LIBRI DI CINEMA – Le novità di Marzo

Stanley Kubrick – Non ho risposte semplici


Traduzione di Anna Mioni

 

In tutto l’arco del Novecento, pochi registi sono stati capaci di attraversare i decenni e i generi mantenendo una cifra stilistica propria e riconoscibile così come è riuscito a fare Stanley Kubrick. Questo volume presenta una raccolta di interviste che delineano con grande precisione il suo genio al tempo stesso visionario e metodico, che ha accompagnato – e in molti casi creato – l’immaginario degli ultimi cinquant’anni. Da Orizzonti di gloria a Full Metal Jacket, passando per 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica e Barry Lyndon, quest’opera ripercorre le tappe della carriera di un cineasta spesso discusso, talvolta incompreso ma sempre indipendente fino all’ostinazione, che ci ha regalato alcune delle visioni più belle e profonde della storia del cinema. «Queste interviste permettono di seguire l’evoluzione del rapporto di Kubrick con la macchina-cinema e la formazione parallela di una sua pratica di cinema e di comunicazione sempre più peculiare. È curioso vedere come, nella penna dei vari giornalisti, l’oggetto Kubrick si formi poco a poco, per approssimazioni successive. Man mano, questo regista eccentrico viene visto sempre meno come appartenente a una “nuova generazione” di registi americani del dopoguerra, e trovare termini di paragone per lui si farà sempre più difficile». dalla prefazione di Emiliano Morreale.

[Minimumfax Edizioni – pp. 291 € 16,00]

 

Un'aspirina e un caffè con Bernardo Bertolucci

Giancarlo Alviani

 

Un testo che per la prima volta, all’interno del ricco panorama di pubblicazioni su Bernardo Bertolucci, traccia il profi lo dell’autore attraverso conversazioni e pensieri di alcuni suoi attori e collaboratori. Professionisti che hanno vissuto i set del regista e, descrivendone situazioni e dinamiche, forniscono un quadro inedito allo stile proprio del regista parmigiano vincitore di nove premi Oscar. È in questa prospettiva che il libro penetra il lavoro del più internazionale dei registi italiani, raccontando anche aneddoti sconosciuti al grande pubblico. Nel testo sono contenute anche fotografi e rare e inedite, mai pubblicate prima d’ora, oltre a lettere e carteggi.

[Mimesis Edizioni – pp. 132 € 12,00]



Sfidare il racconto dei potenti

Ken Loach, con la collaborazione di Frank Barat. Traduzione di Paolo Luzi

Dall’uscita dei suoi primi film, alla fine degli anni ‘60, il lavoro e la figura di Ken Loach non hanno mai smesso di emozionare e far riflettere gli spettatori. Un artista fuori dagli schemi, certo del valore del realismo in un mondo troppo legato ai canoni hollywoodiani ormai così in voga. Sfidare il racconto dei potenti nel cinema significa opporsi alla visione stereotipata delle scene, delle luci, delle storie da narrare. In queste pagine Loach si racconta liberamente e dalla riflessione sul cinema e i suoi protagonisti si arriva a parlare di arte, politica, scelte. Il libro nasce da un fitto dialogo durato alcuni giorni che Frank Barat ha sistemato così da ottenere non un semplice testo-conversazione sui film del regista britannico ma un’occasione per esplorare la vita di un cineasta che da anni si batte per una società più giusta ed equilibrata. Da persona modesta qual è, Ken Loach era incerto sull’esito di questa operazione editoriale. E invece ci ha lasciato un racconto intenso, in cui la voce dominante non è più quella dei potenti. «Pensare il cinema come un mezzo per rompere la narrazione delle élite, dei potenti, intendere la macchina cinematografica come uno strumento per contrastare la visione dicotomica del noi contro loro, per frenare la strategia del divide et impera: questa è l’idea fondamentale di Loach. […] Per Ken, in primo luogo noi siamo dei cittadini, facciamo parte di una comunità di esseri umani e il nostro ruolo è quello di agire contro le ingiustizie, sia che ci tocchino personalmente sia che colpiscano i nostri fratelli. La lotta è una realtà quotidiana che non dà tregua. E il cinema è un ottimo strumento per ricordare che questa lotta, per di più, è universale».

[Edizioni Lindau – pp. 150 € 8,00]



Il cinema noir francese. Mitologie, figure, autori

Denitza Bantcheva, Roberto Chiesi

 

Questo libro offre alcune chiavi interpretative per decifrare i caratteri essenziali del noir francese e scorgerne l'originalità rispetto al cinema "nero" statunitense, pure più fortunato presso il pubblico internazionale e talvolta persino presso la stessa critica europea. La descrizione della genesi o delle conseguenze di un delitto, l'evocazione della malvagità nascosta nella natura umana, il conflitto fra l'ordine (la polizia) e il caos (la malavita), l'ambiguità dei personaggi, sono gli elementi che si ritrovano declinati fin dalle origini del cinema d'oltralpe e in modi del tutto peculiari, che spesso trascendono i confini tra i generi sfumando nella comicità, nel dramma sentimentale, nell'impegno politico e sociale, nel pamphlet, nell'avventuroso. Risalendo alle origini letterarie del noir e seguendone via via l'evoluzione nonché le contaminazioni con altri linguaggi filmici, il volume ne analizza figure estetiche e drammaturgiche, stile visivo e fotografia, e naturalmente gli interpreti e i registi che vi hanno contribuito in modo più significativo.

