“Lo spaventapassere”, di David Gordon Green

the sitterE se lo sguardo di Cris Columbus passasse per quel magnifico tritacarne capace di squarciare la risata con le sue derive tragiche e spietate che è il cinema della scuola Apatow? Benvenuti a bordo di The Sitter, uscito inspiegabilmente in Italia come Lo spaventapassere, ennesima storpiatura sulla quale preferiamo non soffermarci, dove, dopo le follie demenziali di Rogen e Franco in Strafumati, David Gordon Green firma la sua versione, neanche a dirlo scorrettissima (Jonah Hill si rivolge senza troppe storie ad un tredicenne omosessuale dicendogli “sei checca come una mazza da baseball” e apostrofa la sorellina con un “sembreresti idiota anche a un bambino”), dell’esordio di Chris Columbus. E infatti, come la Elisabeth Shue di Tutto quella notte, anche Jonah Hill si trova ad indossare le vesti di babysitter in una nottata tutt’altro che tranquilla, correndo da un capo all’altro della città, questa volta New York, tra strane palestre, locali niente affatto raccomandabili e feste per il bar mitzvah, nel tentativo rocambolesco di salvarsi la pelle e, per giunta, tornare a casa prima che gli ignari genitori dei tre ragazzini rientrino dalla loro serata.
Ma rispetto al film di Columbus, The Sitter opera uno capovolgimento concettuale di non poco conto. Non più personaggi ordinari che nella straordinarietà di un’avventura scoprono il loro valore e, appunto, la loro straordinarietà, piuttosto un mondo popolato da nerd e “diversi”, dove si celebra nel cinismo più assoluto l’avvento dell’epoca dei freak, quasi che Jonah Hill si stesse già preparando a 21 Jump Street (uscito nelle sale italiane prima di The Sitter, ma successivo al film di David Gordon Green). Il primo a ribadirlo è proprio Noah, l’improbabile babysitter di Jonah Hill, il nerd senza successo, usato dalla sua ragazza e scaricato persino dal padre, che alla fine non è molto diverso dal Seth di Suxbad (mentre girava The Sitter, David Gordon Green deve aver avuto bene in mente il film di Mottola, tanto da citarlo apertamente nella scena dei due sbirri). Difatti, di fronte ad una squadra formata da un tredicenne con problemi d’ansia che s’impasticca per non dover affrontare la propria omosessualità, da un ragazzino ispanico recentemente adottato che, vestito di pigiama e stivali, si diletta a fare il bombarolo nei bagni di New York e da una bambina perennemente acconciata come una prostituta (è proprio sua madre a chiamarla così), Noah dice di essere l’unico vero freak della sgangherata e imberbe compagnia che si trova a dover capitanare. E come se non bastasse, David Gordon Green ritorna sulla figura del gangster del suo Strafumati per portarne alle estreme conseguenze la “mostruosità”. Sam Rockwell, il “cattivo” di The Sitter, si presenta sulla scena in mutande da boxer, una disperata sete di amicizia e attorniato da un seguito di omoni muscolosi vestiti da donna, sui quali fa fare misteriosi esperimenti.
the sitterIn una funambolica corsa tra trovate oscene di una volgarità esilarante e pause di un’umanità incredibile (l’impacciato abbraccio con il padre e la passeggiata a piedi del finale sotto una tempesta magnetica con Roxanne), Jonah Hill continua a sferzare bordate a destra e a manca, mettendo in ridicolo tutti, dalla borghesia benpensante e ai bassifondi americani, dai bambini agli omosessuali, e nella sua avventura, tutta in una notte, vera e propria celebrazione della commedia demenziale senza regole né tabù, torna a ribadire l’imprescindibile centralità di quel geniale precursore della commedia americana del nuovo millennio che è John Landis. Per farsene un’idea, basta guardare la scena, magnificamente assurda, dove Julio, il braccio destro di Sam Rockwell, si prende gioco di Jonah Hill fingendosi ferito a morte per scoprire se dietro al pingue babysitter si nasconde un poliziotto.
 
 
 
 
Titolo originale: The Sitter
Regia: David Gordon Green
Interpreti: Jonah Hill, Sam Rockwell, Max Records, Ari Graynor, J.B. Smoove, Landry Bender, Kevin Hernandez
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 81’
Origine: USA, 2011