Lo “strano caso” del Nuovo Cinema Aquila, a Roma (3)

In tutta la controversa storia del Nuovo Cinema Aquila, c’è un punto che appare decisivo, ma che sembra passare sottotraccia. Nel bando aperto a maggio, c’era una clausola precisa riguardante il riassorbimento degli ex dipendenti del cinema. Una condizione essenziale di cui avrebbero dovuto tener conto i partecipanti alla gara di concessione. Ora, la domanda è: cosa accadrà nel caso di definitiva assegnazione a Fondazione Cinema per Roma? Si atterrà alla clausola, oppure no.

Una risposta c’è già stata, forse, come sottolinea lo staff direzionale della vecchia gestione, Fabio Meloni, ex direttore, Adele Dell’Erario, ex responsabile dell’Area Eventi, Domenico Vitucci, ex direttore artistico e responsabile della comunicazione. Ecco, in occasione della momentanea riapertura del Nuovo Aquila per la Festa del Cinema di Roma, la Fondazione ha puntualizzato di non aver mai manifestatola propria accettazione alla clausola di riassorbimento dei lavoratori, né nell’ambito di tale procedura né nell’ambito di nessun altro procedimento”. Nessuna assunzione di responsabilità, dunque. Ed è un atteggiamento significativo, in quanto va in direzione inversa a quello che veniva considerato uno dei presupposti essenziali per la nuova gestione. In altri termini, nella confusione della vicenda e tra le polemiche, il rischio è che a farne le spese, come al solito, siano i lavoratori, mandati a spasso con la chiusura del cinema e senza alcuna garanzia concreta sul loro futuro, a dispetto delle promesse e delle rassicurazioni del Comune di Roma.

 

nuovo_cinema_aquilaE per quanto riguarda la situazione contributiva, una delle questioni alla base della revoca della concessione da parte dell’Assessore Marinelli? Anche su questo punto abbiamo chiesto spiegazioni all’ex direzione. “Va specificato che tanto la Cooperativa NCA (costituita dai lavoratori del cinema), che il consorzio Sol.Co. (intestatario della concessione), non hanno nessuna pendenza. Piuttosto c’è da sottolineare che la NCA ha vinto un bando per la digitalizzazione delle attrezzature delle sale. La revoca della concessione ha bloccato questo contributo e la cooperativa ha dovuto farsi carico delle spese dei proiettori per una somma di circa 60.000 euro, che altrimenti sarebbe stata coperta dal bando.

Mentre – per quanto riguarda la cooperativa Fabian Art Society – il Consorzio ha presentato l’accoglimento dell’istanza di rateazione dei contributi INPS. Questa cooperativa ha infatti operato con grande difficoltà, anche per aver sostenuto i costi di attuazione degli eventi istituzionali, dei quali il Comune avrebbe dovuto garantire un rimborso delle spese: cosa mai avvenuta. Se il Comune avesse pagato la cooperativa per i servizi che ha effettuato per conto dell’Amministrazione, cioè, il suo debito oggi non esisterebbe”. 

 

nuovo cinema manifestoIl punto di vista è chiaro, dunque. E, ovviamente, lo staff della vecchia dirigenza ci tiene a rincarare la dose. Da un lato, rivendicando i risultati raggiunti, le iniziative portate avanti, quelle di carattere culturale e quelle volte al reinserimento sociale di persone provenienti dalla strada o dal carcere, le collaborazioni con altre importanti realtà (Libera, Legambiente, Amnesty International, Villa Maraini). Dall’altro, sottolineando la cronica distanza della politica e dell’amministrazione. “Da parte di Roma Capitale non c’è stato mai alcun riconoscimento di tutto questo lavoro, nonostante fosse stato chiarito fin da subito che i lavoratori erano estranei alle inchieste per Mafia Capitale legate al presidente dimissionario del Sol.Co. (ndr. Mario Monge), che fanno peraltro riferimento ad altre cooperative e ad attività che nulla hanno a che vedere con il cinema”. E si getta un’altra ombra inquietante sul passato: “Ma vi è di più: lo stesso direttore del Cinema, tre mesi prima della revoca, aveva reso noto ai Ros e al Dipartimento Cultura di Roma Capitale un tentativo di estorsione ai suoi danni. Estorsione appoggiata da un noto esponente della politica romana ed evidentemente accolta e andata a buon fine”. Non ci è dato di sapere oltre su questo punto. Ma al di là delle accuse e delle recriminazioni, un dato fondamentale rimane, oltre la questione spinosa dei dipendenti. Ed è che con la chiusura del Nuovo Aquila, è venuto a mancare un punto di riferimento importante per quel cinema indipendente che nel corso degli anni ha trovato in quelle sale del Pigneto un’alternativa valida a un sistema distributivo soffocante. “Le distribuzioni indipendenti stanno risentendo tantissimo l’assenza di quello che era l’unico punto di riferimento certo a Roma per la visibilità delle loro pellicole.

“Questo vale anche per molti Festival e Rassegne, come il Visioni Fuori Raccordo Film Festival, il Festival delle Terre e il Premio Roma Videoclip, che hanno dovuto rivolgersi ad altre sale, con differenti condizioni economiche e di riscontro di pubblico. La rassegna ‘Cinemamme’ – ben nota presso il quartiere e non solo – ha addirittura congelato del tutto le proprie attività”. Qualcuno è riuscito a correre ai ripari e a trovare una visibilità tra sale di prima e seconda visione, storici cineclub o strutture dell’hinterland. Altre realtà hanno subito un contraccolpo pesante. E sarebbe utile, magari, rimappare il sistema delle uscite dei film a Roma e capire quali saranno le future strategie delle distribuzioni indipendenti. Nell’attesa di avere un’idea più chiara sulle intenzioni di Fondazione Cinema per Roma, realtà le cui scelte e proposte devono per forza di cose tener conto di istanze più “istituzionali”. Per ora i vecchi gestori sembrano non farsi molte illusioni: “Temiamo che comunque vada non saranno pochi gli spettatori potenziali che ‘digrigneranno i denti’ di fronte al tipo di programmazione che dal 2016 potrebbe caratterizzare il Nuovo Cinema Aquila, sia in caso di palese discontinuità nei confronti delle nostre scelte, che di una ‘replica’ snaturata, sterile e ‘laccata’ delle stesse. Per cui – qualora dovesse subentrare la Fondazione – prevediamo per loro quanto meno qualche difficoltà”. E intanto, nell’incertezza creata dal vuoto politico apertosi con la caduta di Marino e della sua giunta, si promettono battaglie legali e di opinione in nome dei lavoratori. Insomma, le nubi sul Nuovo Aquila rimangono fitte.