Lo stile "ignaro" di Xavier Dolan: Mommy

Xavier Dolan

Fresco del Premio della Giuria a Cannes e dei suoi 25 anni, Xavier Dolan (approdato per la prima volta nelle sale cinematografiche italiane) ha presentato questa mattinaa Roma , presso l'Hotel Baglioni di Via Veneto, il suo quinto lungometraggio MommyAncora una volta il regista riflette sul rapporto di un adolescente con sua madre. 

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Xavier Dolan?Fresco del Premio della Giuria a Cannes e dei suoi 25 anni, Xavier Dolan (approdato per la prima volta nelle sale cinematografiche italiane) ha presentato questa mattina a Roma , presso l'Hotel Baglioni di Via Veneto, il suo quinto lungometraggio Mommy, girato in formato quadrato.

Ancora una volta, a cinque anni dall'esordio di J'ai tué ma mère, il regista riflette sul rapporto di un adolescente con sua madre. In questo caso si tratta di una madre single vedova che si ritrova da sola ad allevare il figlio quindicenne. A loro si aggiunge una particolare vicina di casa.



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Come mai sei passato dal matricidio del primo film alla riabilitazione della figura materna?

Per me J'ai tué ma mère e Mommy sono due film completamente diversi a parte il fatto che li ho scritti e girati io e il personaggio principale Anne Dorval. 

In J'ai tué ma mère c'è la crisi adolescenziale, in Mommy quella esistenziale. Mommy si svolge in una classe popolare, nello strato più basso. Potrebbe sembrare la storia di una madre e figlio che non si amano ma invece il problema è che si amano troppo. Il tono, lo stile, la violenza in Mommy sono molto più selvaggi, reali e crudeli.



MommyCome mai rifletti sempre sul rapporto madre figlio escludendo la figura maschile?

Io sono cresciuto in un mondo di donne, mio padre è stato assente, i miei genitori hanno divorziato quando avevo due anni e mia madre si è trasferita nella periferia profonda dove è stato girato Mommy. Anche quando vedevo mio padre sono stato cresciuto da mia nonna e dalla prozia materna perchè mia madre lavorava. Ho passato tanta parte della mia vita ad osservare le donne e soprattutto le madri. Inevitabilmente questi temi ritornano nelle mie opere. Non mi è mai capitato di osservare uomini lottare per cambiare posizione sociale, lavoro o famiglia. Ognuno ha la sua storia, nel mio caso ho visto solo lottare donne, ho visto donne piangere per amore, per gioia o per i figli, raramente ho visto uomini in situazioni che mi interessano per la scrittura di un film.



Cosa ti ha ispirato proprio tua madre? E si può dire conclusa la serie di film che parlano di voi?

Quando dico che mia madre mi ha ispirato è vero ma non significa che i miei film presentino proprio il personaggio di mia madre. Il primo è stato autobiografico con il 100% mia madre, anche nel secondo e terzo film ho presentato rapporti madre e figlio. Ma non mi interessa fare film di tipo terapeutico per me, io so benissimo qual è il rapporto con mia madre, io faccio film per capire altro: la vita e me stesso. Per la madre ciò che mi ispira non è tanto mia madre ma la madre in genere, è un personaggio ricco che racchiude molte emozioni: è una donna che ha compiuto molti sacrifici. I personaggi femminili sono più spessi, hanno una trama psicologica più interessante. 



DolanQuando scrivi un film lo immagini già dal punto di vista visivo?

Nel caso di Mommy sapevo che avrei usato il formato quadrato, è stata una decisione drastica ed era chiaro fin dall'inizio ma di solito no, non so sempre quale linguaggio userò. Di solito mentre scrivo le cose si precisano, penso più al montaggio che alla lavorazione, come se il montaggio venisse subito dopo la scrittura. Quando giro lo faccio in modo funzionale al montaggio che ho già scelto. Naturalmente poi sono aperto a quello che succede sul set e all'improvvisazione. Anche gli attori possono essere fonte di improvvisazione.



Che lavoro c'è dietro le scelte musicali dei tuoi film?

Spesso per me la musica arriva prima del film, tante volte sento delle canzoni che mi ispirano delle scene. Penso che i film sono come una partitura in cui tutto è musica, anche i dialoghi, i silenzi e i suoni, ogni particolare ha un suo posto nel pentagramma. Spesso la musica mi fa intravedere delle scene prima che io sappia in quale film la userò. 



