Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate, di Peter Jackson

lo hobbit. la battaglia delle cinque armateLa scelta di diluire il romanzo tolkieniano fino ad una trilogia era stato l'elemento di discordia che aveva allontanato Peter Jackson dalle simpatie dei fanatici del fantasy. Il numero ridotto di pagine del libro di partenza non ammetteva un'impresa cinematografica che avrebbe sforato il limite complessivo delle otto ore di durata. L'accusa più vibrante era quella di aver tradito l'ortodossia verso il romanzo con l'inserimento di personaggi completamente inventati: un'intrusione in un'opera letteraria che è sempre stata considerata inviolabile.

Il regista neozelandese aveva curato la titanica esperienza produttiva di The Lords of the Rings ma il credito che aveva accumulato non gli era bastato per mettersi al riparo dalle diffidenze. The Battle of the Five Armies mostra in modo esaustivo come è stato gestito lo scarto in eccesso tra la narrazione scritta e quella cinematografica: la differenza è puramente descrittiva. La bulimia visiva di Peter Jackson trova finalmente il suo sfogo nella vorticosa ricostruzione della battaglia tra i cinque eserciti che si sono riuniti per assumere il controllo di Erebor. The Desolation of Smaug finiva con la splendida e lunghissima sequenza dello scontro tra i nani e il drago nel cuore della montagna solitaria: l'elaborata trappola all'interno delle officine era solo un'anticipazione di quello che Peter Jackson aveva preparato per il capitolo finale.

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lo hobbit. la battaglia delle cinque armateLa variazione più evidente su cui si erano rovesciati tutti gli strali dei filologi tolkieniani era il triangolo amoroso tra il nano Kili e l'elfa Tauriel sotto l'occhio geloso e protettivo di Legolas. Il lavoro di arricchimento è molto più colossale rispetto ad un personaggio femminile che non era stato concepito dalla mente dello scrittore e molto più significativo del ritorno sulla scena dell'elfo che nel momento in cui il romanzo venne pubblicato non era stato ancora ideato. La loro presenza è soltanto una strada narrativa in più che non inficia l'economia generale degli avvenimenti: il film non ha l'interesse di macchiare l'epica tolkieniana con l'incongruenza di un sottoplot rosa. Il conflitto tra la passionale Tauriel e il freddo calcolo razionale di Thranduil rimandano alla natura algida degli elfi ma questa doppia personalità è secondaria rispetto alle intenzioni di Peter Jackson. Il film rispetta la realtà storica che la battaglia si è svolta effettivamente nel mondo immaginario di J. R. R. Tolkien ma decide di amministrare a modo suo la durata e l'entità delle sue conseguenze. 

The Battle of the Five Armies non ha un protagonista vero e proprio ed è significativo che l'indiziato principale per questo ruolo venga a mancare proprio nel momento più importante. Bilbo Baggins viene colpito durante la battaglia e assiste alle sue fasi cruciali da svenuto senza avere nessuna parte attiva. L'evoluzione del personaggio di Thorin Scudodiquercia è accompagnata e bilanciata dall'ascesa dell'umano Bard l'Arciere e la moltiplicazione delle figure decisive della saga è funzionale soltanto nel momento in cui la trilogia decide di farli confluire simultaneamente nella stessa situazione. Il modello di riferimento cinematografico non può essere quello di J. R. R. Tolkien ma è quello di George Lucas e la messa in scena fa in modo che tutto confluisca in uno stesso momento ma non in uno stesso posto. Le rivalità tra il bene e il male deflagrano e si consumano in luoghi separati e in battaglie diverse che vengono svolte in un rapporto paritario nella piena padronanza del montaggio alternato. Il risultato è quello di una straordinaria battaglia che si svolge praticamente in tempo reale e riempie un'ora e mezzo di film in cui non ci sono soste. Una relazione con la teogonia di Star Wars che si riflette anche nell'insistente necessità di un collegamento e una coerenza narrativa tra le due trilogie come se ormai fossero un corpus indipendente rispetto al mondo letterario del fantasy. L'attacco distruttivo di Smaug alla città sul mare di Pontelagolungo inizia senza introduzione e chiarisce la volontà di realizzare un film in cui la spettacolarità non ha nessun intermezzo. Peter Jackson ha l'abilità di dare ad ogni dettaglio la stessa rilevanza e il suo tradimento consiste soprattutto nel dare uno spazio enorme a quello che nel romanzo si svolge in poche pagine.

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lo hobbit. la  battaglia delle cinque armateThe Battle of the Five Armies è un lavoro estenuante di ricostruzione che sposa il punto di vista tolkieniano sulla predominanza del bene rispetto alla minaccia costante del male ma procede liberamente nella qualità peculiare della rappresentazione. Gli eroi sono ossessionati da qualcosa che potrebbe portarli lontano dalla loro vera natura e devono lottare contro l'attrazione seduttiva del potere. Bilbo Baggins deve resistere alla forza malvagia dell'anello e Thorin deve contrastare la follia verso cui lo trascina la ricerca dell'archingemma. Il paradosso è che Peter Jackson non è immune a questa distorsione e la sua nuova idea fissa ha provocato una trasformazione interessante. Il regista neozelandese non è più il testimone di J. R. R. Tolkien ma è diventato un personaggio a sua volta. La sua dannazione lo porta a perdersi e ad indugiare nel dedalo delle infinite possibilità visive e il senso di The Hobbit sta tutto in una semplice domanda. L'orgiastica concatenazione di duelli e di capovolgimenti che si ripetono nel suo ultimo film vale il sacrficio della fedeltà al romanzo? Bilbo Baggins ritorna alla Contea ma non può più riprendere la tranquilla routine che aveva preceduto il suo viaggio inaspettato. Peter Jackson si è imbattutto nell'ammaliante fascino di un cinema totale e probabilmente adesso non riuscirà più a fare un film normale.

 

Titolo originale: The Hobbit: The Battle of the Five Armies 

Regia: Peter Jackson
Interpreti: Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Ian McKellen, Cate Blanchett, Elijah Wood, Hugo Weaving, Orlando Bloom, Luke Evans, Evangeline Lilly, Christopher Lee, Ian Holm 

Origine: USA/Nuova Zelanda, 2014 
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia
Durata: 144'