[Gremese Editore – pp. 158 € 19,50]



Breaking bad

Chiara Checcaglini

 

In uno scenario seriale come quello attuale, ormai consolidato su altissimi livelli qualitativi, la serie Breaking Bad, creata da Vince Gilligan e andata in onda tra il 2008 e il 2013, si è imposta come un prodotto particolarmente interessante per il perfetto equilibrio tra le caratteristiche tecniche e tematiche della quality tv e la centralità del coinvolgimento spettatoriale. Il volume si propone di indagare la serie intrecciando l’analisi testuale, con particolare attenzione alla ricca rete di influenze e citazioni, a quella delle dinamiche produttive e di fruizione, nel tentativo di tracciare una mappatura della serie a tutto campo, e di rendere conto del perché Walter White si candidi ad essere un protagonista con cui sarà impossibile non fare i conti per la serialità – e per il cinema – a venire.

[Mimesis Edizioni – pp. 167 € 12,00]



 

 

 

 

Carlo Mazzacurati

Antonio Costa (a cura di)

 

La prima monografia completa sull'opera di Carlo Mazzacurati, da Notte italiana (1987) a La sedia della felicità (2013), compresi i documentari, da Ritratti (Zanzotto, Meneghello, Rigoni Stern) a Medici con l'Africa. A un anno dalla sua scomparsa (22 gennaio 2014), un gruppo di studiosi, coordinati da Antonio Costa, racconta e interpreta i film di uno dei più amati registi di quella generazione che, sul finire degli anni ottanta, ha contribuito a una rinascita del cinema italiano. Interprete del paesaggio e dei mutamenti antropologici del Nord-Est, Mazzacurati ha saputo coniugare poetica d'autore e attenzione ai generi, fedeltà alle proprie radici venete e capacità di dialogare con i modelli del grande cinema, americano e italiano.

[Edizioni Marsilio – pp. 176 € 12,50]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Marzo

Wes Craven – L'artigianato della paura


Roberto Pugliese

 

Nell’ultimo mezzo secolo Wes Craven è il regista che ha scavato più a fondo dentro il genere horror, portando alla luce le pulsioni nascoste della società americana. Tralasciando la ricca ma sterile aneddotica esistente sulle traversie produttive e censorie di molti film di Wes Craven, il saggio di Pugliese si addentra invece nel labirinto creativo dei suoi film e della sua produzione televisiva, caratterizzati da un delicato equilibrio fra un linguaggio volutamente triviale, una sofisticata ironia e il gusto sottile della citazione colta e dello sberleffo grottesco. Cineasta tardivo e classico «tuttofare» hollywoodiano, Wes Craven è autore di un cinema disturbato e disturbante, nel quale sono messe a nudo le contraddizioni della società americana, in particolare quelle prodotte dallo scontro mortale fra l’idea borghese della famiglia e i tanti individui «reietti» che sono forse il segno più autentico e vitale della cultura a stelle e strisce. Craven ha frequentato tutti i tópoi dell’horror – da Frankenstein al licantropo, dalle streghe all’Uomo Nero – realizzando capolavori come le serie di Nightmare e Scream.

[Edizioni Lindau – pp. 216 € 22,00]

 

 

Il cinema di Tony Scott

Mario Gerosa

 

Affine ai registi del “cinéma du look”, Tony Scott ha dato anche vita a una personalissima estetica pop, a un neopittoricismo cinematografico che, con i suoi colori acidi e le sue contaminazioni tra testi e immagini ha influenzato lo stile di molti film e serie televisive del ventunesimo secolo.

Il volume comprende saggi di Simone Arcagni, Aurora Auteri, Chiara Bruno, Enrico Carocci, Antonio Catolfi, Davide Comotti, Giuseppe Cozzolino, Stefano Di Marino, Giuseppe Frazzetto, Mario Gerosa, Federico Giordano, Anton Giulio Mancino, Michele Raga, Marcella Rosi, Mariangela Sansone, Sergio Sozzo, Marco Toscano, Fabio Zanello, Vito Zagarrio.

[Il Foglio Letterario Editore – pp. 240 € 16,00]



Neorealismo – Il nuovo cinema del dopoguerra

Stefania Parigi

Il neorealismo attraversa la storia del cinema e della cultura italiana come una sorta di fantasma. Viene continuamente evocato sia da chi ne vuole distruggere la mitologia sia da chi cerca di recuperarlo e riattivarlo nelle dinamiche della contemporaneità. A quasi settant'anni dal suo insorgere, confrontarsi con questo sfuggente e ingombrante fenomeno significa scavare nelle pieghe più riposte del nostro passato, fare i conti con la nostra identità cinematografica. E, al contempo, interrogarsi sull'aspetto monstruosus – anche nel senso di prodigioso – di un evento dalle mille facce e risonanze. Il neorealismo è l'espressione di un periodo storico, delle sue rovine, dei suoi traumi, dei suoi desideri; è la manifestazione, ibrida e contraddittoria, di una nuova estetica; è un formidabile meccanismo generatore di immagini capaci di "resistenza" al tempo e passibili, insieme, di continue sopravvivenze.

