LIBRI DI CINEMA – Wong Kar-wai

Wong Kar-waiWong Kar-wai

Silvio Alovisio
Ed. Il Castoro cinema
pp.232 – 15,50 euro

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Finalmente il Castoro dedica una delle sue indispensabili monografie al più premiato fra i registi di Hong Kong. Costruita su uno schema ormai rodatissimo che consiste  in un’analisi molto dettagliata della filmografia del regista preceduta da un’indispensabile introduzione che comprende, oltre ad una breve analisi critica del complesso dell’opera, un dizionario essenziale ricavato da stralci di interviste intorno ad alcuni concetti chiave per la poetica del regista, la monografia curata da Silvio Alovisio riesce (pur nell’agilità tipica dei volumi della linea) a dare una lettura attenta ed approfondita dell’opera di uno degli autori che maggiormente ha caratterizzato il cinema contemporaneo con il suo stile così fortemente riconoscibile, ma che, al tempo stesso, gli è valso accuse di neo-manierismo. Da una parte, infatti, c’è chi accusa Wong Kar-wai di essere “un ambizioso stilista capace di globalizzare l’Oriente, il cinema europeo e l’estetica di MTV per i festival cinematografici occidentali.”, trasformando “il suo stile in una sorta di griffe pubblicitaria”; dall’altro “c’è chi lo vede come un poeta del tempo e della memoria, seducente e profondo, che ha saputo trasformare lo stile in sostanza”.

Alvovisio non nasconde di preferire questa seconda lettura, anche in funzione di un’attenta analisi del suo metodo di lavoro, come risulta dalle dichiarazione del regista (e dei suoi storici collaboratori) soprattutto in tema di sceneggiatura, attori e montaggio. Ed appunto fra le “parole chiave” dell’inizio che Kar-wai spiega: “comincio da una sceneggiatura abbastanza libera, abbozzata, e mi dedico alla scrittura dei dialoghi il giorno delle riprese" [come in Hong Kong express, n.d.r.], oppure, in tema di attori, “Detesto la recitazione. Non chiedo mai agli attori di recitare il loro ruolo. Cerco sempre di prendere qualcosa in prestito dalla loro personalità. […] Occorre che li faccia uscire da loro stessi per prepararli, è necessario che io li esaurisca in modo che si sbarazzino degli stereotipi recitativi che manifestano negli altri film.” ed infine, in tema di montaggio, “Il film è come una stanza che via via si riempie di mobili collocati alla rinfusa. Dopo io rimetto la stanza in ordine. Credo molto al caso. I miei film sono costituiti dalla somma di piccoli pezzi. Alla fine scopro l’insieme.

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Emerge, dunque, la ricerca dell’autenticità fondata prima di tutto sul “controllo emotivo” degli attori (come traspare chiaramente, ad esempio, in In the mood for love) e su scelte stilistiche che siano in grado di concentrare nelle immagini tutta forza emotiva, “come ha osservato Pezzotta, il regista cerca l’inquadratura “insolita” perché vuole mostrare “la realtà come se fosse la prima volta”(Alberto Pezzotta, Tutto il cinema di Hong Kong, Baldini & Castoldi). Quindi, quello che, a prima vista, può essere scambiato per neo-manierismo, altro non è che l’uso della frammentazione visiva con lo scopo di ottenere la rappresentazione della realtà non in maniera diretta “frontale” ma in maniera “indiretta”: “nei riflessi degli specchi, tra le fessure delle porte, nell’anticamera di una stanza, di là da una vetrina”. Tutto, in ultima analisi, al fine di smontare il concetto stesso di tempo oggettivo e trasformarlo in una variabile soggettiva (“Il privilegio del regista risiede nel controllare il tempo, cosa che nella vita è impossibile”), in un processo che, se vogliamo, è tipico proprio della memoria umana.

 

 

As words go by

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In love for the mood

Da Shanghai al cinema

Storie d’amore e di amicizia : As tears go by

Gli anni in cui tutto era verde: Days of being wild

Tornando a casa : Hong Kong express

“There is the difference”: Angeli perduti

Lontani da dove?: Happy together

Ricordi di un passato mai esistito: In the mood for love

Le conseguenze dell’amore: 2046

Forme brevi: sopt e videoclip

Pedagogie dell’eros: La Mano

Cartoline americane: My blueberry nights

Filmografia

Nota bibliografica

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