L’illusione perfetta – Now You See Me 3, di Ruben Fleischer
Tra illusioni, vecchi trucchi e nuovi volti, tenta il colpo di magia più difficile: reinventare sé stessa senza svelare il segreto. Gli indizi però sono dappertutto e la sorpresa latita.
Giochi di prestigio, ricambio generazionale e déjà vu: questi i tre elementi alla base de L’illusione perfetta, il terzo capitolo – o installment, come si suol dire oltreoceano e non solo – del promettente franchise Now You See Me, avviato nell’ormai lontano 2013 da Louis Leterrier. A distanza di nove anni dall’ultimo titolo, firmato da Jon M. Chu, il cast originale si riunisce, dichiarando senza pudore alcuno di voler rintracciare nuova linfa vitale, tanto nei volti e corpi di partenza quanto nelle nuove proposte, sia della serialità che del cinema hollywoodiano più recente. La scommessa è fatta. Potrà considerarsi vinta?
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Non appena la spietata imprenditrice dell’high-tech e della moda, Veronica Vanderberg – figlia di un potente magnate del gioiello e della realtà mineraria sudafricana – entra in possesso del diamante reale più grande del mondo, decide immediatamente di metterlo all’asta, offrendolo ai mercati globali di settore a un prezzo evidentemente feroce e spropositato. D’altronde, come per ogni precedente occasione, la Vanderberg è certa di riuscire a vendere, arricchendosi cinicamente sul sangue dei più deboli e macchiandosi ripetutamente di violenza impunita e morte.
A colpirla ci penserà l’unione inattesa tra vecchi e nuovi membri dell’Occhio, l’organizzazione segretissima che abbiamo conosciuto nei capitoli precedenti e che ritrova qui Cavalieri che furono, dapprima perduti e poi ritrovati, e così i giovani illusionisti della rete, legati da un’amicizia profonda e sincera, in dialogo con le conseguenze dell’abbandono, dello spaesamento e della solitudine. Ad attenderli, una vera e propria Mission: Impossible. Siamo certi che si tratti di illusionisti (o moderni Robin Hood) e non di quell’altro team?
Il gioco di prestigio di Ruben Fleischer – il quale torna al blockbuster non più nel clamore assoluto, bensì in punta di piedi dopo le sorti commerciali dello sfortunato Uncharted – può considerarsi riuscito, seppur con qualche riserva. Infatti, non appena vecchio e nuovo si incontrano e scontrano, la scintilla scatta — eccome se scatta! — favorita da una buona dose di autoironia (Jesse Eisenberg si mette a nudo, giocando con – e su – sé stesso, sfiorando satira e meta-cinema), da una sorprendente e divertita alchimia tra gli interpreti e da un forte contrasto linguistico e stilistico tra questo terzo capitolo e i precedenti. Tale da confondere ogni possibile definizione: è un sequel oppure un reboot? La domanda da porsi, però, è un’altra – e di gran lunga più importante – la quale, al netto del divertimento e della confusione, non tarda a manifestarsi: qual è il trucco?
Laddove i precedenti capitoli (e autori) hanno retto in termini di macchinazione e tempistica Fleischer, peccando probabilmente di ingenuità, non vede l’ora di svelare le carte, seminando senza sosta indizi e chiarimenti, pur mostrandosi comunque abile nel generare caos, imprevedibilità e illusione. Per questo lo spettatore, ritrovandosi catapultato nella più rocambolesca delle avventure, finisce addirittura per scordarsi dell’Occhio e così della narrazione abituale – tanto in termini di scenario quanto di narrazione – del franchise precedentemente conosciuto. Riscoprendo, tra manipolazioni del reale, deepfake, adrenalina action e scrittura umoristica, sia Mission: Impossible Saga (pensiamo alla sequenza ad Abu Dhabi di Dead Reckoning – Parte Uno) che il dittico National Treasure, rivisitato di recente da Guy Ritchie e Shane Black con esiti assai differenti.
Se già non è un bene il fatto di perdersi in un immaginario altro, o ancora in un giochetto di indizi svelati e malamente camuffati – vuoi per garantire tensione, oppure per non complicare troppo le cose – a peggiorare la situazione è il contrasto di tono – questo sì destabilizzante, netto e di mancato prestigio – tra l’intrattenimento illusionistico e il fiacco affondo sul dramma del reale, dunque sulla spietatezza dei marchi, delle grandi industrie e dei magnati. Rosamund Pike ce la mette tutta nel vestire a fondo abiti e follia della villain Vanderberg, eppure l’estraneità alla linguistica del film cui appartiene, risulta continuamente fuori fuoco o, peggio, fuori luogo. Qua e là, intuizioni registiche d’indubbia riuscita e ambizione, tra queste il castello francese, altrimenti detto rifugio per maghi. Se solo fossero costanti…
Titolo originale: Now You See Me: Now You Don’t
Regia: Ruben Fleischer
Interpreti: Jesse Eisenberg, Morgan Freeman, Isla Fisher, Woody Harrelson, Dave Franco, Justice Smith, Dominic Sessa, Ariana Greenblatt, Rosamund Pike
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 112′
Origine: USA, 2025




















