avvezzi alle “mediazioni radicali”.

Il libro è strutturato in tre parti che analizzano tre dinamiche caratterizzanti i prodotti Pixar: innanzitutto una ricognizione sulle origini di un progetto culturale nato “dall’unione di un figlio di Disneyland (John Lasseter), di un apostolo della californian ideology (Steve Jobs), di un hippy della West Coast (Alvy Ray Smith) e di un mormone cresciuto a Salt Lake City (Edwin “Ed” Catmull)”. Quattro diverse anime della cultura americana (e quattro diversi percorsi professionali) che operano una “sintesi delle specificità culturali” ravvisabile chiaramente nel DNA di tutti i characters pixariani. Una seconda parte dedicata al dialogo tra estetica, tecnica e ideologia, quindi alla riflessione sulla dimensione inorganica dell’animazione digitale che crea nuove angosce esistenziali nei personaggi (pensiamo a Buzz nella saga di Toy Story) ponendo paradossalmente allo spettatore una serie di fondamentali questioni filosofiche, politiche e sociali che ruotano intorno alla questione identitaria nel nuovo millennio. Una terza parte, infine, che analizza la teorica consapevolezza della Pixar di porsi come erede di una mitologia americana rimediata in sempre nuove forme (dal cinema Classico alla New Hollywood, dal postmoderno anni ’80 al neoclassicismo contemporaneo). La frontiera, il viaggio, la dicotomia individuo/collettività, le delicate declinazioni del termine famiglia, ecc, ecc… sono tutti motivi forti che risultano ancora fondamentali per analizzare le traiettorie immaginarie di Woody e Buzz, di Nemo e Wall-e, degli Incredibili e delle Cars.

Inside-OutRicapitolando: tra tecnofilia e nostalgia, tra attrazionalità per il miracoloso fotorealismo digitale e sopravvivenza di riti e miti originari, tra corpi serializzabili e identità emotive inequivocabilmente uniche… insomma tra il “prodotto” in serie e l’”aura” non riproducile, Christian Uva cerca di dimostrare come la Pixar stia ridisegnando il panorama cinematografico contemporaneo ponendosi come orizzonte futuribile dell’immagine e nel contempo come unica vera erede di ogni mitologia hollywoodiana (quindi americana). La cineproduzione sogni di Inside Out ne è una metafora sin troppo evidente: nei sogni delle icone infografiche del nuovo millennio balena il cinema come vocabolario base di linguaggi e come esperanto visivo che smargina ben al di là del grande schermo novecentesco.

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Il sistema Pixar è un libro che prende di petto l’ultimo grande sistema hollywoodiano (l’ultima grande Major?) senza mai cercare facili catalogazioni o etichette di comodo, bensì creando una fertile ragnatela di ragionamenti incrociati che sa restituirci tutta la complessità (e le contraddizioni) di un universo immaginario inevitabilmente rivestito di pelle digitale. Quest’appassionante circumnavigazione di un mito dei nostri tempi, allora, riesce a dimostrare come l’assunto benjaminiano sull’umanità che “attraverso la tecnica si prepara a sopravvivere alla civiltà” sia ancora straordinariamente contemporaneo. Perchè in forme, modi e tempi diversi la Pixar ci sta semplicemente ribadendo che… “la storia continua”.

 

INDICE:

Introduzione. Una nuova narrazione nazionale

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I. Una storia americana
1. Nuovi miti, antiche identità
2. Hippy e mormoni tra passato e futuro
3. L’ideologia californiana
4. Un brand nel brand
5. Software culturali
6. Monoliti, memorie e «loghi comuni»
7. Un modello eccezionale
8. L’habitat
II. Estetica, tecnologia, ideologia
1. «Better than real»
2. Umano, troppo umano, perturbante
3. Il sex appeal dell’inorganico
4. La morale dei giocattoli
5. Immaginari industriali
6. Visioni promozionali
7. «Pixar Revolt»
8. Collettività eterogenee e creature difettose
9. L’energia liberatrice della tecnologia
III. Mito, memoria, identità
1. Il mito americano fra tradizione e modernità
2. Archivi della memoria
3. Il film più «yankee»
4. La condizione suburbana
5. Viaggi al centro dell’identità
6. C’era una (s)volta…
7. «Life in plastic»
8. Nuovi maschi
Conclusioni
Riferimenti bibliografici
Indice dei nomi

Pag. 192

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