Lo “strano caso” del Nuovo Cinema Aquila, a Roma (4)

Ancora nessuna novità sul Nuovo Cinema Aquila. A ormai due mesi di distanza dalla controversa scelta di assegnare in gestione la struttura a Fondazione Cinema per Roma, non si sa nulla sui tempi, sulle modalità, sui programmi. C’è una decisione “sulla carta”, ma in pratica nulla sembra essersi mosso in direzione di una soluzione. Caduta poi la giunta Marino, con il comune commissariato, il silenzio appare ancor più gravido di incertezze. E alimenta ulteriormente le vecchie questioni, i dubbi sulle scelte prese a fine settembre, la “disfatta” del bando, il ruolo strategico, ma non del tutto rassicurante di Fondazione Cinema. In questa nebulosa, stiamo cercando di capire a chi rivolgerci, chi possa essere l’interlocutore politico e amministrativo a cui porre le nostre domande.

 

Intanto, dopo aver accolto il punto di vista della vecchia gestione del Nuovo Aquila, abbiamo sentito il parere di chi ha partecipato al bando di gara, per capire meglio le ragioni della mancata assegnazioni, le proposte fatte e le motivazioni della commissione che non le ha ritenute congrue. Ci siamo rivolti a Edoardo Dell’Acqua, montatore, documentarista, docente di cinema, membro del progetto Arthouse Pigneto, insieme a Marco Vattani, Alberto Gresele, Flavio Donnini. Sono loro, per lo più impegnati a vario titolo nella passata gestione, ad aver pensato e sviluppato nel concreto il progetto presentato dal Consorzio Tiresia, l’unico, tra i quattro partecipanti, ammesso alla valutazione di merito da parte della commissione. E se Tiresia – consorzio di coop sociali attivo nell’assistenza al disagio, nell’educazione, nella promozione della legalità – era il nome, la realtà in concorso, tutte le questioni relative alla gestione concreta del cinema, in caso di vittoria, sarebbero state di competenza dei membri dell’Arthouse, con la collaborazione attiva del cineclub Detour.

 

cinemaAquilaQuali erano le idee cardine del progetto? Il cinema come “adduttore sociale e culturale”, un “volano delle energie del territorio”. “Un cinema di quartiere”, dunque, “accessibile a tutti”, capace di variare e articolare la sua offerta a seconda delle diverse domande del pubblico, o meglio dei pubblici. Quindi prime visioni e cinema d’autore, film d’essai e di ricerca e film di intrattenimento. E poi collaborazioni attive con i festival, tra ospitate, scambi e via dicendo. Per quanto riguarda la funzione sociale, il progetto prevedeva “un cinema culturalmente accessibile, senza barriere di sorta… Significa proiezioni per il pubblico sordo, anche insieme al pubblico normodotato; significa ‘fasce protette’ con film per bambini tutti i giorni dopo la scuola, senza trailer critici e pubblicità; significa una politica dei prezzi che si differenzi per età, orario e tipo di film, e che favorisca studenti, famiglie e disoccupati, e che offra occasioni per spettacoli gratuiti per tutti”. E poi collaborazione con le scuole: a serie di programmi specifici di supporto, laboratori di cinema…

Per quanto riguarda l’aspetto economico, si prevedeva “un investimento totale di oltre 400 mila euro da parte del consorzio Tiresia (capitali privati, quindi); assunzioni nel quartiere e tra professionisti; partenariati con istituzioni culturali, scuole, biblioteche, ambasciate, festival, produzioni e distribuzioni indipendenti; collaborazioni con le realtà associative, di volontariato e commerciali del Pigneto”.

 

NuovoCinemaAquila_1Niente da fare alla fine. La commissione istituita dal comune (e composta – ricordiamo – da Emanuela Bisanzio, direttore del Dipartimento Promozione del Turismo e della Moda, Claudia Brizzi, direttore Amministrazione Finanza e Controllo della Fondazione Accademia di Santa Cecilia e Caterina D’Amico, preside della Scuola Nazionale di Cinema) boccia l’offerta ritenendo “sostanzialmente lacunose le esposizioni di alcuni punti del progetto, con motivazioni spesso davvero poco condivisibili”. E quali sono, a questo punto, le intenzioni dei partecipanti? “L’avvocato che ci assiste ritiene che ci siano i termini per ricorrere, ma ciò nonostante il consorzio e noi si è ritenuto di non procedere per le vie legali: un ricorso avrebbe ulteriormente rallentato i tempi di riapertura del cinema. Quello che ci saremmo aspettati dal comune, e che ancora oggi auspichiamo, è quello che il quartiere chiede: la pubblicazione di un nuovo bando, che può essere pubblicato dal Dipartimento alle attività culturali del comune anche in questo periodo di gestione commissariale”. Restano i dubbi sul modo in cui l’amministrazione ha gestito la questione e l’intera procedura: “diciamo che la tempistica fa sospettare che la decisione fosse precedente all’esito negativo del bando… Per altro la legge sui beni confiscati dice chiaramente a quali soggetti il comune può affidare il cinema: alle coop sociali si, alle fondazioni no”. Quindi, il più grande punto interrogativo riguarda l’effettiva capacità di Fondazione Cinema a gestire il Nuovo Aquila: “la fondazione, che nasce per volontà politica, ha una struttura da apparato statale e non ha né la funzione né le capacità per svolgere il ruolo sociale che il cinema dovrebbe invece incarnare”. Inoltre “affidare il Cinema Aquila alla fondazione significa sciogliere il legame col territorio perché non c’è alcun radicamento sul quartiere. Non è un caso che le proiezioni della Festa del cinema all’ ex Avorio e al Cinema Aquila siano state una debacle: pochissimo pubblico, nessun coinvolgimento, nessuna ricaduta territoriale, neanche per il commercio”. E nel silenzio generale, si resta in attesa, dunque…