Mescolando varie prospettive e metodologie di ricerca, questo libro analizza le vedute e le visioni neorealiste come campi di tensioni, forze dinamiche che operano in molteplici direzioni: iconografiche, concettuali, tematiche, stilistiche, narrative, discorsive, produttive, ricettive. Le immagini del neorealismo sono contemporaneamente quelle impresse nei film del dopoguerra, quelle costruite dai discorsi dei critici e dei teorici, quelle che sono rimaste nella memoria collettiva e che tornano, con la loro aura di inattualità, a incidere su molte esperienze – disperse nello spazio e nel tempo – di riconquista cinematografica di un'identità antropologica ed estetica. Nel momento in cui, da più parti, si decreta la fine del postmoderno e si ricomincia a parlare di New Realism, in sede letteraria come in sede filosofica, misurarsi con il vecchio spettro del neorealismo cinematografico comporta anche, necessariamente, porsi delle domande sul concetto usurato e mobile di realismo: sulla natura dell'immagine e del suo rapporto con il mondo sensibile.

[Marsilio Editori – pp. 368 € 25,00]



Un marziano genovese a Roma

Giuliano Montaldo, Caterina Taricano

 

In questo libro, l’unico sulla sua vita, il regista italiano parla apertamente di sé con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue e ne viene fuori il ritratto di un artista e di un uomo che ha sempre raccontato l’individuo in lotta contro il potere, l’umanesimo di chi combatte con la tolleranza, l’oppressione che in tutte le epoche è stata rappresentata dall’arroganza di chi non vuole perdere i privilegi.

Tanti amici (Gian Maria Volonté, Gillo Pontecorvo, Elio Petri, Ennio Morricone), tanti monumenti del cinema internazionale (John Cassavetes, Gena Rowlands, Edward G. Robinson, Philippe Noiret, Nicholas Cage, Ingrid Thulin, Francisco Rabal, Janet Leigh, Klaus Kinski, Peter Falk, Charlotte Rampling, Burt Lancaster, Ann Bancroft, Rupert Everett), tante battaglie politiche e sociali, tante sorprese: la vita e le opere di Giuliano Montaldo costituiscono una delle storie più belle, rigorose e al tempo stesso avvincenti del Novecento italiano e del cinema italiano del dopoguerra.

[Felice Editore – pp. 200 € 13,50]



Il collezionista di baci

Giuseppe Tornatore

 

I grandi baci cinematografici sono impressi nella memoria di milioni di spettatori e rappresentano spesso il ricordo più vivo legato ai film; passano gli anni e le pellicole sbiadiscono, ma quei baci rimangono. Chi non ricorda il bacio tra Audrey Hepbum e George Peppard in "Colazione da Tiffany" o quello tra Marcello Mastroianni e Sophia Loren in "Una giornata particolare?" Oppure Jack Nicholson con Jessica Lange in "Il postino suona sempre due volte!" I più giovani difficilmente dimenticheranno il bacio tra Leonardo Di Caprio e Kate Winslet in "Titanic" o quello tra Nicole Kidman e Tom Cruise in "Eyes Wide shut". La lista è lunghissima e tutti hanno un bacio da ricordare: il primo, l'ultimo, il più lungo, il più romantico, il più sensuale. Giuseppe Tornatore ha selezionato più di duecento manifesti originali che coprono un arco temporale di quasi un secolo, tutti provenienti dalla collezione di Filippo Lo Medico, per raccontare una storia alternativa del cinema attraverso i momenti più intensi.

[Mondadori Electa – pp. 215 € 22,00]



Scritture e immagini – Interventi tra letteratura e cinema

Raffaele Cavalluzzi

 

“Scritture e immagini” è una raccolta di saggi e recensioni di letteratura e di cinema. I saggi letterari si occupano di alcuni scrittori dell’Ottocento, ma anche del Novecento, riletti a partire talora da aspetti a torto ritenuti marginali, e, in virtù di ciò, con una prospettiva tesa in qualche modo a valorizzarli. La parte più strettamente cinematografica si occupa sia del rapporto fra testi letterari e immagini filmiche, sia di opere di particolare suggestione delle ultime stagioni, filtrate da un’interessante esperienza di critica militante online (la rivista “uzak”).

[Progedit Editore – pp. 188 € 18,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Marzo

Hitchcock. L’incredibile storia di Psycho


Stephen Rebello

 

Alfred Hitchcock è già al culmine della sua carriera quando si vede sbattere la porta in faccia dall’ufficio sceneggiature della Paramount. Il regista ha appena fatto leggere un romanzo di Robert Bloch, tratto da una storia vera che ha scosso l’America. Il titolo è Psycho. La risposta è lapidaria: «Trarne un film è impossibile». Ma Hitchcock non è tipo da darsi per vinto e così, dopo mille peripezie, l’11 novembre del 1959 iniziano le riprese di un film che rimarrà nella storia come uno dei film più inquietanti e impressionanti del regista. Dalla viva voce dei protagonisti di quell’avventura, nel suo libro, Stephen Rebello ricostruisce in un racconto avvincente tutti i retroscena del film, il maniacale perfezionismo del regista, le sue stranezze, il suo rapporto con gli attori e con i collaboratori. Violando l’assoluta segretezza che circondava il set, l’autore ci svela tutto quello che abbiamo sempre voluto sapere: le sfide affrontate dal regista, la realizzazione del celebre assassinio nella doccia, gli ingegnosi stratagemmi per sfuggire alle insidie della censura, l’insolito lancio pubblicitario, le prime proiezioni e il clamoroso successo in tutto il mondo. Libro ispiratore del film Hitchcock di Sacha Gervasi, con Anthony Hopkins, Helen Mirren, Scarlett Johansson, il volume di Stephen Rebello è un diario ricco di aneddoti curiosi e divertenti, che permette al lettore di ripercorrere e scoprire la maestria e il virtuosismo di Hitchcock, in un affascinante e sorprendente intreccio di vita privata e professionale, per capire “come si fa il cinema”, entrando nel vivo del processo creativo di un film.

