LIBRI DI CINEMA – “Marty Feldman: vita di una leggenda”, di Robert Ross

libro marty feldmanMarty Feldman – Vita di una leggenda
Robert Ross
Edizione Sagoma
Febbraio 2013
pp. 336, € 18
 
 
“Mio buon signor Boyet, la mia bellezza, per quanto scarsa, non abbisogna del colorito
ornamento della vostra lode. Il valore della bellezza è dato dal giudizio dell’occhio e non dal vile
imbonimento pronunciato dalla lingua del mercante”.
(William Shakespeare)
 
Non mi interessa come mi descrivono. Io sono io e questo è tutto. Lo ammetto, la mia faccia
mi aiuta nella mia professione di comico. Prima mi preoccupava, a diciassette o diciotto anni,
quando cercavo di rimorchiare. Ma adesso non mi preoccupo più”.
(Marty Feldman)
 
Le citazioni nel prologo del testo scritto da Robert Ross, tra i massimi esperti del mondo dello spettacolo inglese, aprono la biografia, la prima mai dedicata a Marty Feldman, che ne ripercorre la vita, dalla giovinezza scatenata, ai fasti di Frankenstein Junior, fino alla morte misteriosa.
Il volto inconfondibile, la comicità surreale e unica, la figura beffarda – sospesa tra luciferina ironia e improvvisi slanci di dolcezza – hanno reso Marty Feldman un'icona assoluta, uno dei personaggi più rappresentativi del cinema comico del Ventesimo Secolo.
Avvalendosi di interviste inedite, registrate dallo stesso Feldman (per un'autobiografia che non vide mai la luce) e delle testimonianze di chi gli fu più vicino. In pratica è proprio Marty a raccontare se stesso, coadiuvato dalle parole della sorella Pamela e di decine di colleghi come Michael Palin, Terry Jones, Barry Took e Tim Brooke-Taylor. Un ritratto fedele e indimenticabile: dalle strade malfamate di Londra ai party esclusivi di Hollywood dove Marty ha incontrato praticamente tutti, da Orson Welles alla rana Kermit. Robert Ross ci consegna una storia appassionante e inedita, chiarendo anche le circostanze della tragica scomparsa in Messico, da sempre avvolta da un alone di mistero. Un ritratto struggente che mescola i fatti del Marty pubblico e di quello privato, dal rapporto conflittuale con la famiglia fino all’abuso di alcol e droga come anestetico ai propri fallimenti. Tutti elementi che mettono a nudo l'uomo dietro la maschera dagli occhi sporgenti che il destino gli ha assegnato, che sarebbe stata la sua fortuna e la sua maledizione per tutta la vita. “Marty era rattristato per questa etichetta di clown che gli avevano appioppato”, dice il suo amico Bill Oddie. “Era quasi come se Dio gli avesse fornito il trucco e il costume di scena: «Tu avrai gli occhi a palla, i capelli di Harpo Marx e un accento leggermente bizzarro, un po’ cockney, un po’ ebreo. E il naso lievemente storto. Sei stato creato per interpretare ruoli da gobbo e altre stranezze da commedia. E ora va’, figliolo». Era come se questa fosse la forma in cui era stato recapitato al mondo. Un clown in scatola”.
 
Marty era dolorosamente consapevole del fatto che le sue fattezze avevano modellato la sua esistenza: “Sono sempre stato un tipo particolare, una sorta di anomalia”, diceva. “Sono sempre stato trattato come un freak, e in un certo senso lo sono. Mi sono sempre sentito come un alieno che non appartiene a nessun luogo: un membro temporaneo della razza umana”. Nella sua amata dune buggy, Marty Feldman si è sempre chiesto per tutta la vita, probabilmente: “quale gobba?”, perché in fondo, si trattava di un alieno, come tutti i grandi comici. Il jazz e il cinema muto agli esordi, lo hanno formato e temprato all’improvvisazione, ma anche spinto verso il baratro di progetti ambiziosi e irrealizzabili. Sul finire degli anni ’60, Marty Feldman era il fenomeno inglese più popolare al mondo. Era all’epicentro dell’arte, della moda, del cinema e della musica. Un hippy satirico con i capelli pazzi, gli occhi di un folle, e un cuore pieno di umanità. Il testo di Robert Ross è quindi una preziosa e coinvolgente testimonianza di tutto questo e soprattutto di tutto quello che avrebbe potuto essere Marty Feldman, se solo i finali nella vita fossero stati più o meno simili a quelli hollywoodiani…