Lo spione, di Jean-Pierre Melville

Vendette, regolamenti di conti tra gangster solitari, rapine andate male, scontri a fuoco con la polizia: in un noir secco come i suoi modelli americani, Melville esplora i temi dell’amicizia virile, del destino e del tradimento. Silien è davvero uno spione come molti pensano? Tre attori in gran forma: il disperato Serge Reggiani, lo sbruffone Belmondo e il cinico Michel Piccoli. Tratto dal romanzo di Pierre Lesou, Le Doulos. Un film che Melville considera una “locomotiva”. Accetta infatti di girarlo per togliere dagli impicci il produttore Beauregard, che rischia il fallimento. Fuorilegge, informatori, polizia, trappole, alibi. Un omaggio al cinema americano d’anteguerra: “Senza i sessantatre registi americani che hanno “inventato” il cinema sonoro d’anteguerra, non avrei mai fatto Lo spione“.

Melville è il depositario più convincente della metafora disperata della solitudine umana, il maestro del thriller/noir e Lo spione, rappresenta una delle sue vette cinematografiche in assoluto. Belmondo, al suo primo film con Melville, è un incrocio memorabile tra Dick Tracy e Marlowe, in perfetta sintonia con le storie raccontate dal più americano dei francesi, o dal più francese degli americani. Belmondo è stretto in un gioco di luci ed ombre che rimandano all’espressionismo degli anni ’40. Secco, malinconico, Lo spione sembra essere uscito fuori dalle pagine di Raymond Chandler. E poi, pioggia, pioggia… “Lo so, lo so che questo non è cipria, è sorriso E sì, che non è luce, è solo un attimo di gloria E riguarda me, che sono qui davanti a te sotto la pioggia Mentre tutto intorno è solamente pioggia, pioggia, pioggia e Francia… (Paolo Conte)”.

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Titolo originale: Le doulos

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Regia: Jean-Pierre Melville
Interpreti: Jean-Paul Belmondo, Serge Reggiani, Jean Desailly, Fabienne Dali, Michel Piccoli
Durata: 116’

Origine: Francia 1962

Genere: Noir