LIBRI DI CINEMA – "Memorie – La mia arte nella vita", di Sergej M. Ejzenstejn

coverMEMORIE – La mia arte nella vita

Sergej M. Ejzenstejn

biblioteca Marsilio

finito di stampare nell’ottobre 2006

716 pp – 38 Euro

Dell’Europa che se n’è andata

e dell’autore che le è sopravvissuto

S.M.E., 17/10/1942

 

“Questo libro può stupire il lettore per il materiale inatteso, l’originale esposizione e l’orientamento dei ricordi. Tutto ciò è atipico persino per delle memorie, genere per sua natura non sottoposto a rigidi canoni, che passa dalla scrupolosità, rafforzata dai documenti che ricostruiscono il percorso della vita, al lirismo dell’autoritratto spesso ritoccato, dalla descrizione dell’epoca e dei contemporanei a una violenta polemica post factum con essi, dalla confessione alla predica ‘basata sull’esempio del proprio destino’. Il libro di Ejzenstejn, toccando in un modo o in un altro alcune di queste tendenze, si sviluppa in una direzione atipica per delle memorie, ma assolutamente organica per il loro autore. Per i memorialisti è perfettamente valido il consiglio di Puskin: giudicare lo scrittore secondo le leggi da lui stesso riconosciute. […] La particolarità delle memorie di Ejzenstejn è in gran parte dettata dal momento e dalle condizioni in cui sono state scritte, accanto, chiaramente, all’eccezionale originalità della sua persona, alla natura del suo talento e al posto che è venuto a occupare nella storia della cultura. Innanzitutto è insolita l’età di chi scrive le memorie, quarantotto anni: un’età che in condizioni normali non dispone a tirare le somme sul vissuto. Significativo è anche il luogo in cui il libro è stato iniziato, la cosiddetta Kremlevka, l’ospedale per i membri del governo dove Ejzenstejn fu portato il 2 febbraio 1946 con un grave infarto, direttamente da Dom Kino, dove si stava svolgendo il ballo in onore dei vincitori del premio Stalin, tra i quali c’era anche lui, decorato con il premio più importante, per la prima parte del film Ivan il Terribile. Quando tre mesi dopo, ancora in ospedale, Ejzenstejn iniziò a scrivere le memorie, probabilmente già sapeva che la seconda parte del Terribile, terminata poco prima dell’infarto, aveva suscitato l’ira di Stalin ed era stata da questi personalmente proibita. […] E così la decisione di scrivere le memorie era la continuazione di un proposito fatto in precedenza, una diretta conseguenza della ‘foga’ con cui si era messo a lavorare a Ivan il Terribile…Sergej Prokof’ev durante una visita a Ejzenstejn alla Kremlevka lo sentì dire: ‘La vita è finita, è rimasto solo il post scriptum’”. [dall’Introduzione al volume, a cura di Naum Klejman] E questo p.s., per Ejzenstejn è lungo 800 pagine densissime e fitte in cui il grande regista dichiara di voler “girovagare per il passato, come amavo fare per antiquari e rigattieri del mercato Aleksandrovskij a Piter, per i bouquinistes del lungosenna a Parigi, per Amburgo o Marsiglia di notte, per le sale dei musei delle cere.” E così, con un montaggio alternato di suggestioni e rimembranze che sembra seguire in tutto e per tutto la linea estetica dei suoi capolavori cinematografici, Ejzenstejn annota: la polizia americana e francese e le tecniche del romanzo giallo, le millenarie piramidi dello Yucatan e la Chiesa ortodossa medievale, gli esordi teatrali e cinematografici a Riga e Pietrogrado, i ricordi d’infanzia sul Baltico, le prime impressioni della Rivoluzione, il fronte e la guerra civile nella Russia bianca, le emozioni per i successi professionali all’estero e in patria, i viaggi. Il segreto dello stile di Ejzenstejn? Ce lo fornisce l’autore stesso: “Da circa vent’anni scrivo di cinema e, in coscienza, per lo più e prevalentemente proprio di questo tema: di me stesso. Più precisamente, di quello che ho dovuto e devo fare sullo schermo. Poi cerco in qualche modo di generalizzare.”

 

LEGGI LA PREFAZIONE DELL’AUTORE:

 

SU ME STESSO

Visse, scrisse, amò…

Come vorrei esaurire il capitolo riguardante la mia vita in modo altrettanto avaro: con tre parole!

In tal caso probabilmente le parole sarebbero diverse dalle tre con le quali Stendhal riassumeva il percorso della sua vita.

Queste tre parole: “visse, scrisse, amò”, secondo il testamento di Stendhal dovevano servire da epitaffio sulla sua tomba.

A dire il vero, non ritengo concluso il percorso della mia vita.

(Temo anzi che mi dia ancora parecchio da fare.)

Perciò è difficile che io possa stare in sole tre parole…

Tuttavia, certo, tre parole si potrebbero trovare anche per me.

Per esempio:

“Visse, meditò, si appassionò”.

E che queste pagine possano servire a descrivere ciò di cui ha vissuto, su cui ha meditato e a cui si è appassionato l’autore.