Lo “strano caso” del Nuovo Cinema Aquila, a Roma (2)

È una matassa intricata quella del Nuovo Aquila, sequestrato alla mafia, assegnato e poi tolto a una Cooperativa, e con un Bando che non si aggiudica nessuno… fino all’assegnazione diretta alla Fondazione Cinema per Roma, che però non sembra avere i requisiti di legge per poterlo gestire. Che accadrà? Ci saranno ricorsi?

Il Nuovo Cinema Aquila, finalmente, fa parlare di sé. Almeno dopo la decisione, a sorpresa, del comune di Roma di affidare la gestione a Fondazione Cinema per Roma. Notizia del 1 ottobre, più o meno contemporanea alle valutazioni della commissione chiamata a decidere sul bando di concessione aperto a maggio. I dubbi si affollano. Ma gli organi di informazione sembrano nicchiare, in particolar modo quelli “specializzati”. Mentre si rincorrono voci in rete e cenni di protesta, specie tra gli abitanti del Pigneto. Fino al comunicato diffuso da Progetto Arthouse Pigneto (da noi pubblicato pochi giorni fa), che, in qualche modo, si fa voce delle perplessità dell’unica cordata partecipante al bando che è stata ammessa alla valutazione “di merito”.

nuovo-cinema-aquila2Ma andiamo con ordine. Per quanto possibile…

È una matassa intricata quella del Nuovo Aquila, magari poco nota fuori Roma. E bisogna partire da un dato, che si tratta di un bene confiscato alla mafia e, in quanto tale, appartenente al patrimonio comunale. Da questo punto di partenza, una serie di risvolti ingarbugliati, a cominciare dalla storia della prima concessione, partita nel 2004 e movimentata da ricorsi e polemiche di vario genere. In quell’occasione il TAR, con conferma del Consiglio di Stato, assegna la gestione del cinema al consorzio Sol.co. Solidarietà e Cooperazione, un consorzio di cooperative al cui interno gravitano le due entità poi direttamente impegnate nel Nuovo Aquila: la Fabian Art Society e la N.C.A. Cooperativa Sociale Onlus. La convenzione di gestione dell’immobile viene sottoscritta nel maggio 2008 (quindi ben quattro anni dopo il primo bando) e ha durata decennale. Poi da lì tutta una serie di altre questioni, tra le ingerenze e le assenze della politica e dell’amministrazione e i problemi economici e previdenziali dei lavoratori, fino alle ombre dell’inchiesta mafia capitale, in cui risulta coinvolto l’ex presidente dimissionario del Sol.co, Mario Monge. Per una cronistoria “parziale” dei fatti si può leggere il Fascicolo Revoca Nuovo Cinema Aquila che apre il sito ufficiale del cinema… Fatto sta che a marzo scorso viene comunicato l’avvio del procedimento di revoca della concessione per irregolarità contributive e previdenziali e illegittima subconcessione dell’immobile da parte del consorzio Sol.co. a favore delle cooperative consorziate Fabian Art Society e N.C.A. Da qui altre proteste e ricorsi, in pendenza dei quali, senza alcuna remora, l’assessore alla cultura Giovanna Marinelli sostiene la necessità della revoca, nonostante le richieste dei consiglieri del V Municipio. Quindi, a giugno i lavoratori ricevono la lettera di licenziamento e il Nuovo Aquila chiude. Più o meno lo stesso periodo in cui chiudono i teatri di Tor Bella Monaca, Quarticciolo e Villino Corsini, parte di Casa dei Teatri (altra storia ingarbugliata e poco chiara, altra corsa… magari un’altra puntata).

Fondazione Cinema RomaIntanto a maggio 2015 viene disposto il nuovo bando di concessione, con scadenza 22 luglio. Si prevede una “vacanza”, un vuoto di attività fino alla nuova assegnazione e alla sistemazione della struttura e delle attrezzature. Un vuoto che pesa sulla comunità del Pigneto, da sempre impegnata nella salvaguardia del Nuovo Aquila, ma anche sulla scena cinematografica romana, privata di un punto di riferimento importante (e qui magari sarebbe interessante sapere dai produttori indipendenti e i piccoli distributori su quale sia sempre stato il peso strategico di questo cinema e quali problemi abbia comportato la sua chiusura). Intanto, però, a bando ancora aperto, dal 18 al 30 luglio, il Nuovo Aquila ospita sei appuntamenti di CityFest, manifestazione ideata e curata da Fondazione Cinema per Roma.