[Edizioni Il Castoro – pp. 328 € 16,00]

 

 

Tetsuo: the iron man. La filosofia di Tsukamoto Shin’ya

Matteo Boscarol (a cura di)

 

Questo volume intende esplorare attraverso un’eterogeneità di sguardi e di approcci, le problematiche filosofiche scaturite da uno dei corpus cinematografici più dirompenti e densi di significati che sono apparsi negli ultimi decenni nel panorama mondiale, quello di Tsukamoto Shin’ya. Il suo cinema ha la potenza di porre delle domande che incrinano il fondamento stesso della nostra realtà e delle nostre vite riuscendo, con l’intensità e la violenza visiva che lo caratterizza, ad indicare anche delle nuove e possibili piste di esplorazione. Tutto ciò che emerge dai lavori del regista nipponico tocca così degli snodi cruciali con cui il pensiero contemporaneo deve, volente o nolente, fare i conti: i mille significati del corpo, l’ibrido dell’umano con il metallico, la potenza dell’inorganico, la figura femminile, i processi di trasformazione che da ogni parte ci attraversano ed infine lo spazio urbano, il luogo dove forse tutte queste tematiche finiscono per svilupparsi ed esplodere.

[Mimesis Edizioni – pp. 166 €14,00]

 

 

This Is Shane. Il cinema di Shane Meadows

Stefano Giorgi, Andrea Diego Bernardini (a cura di)

 

Shane Meadows (1972), regista e sceneggiatore inglese, vanta al suo attivo decine di cortometraggi, sette lungometraggi e due serie televisive per la rete britannica Channel 4. Nel 2006 vince il Gran Premio della Giuria al Festival Internazionale del Film di Roma con la pellicola – divenuta cult "This in England". Working class, le Midlands e i controversi anni Ottanta. Dalla prima opera "Ventiquattrosette" ai serial dedicati a "This Is England". Shane Meadows è uno dei registi più apprezzati nel variegato panorama inglese e fra i migliori della sua generazione. Uno dei più importanti registi del cinema britannico del nuovo millennio. Questo libro è un interessante percorso di approfondimento che si snoda all'interno della sua filmografia.

[Edizioni Il Foglio – pp. 120 € 12,00]

 

 

Cinema e Storia 2012. Anni ottanta: quando tutto cominciò

Cristian Uva, Paolo Mattera (a cura di)

 

Gli anni Ottanta sono stati un decennio dotato di uno spirito molto forte, improntato all’individualismo, al declino delle mobilitazioni collettive, alla ricerca della soddisfazione personale. Essi segnano il definitivo trionfo di un ethos, fatto di immaginario e di valori frutto di un singolare intreccio fra strutture materiali e dimensione simbolica. La televisione e il cinema diffondono i propri codici e i propri linguaggi a tutti i livelli, dalla vita quotidiana al mondo politico. Ecco allora che, per studiare quel decennio con quello spirito, e soprattutto per dare vita ad un’opera di re-visione che non ceda ad un facile revisionismo, appare particolarmente feconda l’interazione di competenze finalizzate a riesplorare e reinterpretare una serie di narrazioni oggi particolarmente illuminanti per comprendere il nostro presente.

[Rubbettino Editore – pp. 240 € 16,00]

 

 

La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò

Marco Olivieri

 

Questa prima monografia dedicata al cinema di Roberto Andò illustra la peculiarità di un autore rigoroso che nei suoi film, da Diario senza date (1995) a Viva la libertà (2013), ha costruito un percorso coerente e originale mettendo in scena la “memoria degli altri”, un intreccio appassionante di destini individuali e collettivi. Il libro contiene, oltre alle analisi dei singoli film, un intervento dello stesso regista che ripercorre le tappe della sua vita e della sua carriera.

