LOCARNO 65 – "Ingrid Caven, musique et voix", di Bertrand Bonello (Fuori Concorso)


Bonello porta a Locarno un film-concerto che è un puro atto d’amore per la cantante tedesca, attrice feticcio di  Fassbinder. Catturarne l'aura diventa per il regista francese un gesto estetico e politico insieme, urgente testimonianza di un mondo sul punto di svanire. Il palco immerso nel buio in cui si staglia luminosa la figura di Ingrid Caven dà vita a un inno alla performance, che si attacca al corpo della Diva escludendo tutto il resto. Anche il pubblico.

Estremo e radicale come al suo solito, Bertrand Bonello porta a Locarno un film-concerto che è un puro atto d’amore per una musa, Ingrid Caven, cantante e attrice tedesca, interprete feticcio (e anche moglie per pochi anni) di Rainer Werner Fassbinder.

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Musique et voix
è appunto la registrazione, assolutamente minimalista, del concerto tenuto nel 2006 dalla Caven alla Cité de la Musique di Parigi, evento che per Bonello assume dimensioni epifaniche.

Vedere dal vivo Ingrid Caven e tentare di catturarne l’aura, la stessa che conquista il Bonello spettatore, totalmente avvinto dall’esibizione, che è altro rispetto ai dischi già ascoltati e ai film già visti, diventa allora un atto – come sempre nel suo cinema – estetico e politico assieme, urgente testimonianza di un mondo che sta per svanire, destinato ad essere cancellato e dimenticato.

Proprio come la casa-chiusa de L’Apollonide o Le Royaume di De la guerre, il palco parigino immerso nel buio in cui si staglia, centrale, la figura di Ingrid Caven ammantata di luce, è una soglia tra realtà e immaginario, punto-limite tra un mondo esperienziale e uno solo sognato, in cui Cinema, Musica e Arte si fondono in un insieme cui solo a pochi eletti è consentito di gioire, riallacciandosi alle parole della "sarcedotessa" Asia Argento a Mathieu Amalric.

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Con Musique et voix Bonello conferma la sua idiosincrasia per un'arte divulgativa, rispondendo idealmente a distanza ai dubbi che toccavano Assayas nel finale di L'heure d'été, di fronte a una folla cieca e frettolosa.
Centoquattro minuti di riprese con montaggio sull’asse, tenendo sempre al centro la figura di Ingrid, che dà voce e corpo ai suoi successi, ai brani scritti da Fassbinder e al resto di un repertorio comunque disarmonico, difficilmente accessibile.
Un inno alla performance che si attacca al corpo della Diva escludendo tutto il resto. Anche il pubblico.

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