DolanRicerca dell'identità sessuale: è stato portato a termine questo percorso?

Nei miei film non presento la ricerca di un'identità sessuale ma la ricerca di un'identità, punto. Sono personaggi che cercano un posto nella società, e questo non dipende dall'identità sessuale. Per esempio ho letto che J'ai tué ma mère è la storia di un ragazzo che deve presentare la sua omosessualità alla madre. Certo che no, è la vicenda di un rapporto conflittuale con la madre e tra le altre cose lui è omosessuale. Laurence Anywaysè il film che di più riflette sull'identità sessuale ma più nel senso della ricerca dell'amore. Anche Tom à la ferme riflette sulla menzogna, sulla differenza tra città e campagna e non sul l'identità sessuale. Sarebbe come dire che Jules e Jim è un film che riflette sull'identità sessuale. In generale mi interessa riflettere sull'intolleranza sociale rispetto ai diversi. Per esempio in Laurence Anyways il personaggio di Fred era un diverso già prima di cambiare sesso, la società non tollera la differenza, la ritiene pericolosa quando invece è all'origine di tutto: del progresso e dell'arte. Tutto ciò che è stato creato è stato creato da persone diverse. Questo dovrebbe essere esaltato e non far paura.



Com'è il tuo rapporto con gli attori?

La recitazione è la mia più grande passione, sia riguardo me sia il mio rapporto con gli attori. Mi piace capire i diversi stili di recitazione, studiarli, esplorarli. Essendo io stesso attore, quando scrivo i dialoghi li recito in modo che siano naturali e reali. Per esempio con Anne Dorval, quando ho scritto la sceneggiatura sono andato da lei, abbiamo bevuto, fumato e cominciato a esaminare il dialogo e lei mi ha dato i suoi suggerimenti. Poi con gli altri attori facciamo la stessa cosa. Non faccio tante prove ma delle letture e quello per me è il momento più bello perchè sento la voce di quel che ho scritto io. Non voglio imprigionare gli attori in un modello rigido ma non voglio neanche che poi si trovino impreparati. 

Sul set guardo le scene girate su un piccolo monitor, quando vedo un particolare che mi piace oppure che andrebbe modificato, dico ai miei attori di farlo: parlo moltissimo. Questo è molto irritante al montaggio perchè si sente sempre la mia voce!



MommyQuanto risenti dell'influenza di Fassbinder e Cassavetes, anche nella direzione degli attori?

Non ho nessun tipo di formazione, ho interrotto gli studi a 17 anni, ho vissuto un periodo solitario. Da piccolo non vedevo Film, vengo da un ambiente popolare. Sono un 'ignaro'. Durante il periodo di solitudine è successo che mio padre aveva un'amica sceneggiatrice che mi ha insegnato tante cose, dalla letteratura al cinema (come Lezioni di piano di Jane Campion o Happy together di Kar-Wai) diversi da quelli che conoscevo. Il mio istinto più profondo sono riferimenti di tipo commerciale, i drammi familiari degli anni Novanta. Sono i miei riferimenti di bambino, io ho cominciato a 18 anni pensando a film che avevo visto a 10 anni: Titanic, Batman, i film con Robin Williams come Jumanji. Non esistono film commerciali e film artistici, Titanic è un film stupendo. 

Sono stato influenzato più da fotografi e pittori, o immagini di moda viste su rotocalchi. Non ho visto nessun film di Fassbinder o Cassavetes, non ho avuto tempo per farlo.



Mommy concorre per rappresentare il Canada ai prossimi Oscar, come la vivi?

È molto eccitante. Sono stato fortunato, i primi film li ho finanziati da solo e poi ho avuto fortunate opportunità. Ho scritto una sceneggiatura per fare un film negli Stati Uniti, il progetto prevede già gli attori: a prescindere dagli Oscar, mi sento rassicurato di sapere che ho fatto tutto quello che volevo. 



Il prossimo progetto? Ci saranno figure maschili o paterne?

Nel prossimo film ci saranno uomini, eroi maschili. È un film sul cinema, la storia di una star americana che vive le tribolazioni della celebrità. Presentò i meccanismi dell'industria e come le madri gestiscono la celebrità dei figli. Non è un film sul l'industria ma una storia più intima: racconto lo scambio epistolare tra un attore e un ragazzino. Si chiamerà The death and life of John F. Donovan. Ci saranno uomini, ma non padri. 

 

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