[Edizioni Kaplan – pp. 140 € 15,00]

 

 

Laurence Olivier nei film. Shakespeare, la star, il carattere

Sara Pesce

 

Un gigante nel panorama attoriale della modernità, un artista assai prolifico in teatro e sugli schermi, il britannico Sir Laurence Olivier è riscoperto in questo lavoro non solo attraverso i suoi film shakespeariani per il cinema e la televisione, come hanno largamente fatto gli studi cinematografici in merito a tale attore. Di questa figura si interroga anche la multiforme, e talvolta sfuggente, identità divistica, capace di mutare dalla cifra altera e distante del suo periodo classico hollywoodiano a un’ordinarietà demistificante. Personalità camaleontica, egli mostra una straordinaria inventiva nella caratterizzazione di personaggi minori, pratica attraverso cui trasferisce sapientemente al cinema la tradizione delle compagnie di repertorio. Della costruzione dei personaggi olivieriani si rivela, volta a volta, la stratificazione di modelli e di stili, talora incongruenti rispetto alla tradizione cinematografica, in altri casi profondamente radicati in essa e risalenti anche al periodo muto. Riconfigurando continuamente il corpo, la voce, l’immagine divistica, Olivier attinge a un immaginario letterario e iconografico, popolare e “alto”, che immancabilmente mette al servizio di una, non di rado esplicitata, vocazione a sedurre il pubblico evolvendo continuamente al mutare dei sistemi di significato, e al contempo conservando un culto dell’attore legato all’era vittoriana di cui è l’ultimo, estremo, rappresentante.

[Le Mani Editore – pp. 160 € 16,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Marzo

Shooting from Heaven. Trauma e soggettività nel cinema americano: dalla seconda guerra mondiale al post 11 settembre.

Giulia Fanara (a cura di)

Shooting from Heaven. Un gesto che riassume ogni paradosso nel lungo cammino del cinema americano svelando i traumi di un soggetto attraversato dalle contraddizioni della nostra (post)modernità. Le analisi di film proposte in questo libro intendono esplorare tale rapporto di perturbante simbiosi costantemente instauratosi tra l'immaginario hollywoodiano e la Storia. Il noir di Frank Tuttle, il melodramma di Douglas Sirk, il western di Monte Hellman, l'horror di Jaques Tourneur e John Carpenter o il musical di Herbert Ross lo dimostrano attraverso il sistema dei generi. L'autorialità esibita o nascosta di Robert Altman, Jonathan Demme, Michael Mann e Gus Van Sant decostruisce tale dinamica frammentando lo sguardo o utilizzando l'arma dell'astrazione. I nuovi orizzonti dell'immagine, dall'animazione Disney/Pixar ai supereroi Marvel per arrivare alla smaterializzazione intersoggettiva configurata da David Fincher, rilanciano poi l'ambiguità del sogno/incubo americano nell'epoca dei new media e del post 11 settembre. Un testo nato da diversi punti di vista, diversi approcci metodologici e diverse sensibilità nell'ostinato tentativo di cogliere ancora la complessità di un cinema che paradossalmente sembra appartenerci sempre di più.

[Bulzoni Editore – pp. 420 € 30,00]

 

 

Michel Gondry – L'eterno dodicenne

Emanuele Protano (a cura di)

Michel Gondry è fra gli autori più interessanti del cinema contemporaneo, regista che è riuscito a far dialogare il mondo dell’industria statunitense con quello dell’autorialità europea. Quel che gli spetta, dunque, è un’analisi articolata e multidisciplinare, che vada a studiare il regista in tematiche particolareggiate volte a restituirne la complessità poetica. Dal tentativo di superamento del postmoderno passando per un’analisi neuroestetica del suo cinema, fermando l’attenzione anche sulla funzione musicale inscritta nel DNA del suo modo di fare e intendere l’arte. Tutte questioni centrali per comprendere al meglio lo sguardo poliedrico del regista francese. Una ricognizione filmografica con saggi dedicati ad ogni suo lungometraggio completa la presente opera, per un tentativo analitico che vuole affermare l’importanza di un autore chiave come Gondry, regista di film come Se mi lasci ti cancello, L’arte del sogno, Be Kind Rewind – Gli acchiappafilm e The Green Hornet.

[Ed. Il Foglio Letterario – pp. 190 € 15,00]

 

David Cronenberg – Un metodo pericoloso

Luca Taddio

Oramai l’uscita di un film del regista canadese David Cronenberg è un evento culturale la cui portata trascende il campo della storia del cinema. Opere come Crash, eXistenZ o A History of Violence, solo per citarne alcune, sono a buon diritto considerate come dei saggi importanti sulla modernità e, in quanto tali, studiate e commentate da filosofi, sociologi, analisti economici, teorici dei media. La sua influenza sulla contemporaneità è determinata in gran parte dal coraggio e dall’originalità con i quali affronta tematiche che toccano da vicino la condizione dell’essere umano nel nostro mondo iper-tecnologico: la sua riflessione sul corpo, sul soggetto, sul contagio, sulla violenza, sulla tecnica, riprende e rielabora i grandi dibattiti che nel secolo scorso erano dominio della filosofia, della psicologia, della medicina e dell’antropologia. In ogni caso, ciascun film di Cronenberg ha il pregio dell’originalità, la capacità di spostare il punto di vista del senso comune per costringerlo ad assumere posizioni David per esso scomode e spesso inaccettabili.

[Mimesis Edizioni – pp. 96 € 12,00]

 

L'immagine cinematografica come forma della mediazione. Conversazione con Vittorio Storaro

Francesco Ceraolo

Vincitore di tre premi Oscar per la fotografia (con Apocalypse Now, Reds e L’ultimo imperatore) Vittorio Storaro è un protagonista del grande cinema d’autore di oggi. Questo libro comprende una straordinaria analisi del suo lavoro, tecnico e poetico insieme, e una conversazione diretta, unica proprio con Vittorio Storaro. Cinefotografo è il modo in cui ama definirsi. Un nome da abbinare a quello dal sapore antico di cinematografo. Letteralmente, cioè, il luogo dove si scrive, s’inventa e si crea con l’immagine del cinema. Così Vittorio Storaro si racconta. Racconta il suo lavoro, svelandone un profondo rapporto con la filosofia. Si concede ai ricordi dei set famosi che ha calcato, accanto a Bernardo Bertolucci o a Marlon Brando. Il risultato è un prezioso libro di analisi del cinema e un documento d’intervista unico, per chi ha sempre pensato che il cinema sia molto di più di quel che vediamo.

