LIBRI DI CINEMA – "Viaggio al termine dell'Italia – Fellini politico" di Andrea Minuz

Viaggio al termine dell'Italia – Fellini politico
di Andrea Minuz
Rubbettino, 2012
pp 242

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€ 16,00 

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Il dichiarato anti-intellettualismo di Federico Fellini, concetto ribadito e costruito ad arte attorno alla sua figura, ne ha sempre impedito, almeno in ambito italiano, un’analisi che si interrogasse in profondità sulla relazione fra il regista e la cultura italiana. Andrea Minuz, invece, come sottolinea il sottotitolo del suo libro Viaggio al termine dell’Italia, intende occuparsi della stretta relazione che intercorre tra la filmografia felliniana e l’identità italiana.

 

Il libro, diviso in sette capitoli, non traccia una cronologia dell’opera di Fellini, ma si snoda intorno ad argomenti precisi intorno a cui viene elaborata una teoria comune: i film di Fellini hanno sempre rappresentato un ritratto dell’identità italiana esposta attraverso miti e figure ricorrenti incarnate nei personaggi e nelle visioni del regista. Tali miti e figure vanno ad alimentare un concetto di fondo: l’immaturità del carattere italiano, sempre pronto alla menzogna e alla fuga, eternamente legato alla figura materna che talvolta assume caratteri miti e ancestrali e per questo incline al fascismo, visto come un’adolescenza prolungata in eterno. Rifacendosi al concetto di mitobiografia teorizzato da Ernst Bernhard, psicoanalista junghiano con cui Fellini ebbe uno stretto rapporto, Minuz illustra come l’opera felliniana, nonostante sia stata vista per troppo tempo solo in ottica poetica, autobiografica e perciò slegata dalla realtà, sia invece una delle analisi più lucide e coerenti della contemporaneità italiana.

 

Il valore politico di Fellini non si esprime, quindi, solo in opere come Prova d’orchestra o Amarcord, ma è rintracciabile in tutta la sua opera: dai personaggi de I Vitelloni che ritraggono l’infantilismo dell’italiano, alla posizione della donna, divisa fra remissività e emancipazione, fra Giulietta degli Spiriti e La città delle donne, al fascino di una Roma produttrice di miti e illusioni come mostrata in Roma e Satyricon, passando per Ginger e Fred, analisi dell’immaginario berlusconiano e pubblicitario, fino al capolavoro La Dolce Vita, vero centro di senso dell’opera felliniana e del libro stesso di Minuz, che anticipa con estrema lucidità la società spettacolarizzata contemporanea. Il lavoro di Minuz si basa su un ricchissimo utilizzo di fonti di differenti provenienze: dalle recensioni della stampa specializzata o meno, ai testi teorici fino alle interviste, le note di regia e la corrispondenza privata (fra cui una fondamentale appendice che riproduce in parte il carteggio avvenuto per molti anni fra Fellini e Giulio Andreotti).

 

Dalla storica contesa fra critica marxista e cattolica riguardo a La strada, alla questione del femminismo che creò non pochi problemi al regista, l’autore non si abbandona a facili soluzioni ma rimette in discussione molte delle opinioni su Fellini, decostruendone il mito di autore estraneo alle riflessioni sociali e culturali. Viaggio al termine dell’Italia si presenta come un’opera completa ed esaustiva, che riesce a ritagliarsi uno spazio inedito e originale su un regista più mitizzato che discusso, e lo fa riuscendo ad offrire inediti punti di vista a riguardo, nel tentativo, parafrasando Oreste del Buono, di rispondere alla domanda: “Davvero l'Italia piaceva a Fellini?”.

 

INDICE

 

INTRODUZIONE
Fellini politico?

 

CRONOLOGIA ESSENZIALE
A cura di Fabio Benincasa

 

CAPITOLO 1: FELLINI E L'"IDEOLOGIA ITALIANA"
1.1 – Una modernità singolare
1.2 – Critica del paradigma neorealista
1.3 – Il PCI contro La strada
1.4 – Fellini, De Martino e le correnti irrazionalistiche nella cultura italiana
1.5 – L'estetizzazione del cristianesimo
1.6 – Il Cristo della modernità
1.7 – Fellini e gli intellettuali italiani

 

CAPITOLO 2: MITOBIOGRAFIA DELLA NAZIONE
2.1 – L'italianità come opera d'arte
2.2 – Italian graffiti
2.3 – Alberto o dell'effemminatezza
2.4 – Marcello
2.5 –  Un paese entusiasticamente fascista
2.6 – Amarcord e il "modo di vedere italiano"
2.7 – Pinocchio o l'allegoria dell'ideologia

 

CAPITOLO 3: ATTUALITÀ DE LA DOLCE VITA
3.1 – Un marchio glamour?
3.2 –  Il mondo al quale tutti vorrebbero appartenere
3.3 – "Di questo ambiente mi piacerebbe rendere in immagini l'inautenticità"
3.4 – Pseudoeventi
3.5 – Il paese dei miracoli
3.6 – Un "set felliniano" (postilla sulla morte di Federico Fellini)

 

CAPITOLO 4: FELLINI, MUSSOLINI E IL MITO DELLA ROMANITÀ
4.1 – Fellini e il "romanzo parlamentare"
4.2 – Vizi capitali
4.3 – Il complesso di Roma
4.4 – Macchine mitologiche
4.5 – Le rovine della modernità
4.6 – La talpa
4.7 – "Roma è la summa di tutti i nostri errori"

 

CAPITOLO 5: FELLINISMO E FEMMINISMO
5.1 – Un femminista conservatore
5.2 –  Giulietta
5.3 – Casanova, vitellone fascista
5.4 –  La città delle donne e il femminismo italiano
5.5 – Il set-harem
5.6 – Il maschio di sempre

 

CAPITOLO 6: UN SOGNO PUBBLICO. L'ITALIA DI PROVA D'ORCHESTRA
6.1 – Fellini, gli anni Settanta e il cinema politico italiano 
6.2 – Sacralità dell'arte e isteria collettiva
6.3 –  La ricezione nella stampa
6.4 – Allegoria, parabola, apologo
6.5 – L'orchestra di Gramsci e L'affaire Moro
6.6 – La Repubblica di Fellini
6.7 – Rivedersi oggi in Prova d'orchestra

 

CAPITOLO 7: NON SI INTERROMPE UN'EMOZIONE
7.1 – Dopo il cinema, gli anni Ottanta
7.2 – Tecnica e magia
7.3 – Dal Campari a La Malfa: la TV, gli spot
7.4 – Ginger e Fred e Indietro Tutta
7.5 – Fellini contro Berlusconi
7.6 –  Non si interrompe un'emozione?

 

APPENDICE: IL MAESTRO E IL DIVO. FELLINI NELL'ARCHIVIO ANDREOTTI
Due monumenti dell'italianità
"Caro Giulio, mi fa tanto piacere chiamarla così"
Andreotti e La dolce vita

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

 

INDICE DEI NOMI