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Lo straniero, il nuovo adattamento diretto da François Ozon

La nuova trasposizione cinematografica del romanzo di Camus a cura del regista francese arriverà nelle sale il 2 aprile, con protagonista Benjamin Voisin

Dopo l’anteprima mondiale al concorso ufficiale della 82ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e il premio César al miglior attore non protagonista (Pierre Lottin), Lo straniero di François Ozon arriverà nelle sale cinematografiche il 2 aprile. Si tratta del secondo adattamento del celebre romanzo di Albert Camus, dopo l’omonimo film di Luchino Visconti con protagonisti Marcello Mastroianni e Anna Karina.

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La storia, ambientata ad Algeri nel 1938, ruota attorno a Meursault, un giovane sulla trentina, modesto impiegato, che partecipa al funerale della madre senza mostrare la minima emozione. Il giorno dopo inizia una relazione con Marie, una collega d’ufficio. Poi riprende la sua vita di tutti i giorni. La quiete quotidiana viene però interrotta dal vicino Sintès che trascina Meursault nei suoi loschi affari, portandolo alla tragedia.

Il protagonista della vicenda è l’attore Benjamin Voisin, che aveva già lavorato con Ozon in Estate ’85 – il film che lo ha lanciato. Il ruolo di Marie invece è affidato a Rebecca Marder, anche lei alla seconda collaborazione con il regista dopo Mon Crime – La colpevole sono io. A chiudere il cast principale, il vicino Sintès interpetato da Pierre Lottin, il quale ha collaborato con Ozon in altre due occasioni, Grazie a Dio e Sotto le foglie.

Come racconta François Ozon, Lo straniero era nato inizialmente come parte di un trittico: la storia di un ragazzo che non riesce a trovare il proprio posto nel mondo, con il volto Voisin. Tuttavia, Ozon decide di non ridurre la storia a un cortometraggio e quindi decide di rileggere il romanzo di Camus. Da qui la rivelazione: Ed è stato un vero choc: il romanzo aveva conservato tutta la sua forza e parlava delle cose che volevo raccontare e per di più in modo intelligente e incisivo! A quel punto ho contattato l’editore Gallimard, pensando che i diritti per il cinema fossero già presi, ma con mia grande sorpresa erano liberi. Quindi mi sono tuffato nell’adattamento, sicuro che Benjamin sarebbe stato perfetto per incarnare Meursault.”

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La sfida più grande del progetto è stata “mettere in immagini la storia di Meursault è stato un modo di tentare di comprendere, di percepire il suo mistero.” Consapevole della differenza linguistica della letteratura rispetto al cinema, Ozon ha preferito seguire l’istinto: “Mi è sembrato che la «trascrizione» della prima parte del libro (il funerale della madre, la vita quotidiana e l’omicidio dell’Arabo sulla spiaggia) dovesse essere sensoriale, quasi muta, fisica, su un ritmo lento ed elegiaco. Mi dicevano che la seconda parte (quella del processo e della prigione) sarebbe stata più facile, più «efficace». Ebbene era quella che mi spaventava di più, poiché nel libro è in forma di monologo interiore, di flusso di pensieri, mentre la prima parte è già di per sé più cinematografica, con la descrizione comportamentista dei fatti e degli atti.”

La scelta del formato in bianco e nero è legata a ragioni sia economiche che estetiche: Economico perché non avevamo i mezzi per ricostruire Algeri in modo realista a livello di scenografie e di costumi. È una scelta che avevo già fatto per Frantz, che era ambientato nel 1919. Estetico perché il bianco e nero apporta una forma di purezza, di bellezza, di astrazione. Oggi le immagini sono spesso aggressive, sature di colori. Volevo che fossimo immersi nelle sensazioni, nell’osservazione, in una forma di semplicità. Il bianco e nero mi permetteva questo: di concentrarmi sui corpi, sui gesti, sui silenzi. Pochissimi movimenti di macchina da presa, molte inquadrature fisse. Una mise en scène raffinata, con un bianco e nero che permette di evocare l’Algeria un po’ come un paradiso perduto.”

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Ozon era consapevole del confronto con il classico di Visconti, riflettendo sul fallimento del prodotto finale: Ovviamente ho visto il film di Visconti, uscito nel 1967. In una delle sue interviste, confidava di non aver potuto fare il film che avrebbe voluto, che si sentiva frustrato, che non era contento e che la sua scelta iniziale per interpretare Meursault non era Mastroianni, ma Delon. Ed effettivamente era un’idea migliore, l’incarnazione ideale di Meursault negli anni ’60 era effettivamente il Delon giovane di Frank Costello faccia d’angelo, o, ancora meglio, quello di L’Eclisse di Antonioni, che a mio parere sarebbe stato il regista italiano ideale per portare sul grande schermo Lo straniero.”

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