[Mimesis Edizioni – pp. 96 € 12,00]

 

Kurosawa Akira “Rashomon”

Marco Dalla Gassa

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1951, vince il Leone d’Oro e il Premio della Critica. L’anno successivo, nel marzo di sessant'anni fa, Rashomon vince l'Oscar come miglior film straniero, "costringendo" l'Academy a inventarsi un riconoscimento, all'epoca non ancora previsto, per premiare una delle prime pellicole giapponesi che avevano saputo conquistarsi una larga distribuzione internazionale e un amplissimo successo di critica e di pubblico. L’Oscar è solo l'ultimo di una serie di premi internazionali che prima di allora nessun film asiatico aveva vinto, consentendo all'industria cinematografica giapponese di affacciarsi nel panorama cinematografico mondiale. Questi primati hanno forse modificato la percezione del film e il tentativo dell’Autore di questo volume è proprio quello di andare oltre e riportare l’attenzione e la sensibilità del lettore in una direzione di attinenza e prossimità con il testo filmico. Il volume "spoglia" dunque la pellicola da ogni forma di esegesi troppo influenzata dalla sua "aura" e dipendente dal dovere dell’interpretazione giusta, ridando valore al quadro congiunturale e agli interventi dei soggetti che hanno concorso alla sua genesi. Inoltre, giacché la pellicola di Kurosawa Akira parla pur sempre di un delitto irrisolto, Marco Dalla Gassa esplora a fondo l’ambiguità all’origine dell’enigma, esaminando quegli espedienti formali e narrativi che slegano l’attività percettiva dello spettatore dalla sua attitudine ermeneutica e fanno di Rashomon un testo aperto a una pluralità quasi infinita di interpretazioni. Conducendo sul testo filmico un’analisi puntuale, filologicamente minuziosa e fondata sullo studio delle sue origini letterarie e delle circostanze economico-sociali in cui è nato, questo saggio fornisce al lettore una guida suggestiva e indispensabile al mistero rashomoniano.

[Edizioni Lindau – pp. 248 € 19,00]

 

Il cinema brucia e illumina. Intorno a Fellini e altri rari

Andrea Zanzotto


Luciano De Giusti (a cura di)

Andrea Zanzotto non si è mai recluso nella cittadella della letteratura, ha sempre tenuto gli occhi bene aperti sul mondo intorno a sé manifestando verso di esso un'attenzione onnivora. Nell'orizzonte dei suoi interessi il cinema, al quale aveva già dedicato alcuni componimenti, assume particolare rilievo a partire dal 1976 quando Federico Fellini chiede la sua collaborazione per il Casanova, richiesta che si ripeterà anche per i successivi film del grande regista. Questa partecipazione fattiva costituirà per il poeta occasione di riflessione non solo sui film dell'amico ma anche sull'universo luccicante delle immagini in movimento preso come fenomeno pervasivo nel suo insieme, meditazione svolta sia in versi, sia in forma di articoli e saggi che per la prima volta ora vengono raccolti e riuniti. Accanto a testi conosciuti, come il mirabile Ipotesi intorno a «La città delle donne» e alle poesie ispirate alle immagini di celluloide, il volume raccoglie molti articoli sul cinema dispersi e dimenticati, testi inediti, brani di grande interesse e suggestione scritti dal poeta per e sul cinema. Un ampio saggio introduttivo contestualizza i contributi cinematografici di Zanzotto, mentre una preziosa conversazione sul cinema con il poeta e una lettera inedita di Federico Fellini completano il volume.

[Marsilio Editrice – pp. 180 € 18,00]

 

Consumato dal fuoco: il cinema di Guy Debord

Monica Dall'Asta, Marco Grosoli (a cura di)

Uno dei maggiori protagonisti del Novecento, membro fondatore dell'Internazionale Situazionista, Guy Debord non fu solo un saggista, un pensatore e uno stratega dei movimenti sociali, ma anche un cineasta di folgorante originalità. I suoi sette film, realizzati in un arco di tempo compreso tra il 1952 e il 1994, sono un'illuminante traduzione in immagini della sua produzione teorica, ancora oggi di intramontabile attualità. Questo volume raccoglie una serie di contributi dedicati all'analisi di questa parte tuttora poco nota dell'opera di Debord, nel tentativo di offrire alcuni strumenti critici utile a penetrare la struttura cristallina che informa tutto il suo cinema, dall'opera prima Hurlements en faveur de Sade (1952, appartenente al periodo della militanza lettrista), a La Société du spectacle (1973, trasposizione in immagini dell'omonimo testo del 1967), al magnifico, letteralmente vertiginoso In girum imus nocte et consumimur igni (1978). Completa il volume un'appendice di testi di Debord sul cinema, tradotti per la prima volta in italiano.