Una specie di presagio o di prova generale, con la benedizione dell’assessore Marinelli: “Per questa Amministrazione, come dichiarato da subito, questo luogo, un bene confiscato alla mafia, è una priorità di questa città e non doveva chiudere. Abbiamo dunque lavorato celermente per garantirne la continuità delle attività e, dopo dei brevi lavori di messa a norma, grazie all’importante apporto di Fondazione Cinema per Roma, il cinema riapre le sue porte”. Ma di che apporto stiamo parlando? Economico?

Intanto al nuovo bando rispondono in quattro realtà: Pantacoop, il vecchio consorzio Sol.co, il Consorzio di solidarietà sociale Tiresia e la Cooperativa Clematis. Il 22 luglio viene istituita la commissione tecnica di valutazione. A presiederla è Emanuela Bisanzio, direttore del Dipartimento Promozione del Turismo e della Moda. Due membri esterni: Claudia Brizzi, direttore Amministrazione Finanza e Controllo della Fondazione Accademia di Santa Cecilia (che, ricordiamo, ha sede all’Auditorium, di cui la Fondazione Musica per Roma ha la concessione d’uso per 99 anni), Caterina D’Amico, preside della Scuola Nazionale di Cinema, e poi i vari segretari. Tre dei progetti presentati vengono esclusi dalla selezione per mancanza di requisiti essenziali. L’unica offerta ammessa a valutazione è quella del consorzio Tiresia, che però non raggiunge il punteggio minimo richiesto dal bando e, pertanto, viene ritenuta non congrua.

Nessuna aggiudicazione quindi. Il tutto si può leggere nel decreto dirigenziale di mancata aggiudicazione. Che è del 30 settembre (ma la seduta è del 21). E appena un giorno dopo, con una tempestività quanto meno maldestra, viene diffuso il comunicato con cui si rende nota la disponibilità di Fondazione Cinema per Roma a prendere in gestione il Cinema Aquila. L’assessore Marinelli è convinta del fatto suo: “Ribadiamo anche in questa occasione l’impegno per garantire la stabilità dell’offerta culturale del Cinema Aquila. Per questo d’intesa con il Municipio V abbiamo individuato nella Fondazione Cinema per Roma la soluzione più efficace per assicurare la ripresa delle attività. Un primo obiettivo sarà la settimana della Festa del cinema, dove il Cinema Aquila sarà protagonista di alcune proiezioni a partire dal 16 ottobre”. Segue il plauso della presidenza del V Municipio e dell’ANEC…nuovo-cinema-aquila3

Tutto è bene quel che finisce bene. Ma un paio di domande, restano in sospeso, a parte la tempistica, le supposizioni e le coincidenze. Non abbiamo ancora avuto modo di leggere l’offerta della cooperativa Tiresia e diamo per giuste le valutazioni della commissione. Ma resta il fatto che nessuno sa ancora come Fondazione Cinema intenda gestire la struttura, che tipo di programmazione preveda, se un approccio più istituzionale o “festaiolo” (secondo la nuova linea), o un percorso rivolto al cinema indipendente e meno visibile, come nella tradizione del Nuovo Aquila. E, soprattutto, resta il fatto che Fondazione Cinema sembra, per statuto, vocazione e storia, distante da quell’attività “sociali” richieste, per legge, per i beni sequestrati alla mafia. E proprio sotto questo profilo si apre una questione giuridica forse non secondaria, considerato il Codice antimafia, il Dlgs. 159 del 2011, che all’art. 48 parla della destinazione dei beni immobili che sono “trasferiti al patrimonio del comune ove l’immobile è sito, se confiscati per il reato di cui all’articolo 74 del citato testo unico approvato con d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. Il comune può amministrare direttamente il bene oppure, preferibilmente, assegnarlo in concessione, anche a titolo gratuito, secondo i criteri di cui all’articolo 129 del medesimo testo unico, ad associazioni, comunità o enti per il recupero di tossicodipendenti operanti nel territorio ove è sito l’immobile”. Fondazione Cinema per Roma, da un lato, non sembra avere né il profilo giuridico né le finalità statutarie per rientrare tra i concessionari. Dall’altro non è neppure un ente comunale tout court, in quanto tra i fondatori, oltre Roma Capitale, figurano la Regione Lazio, la Provincia di Roma, la Camera di commercio, l’Istituto Luce e Fondazione Musica per Roma

In altri termini, ci chiediamo cosa accadrà in caso di ricorso. Annullamenti, sospensioni, lungaggini, rimandi al mittente, con le ovvie conseguenze per la struttura. E come si svilupperanno le vicende, considerata anche la crisi che si è aperta al comune di Roma? Forse, la questione del Cinema Aquila resta aperta e oscura. Stiamo a vedere.

Un commento