[Edizioni ETS – pp.232 € 20,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Marzo

Cinema & generi 2011
Renato Venturelli (a cura di)
Le grandi innovazioni della Pixar e del 3D, il nuovo fenomeno del thriller scandinavo, i generi nelle serie tv, l’horror giapponese, il neo-melodramma americano da Clint Eastwood a Nicolas Sparks.

Sono alcuni degli argomenti trattati in questo settimo volume di «Cinema & Generi», appuntamento annuale con le nuove tendenze del cinema di genere di tutto il mondo. Tra gli altri temi affrontati: una riflessione sulla pornocrazia nel cinema e nel sistema culturale
non solo italiano, il noir coreano, autori come il danese Nicolas W.Refn o lo sceneggiatore e regista Brian Helgeland, cui si devono tra gli altri i copioni di Green Zone e del Robin Hood di Scott. In più, cronache, festival, interventi sulla commedia italiana e un’icona del noir francese come Bruno Cremer: e con una lunga intervista a John Woo, nell’anno della sua consacrazione veneziana.
[Le Mani – pp. 144 € 13,00]
 
Il documentario – Scrivere, realizzare e vendere cinema della realtà nell'era dell'artificio
Alessandro Bignami
«Dopo un percorso durato molti mesi, spesse volte anni, il vostro documentario è lì, davanti a voi. È stato pensato, scritto, realizzato e montato. In una parola, finito. E adesso?»
Adesso si tratta di farlo vedere in giro ed è la sfida più difficile.
Questa è una guida operativa, dettagliata, completa su come fare cinema documentarista nel nostro paese. Alessandro Bignami conduce per mano il lettore dai primi passi, segue le tracce di chi ancora oggi in Italia mette insieme narrazione e immagine, spiega gli scogli che bisogna affrontare, descrive il panorama nazionale che ha visto negli ultimi anni riemergere un genere e rifiorire opere interessanti nonostante la mancanza di fondi e la difficoltà nella produzione e nella diffusione.
[Laterza  – pp. 172 € 12,00]
 
Grattacieli e Superuomini L’immagine della metropoli tra cinema e fumetto
Federico Pagello
Metropolis e Gotham City, la New York di Spider-Man e la Megacity di Matrix: le fantasmagorie urbane che affollano le pagine dei comic book americani fin dagli anni Trenta continuano ad ossessionare l’immaginario collettivo grazie ai blockbuster diretti da registi come Tim Burton, Sam Raimi, Christopher Nolan, i fratelli Wachowski e Bryan Singer. Basate essenzialmente sul mito di New York, la “capitale del XX secolo”, queste immagini visionarie della città (post) moderna permettono di scoprire, al di là degli effetti speciali, le contraddizioni sociali, culturali e politiche di un’America in profonda crisi.
Questo libro è il primo tentativo di fare un bilancio di trent’anni di supereroi di celluloide, sullo sfondo della storia del fumetto e del cinema statunitensi. L’analisi della rappresentazione della metropoli nei film dedicati a Superman, Batman, i Fantastici Quattro, gli X-Men o Daredevil diviene così il punto di partenza per un’esplorazione delle utopie e delle ideologie al centro della cultura pop di ieri e di oggi. Dal New Deal alla guerra fredda, dalla contestazione degli anni Sessanta alla urban crisis dei Settanta, dall’America di Reagan a quella di Obama: i supereroi e le loro città fantastiche non hanno mai smesso di dare forma ai sogni e agli incubi di un’intera nazione.
[Le Mani – pp. 248 € 16,00]
 
Danny Boyle. Brucia ragazzo brucia
Luca Lombardini
Eclettico, anarchico, inclassificabile. Non basterebbe un dizionario dei sinonimi e dei contrari per inquadrare il cinema di Danny Boyle, sfacciato cineasta britannico capace di palesare l'innegabile talento di sobillatore dei generi cinematografici. Dalla black comedy all'horror e alla fantascienza passando per il cult generazionale "Trainspotting", fino alle otto statuette conquistate dal fenomeno "The Millionaire". Questo saggio ne ripercorre la carriera, analizzando i vari aspetti di una crescita autoriale votata alla politicizzazione delle immagini e sostenuta da un'amara ironia, oltre che da un affascinante quanto epilettico gusto per la messa in scena.
[Sovera Editore – pp. 160 € 14,00]
 
Nero Avati – Visioni dal set
Luca Malavasi (a cura di)
Il fantastico, l’eccezionale, il diverso, il deforme, tutto ciò che comunque ha una contiguità con il reale, ma non è necessariamente reale, va a comporre un mondo che tuttora mi interessa e mi incuriosisce. (Pupi Avati)
Pupi Avati è nero, ma nessuno sembra ricordarlo. Inizia così la sua carriera e così prosegue nel corso dei decenni in un personalissimo percorso cinematografico, scandito da opere lontane anni luce (o forse no) da quelle storie nostalgiche e agrodolci che tutti noi amiamo ricordare e riguardare così spesso. C’è qualcuno, nei misteriosi territori della Bassa, che ricorda ogni cosa. Ogni inquadratura. Ogni luce, ma soprattutto, ogni ombra. Cesare Bastelli, Lino Capolicchio, Steno Tonelli, Giulio Pizzirani e Gianni Minervini conoscono queste paure da molto vicino, e le raccontano passo dopo passo come se le stessero vivendo. Di nuovo. Perché i set dell’Avati gotico padano, quando li hai vissuti o anche soltanto visti su uno schermo, ti entrano sotto la pelle. E non ti abbandonano. Mai più.
[Le Mani Editore – pp. 128 € 14,00]
 
 I turchi in Friuli di Pier Paolo Pasolini
Isadora Cordazzo
Analitico resoconto descrittivo del testo teatrale di Pier Paolo Pasolini I Turcs tal Friùl (I Turchi in Friuli) e delle sue più celebri trasposizioni sceniche.
Il dramma composto dall’autore ventiduenne nel 1944, pubblicato postumo nel 1976 e redatto in dialetto friulano come segno della rivendicazione dell’autonomia di quel dialetto come lingua, si configura attraverso l’approfondita analisi dell’autrice come uno straordinario laboratorio linguistico e mezzo di esplorazione di quell’universo friulano che tanto ha affascinato Pasolini nel corso della sua vita artistica.
Isadora Cordazzo accosta con particolare attenzione il testo pasoliniano alle rispettive realizzazioni sceniche, quella di Castiglione del 1976 (subito dopo il terremoto) con le musiche di Luigi Nono, e quella di De Capitani del 1995 con le musiche di Giovanna Marini. La ricostruzione della partitura del ‘76 è riprodotta all’interno del volume.
Forte la pregnanza autobiografica che investe il testo teatrale: Pasolini, infatti, lontano dal rendere I Turcs un’opera esclusivamente circostanziata al documentato episodio dell’invasione
turca del Friuli avvenuta nel 1499, la associa strettamente al contesto della Seconda Guerra Mondiale, sul piano macrostorico, e al vissuto familiare e personale, a livello microstorico e biografico: il fil rouge è costituito dal rapporto contrastato tra i due fratelli Pauli e Meni, le figure principali attorno a cui ruota il dramma, che rispecchia, nell’universo reale, il rapporto intercorso tra lo stesso Pier Paolo Pasolini e suo fratello minore Guido.
[Le Mani Editore – pp. 152 € 15,00]
 
La scena tecnologica – Dal video in scena al teatro interattivo
Andrea Balzola
Dalla fine degli anni ’70 il teatro subisce una profonda trasformazione, una vera e propria mutazione genetica prodotta dall’innesto sulla scena delle tecnologie e dei media elettronici: prima il video e poi, dagli anni ’90, il computer. La rivoluzione che la nascita delle arti elettroniche aveva portato nelle arti visive e nella musica si estende al mondo performativo del teatro e della danza e l’Italia si trova subito all’avanguardia di questa sperimentazione, con diverse, successive e fertilissime ondate generazionali: dal teatro della Nuova Spettacolarità degli anni ’80 (Magazzini, Falso Movimento, Gaia Scienza, Studio Azzurro, KryptonGiardini Pensili, Raffaello Sanzio, Tam Teatro, Eshetu, Verde…) ai gruppi del Teatro ’90 (Motus, Fanny & Alexander, Teatrino Clandestino…) e della nuova danza (Castello-Aldes, Vidach-Aiep…) fino a più recenti esperienze (Fortebraccio Teatro, Xlabfactory, Cosentino). Così come le nuove tecnologie modificano radicalmente i comportamenti collettivi, il lavoro, le abitudini, il rapporto con lo spazio e con il tempo, la digitalizzazione di tutti gli apparati tecnici (light design, sound design, graphic e visual design, attrezzistica e macchineria) e la creazione di una doppia scena reale e virtuale cambiano il modo di concepire e di fare teatro, in ogni suo ambito. Andrea Balzola, nella sua tripla veste di studioso, teorico delle arti multimediali e di drammaturgo ha invitato i più significativi protagonisti di questa trasformazione del linguaggio teatrale a raccontare la propria esperienza e alcuni dei principali osservatori critici a riflettere su questo fenomeno innovativo.
 [Audino Editore  – pp. 240 € 25,00]
 I grandi perversi
Michel Marie
Voyeur ed esibizionisti, sadici e masochisti, feticisti, erotomani, serial killer, donne manipolatrici e false ingenue, perfidi narcisisti e altre cattivissime compagnie: il cinema ha popolato il suo mondo di perversi, facendone spesso protagonisti di film celebri e celebrati, monumenti visivi alla ambiguità e alla perfidia. Dalla relazione vittima-aguzzino che lega tra loro i personaggi di Salò e de Il portiere di notte, alle pulsioni feticiste che percorrono film come L’occhio che uccide o La gatta giapponese, dalle mostruose efferatezze di cui sono capaci i serial killer (Seven, M – Il mostro di Düsseldorf) al sempiterno feticcio della donna spietata e cinica (Manon, Le relazioni pericolose), l’autore ripercorre i capisaldi di questo inquietante cinema: dei moltissimi film citati rintraccia – in un percorso autoriale che volutamente seleziona via via il proprio oggetto, tralasciando titoli e registi ritenuti poco significativi –  ascendenze e parentele, luoghi e figure ricorrenti, contaminazioni e a differenze, otre a offrire una selezione delle più belle immagini di scena opportunamente commentate.
 [Gremese editore – pp. 128 € 1850]