LOCARNO 65 – Quelques heures de printemps: storia d'amore (e rabbia) tra un uomo e sua madre

Quelques heures de printemps di Stéphane Brizé, con Vincent Lindon 

Tra Toutes nos envies e L'écume des jours: questo magnifico attore, Vincent Lindon, continua a dare vita a grandi e piccoli personaggi con la stessa sensibilità. Basta un'occhiata al poster di Quelques heures de printemps, al suo sguardo che suggerisce mille emozioni contrastanti, per fantasticare sulla sua interpretazione di Alain, 48 anni, che uscito dal carcere dopo 18 mesi per traffico di droga, è costretto a tornare a vivere con sua madre: la convivenza riporta a galla tutta la violenza del rapporto che li ha legati in passato. Alain scoprirà che la donna è condannata a morte da una malattia incurabile, ma vuole andare via con dignità.

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Queste le premesse di Quelques heures de printemps, diretto dal regista francese Stéphane Brizé, con colonna sonora di Nick Cave & Warren Ellis, in uscita nelle sale francesi a partire dal19 settembre e in anteprima al 65° Locarno Film Festival.

"Volevamo raccontare una storia d'amore tra un figlio e sua madre, una storia piena del dolore e della rabbia di due persone incapaci di esprimere i loro sentimenti."  spiega Brizé, raccontando così la sua scelta di Vincent Lindon: "Come pensare a qualcun altro per questo ruolo? Vincent è pieno una malinconia che mi tocca profondamente e nella quale proietto la mia. Siamo nati su pianeti diversi, eppure siamo cugini. Cugini di malinconia. Cugini di rabbia. Cugini nel dubbio, nell'entusiasmo. Lui riesce a tradurre ciò che sente sullo schermo con una precisione e una potenza schiacciante, è una forza della natura: vulcanico, intuitivo, onesto, mai a riposo, costantemente impegnato nel tentativo di trovare la verità dell'istante."

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  Quelques heures de printemps - Vincent Lindon e Hélène VincentYvette, la madre, è interpretata dalla veterana Hélène Vincent, che ha lavorato tra gli altri per André Téchiné – Niente baci sulla bocca – e Krzysztof Kieslowski – Film Blu, una lunga esperienza teatrale, per opere di Shakespare, Joyce, Fassbinder, Strindberg e Chabrol.

"Il suo nervosismo, la sua pignoleria, il suo modo di spostare rapidamente la mano sul tavolo per raccogliere le briciole…
La facoltà di far emergere l'invisibile appartiene ai grandi attori. Helen ha scelto coraggiosamente di non interpretare un personaggio amabile, tutt'altro, ma allo stesso tempo riesce a disegnare i contorni di una dolcezza dolorosamente sepolta dentro di lei.
Ci lascia indovinare tra le righe la donna che avrebbe potuto essere. In questa relazione infinitamente pudica si scorge l'ombra della vita che non ha mai avuto, l'eco straziante di un amore mai espresso".
 

Quello tra il figlio e la madre è un rapporto pieno di paradossi: "Si amano, ma si distruggono. E quando riescono ad avere un momento di tregua, riescono a farlo degenerare. Ciò che temono di più è proprio esprimere la loro emozioni e il proprio affetto reciproco".

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La scelta di parlare del suicidio assistito viene dall'impatto con Le choix de Jean, documentario in cui il regista si è imbattuto per caso, nel 2004, in televisione.

"Quel film mi ha sconvolto ed è rimasto da qualche parte nella mia testa. Quando con Florence Vignon [la cosceneggiatrice, ndr] abbiamo iniziato a lavorare allo script, ho contattato i registi Stéphanie Malphettes e Stephan Villeneuve, chiedendo loro se potevo ispirarmi alle scene catturate da loro, per tutto ciò che riguardava il protocollo del suicidio assistito, in modo da rendere tutto accurato e realistico.
Quelques heures de printemps - Vincent Lindon e Emmanuelle SeignerSì, in Svizzera è possibile: ma non è eutanasia, è un sucidio partecipato. Non è una sfumatura semantica, ma una differenza fondamentale. In Svizzera, come in Francia, l'eutanasia – ovvero la pratica condotta da un medico che pone fine alla vita di un malato – è proibita. Ciò che è permesso, è l'azione di aiutare una persona che desidera il suicidio, e questa è la scelta di Ivette. A un certo punto dice anche 'almeno, finalmente avrò fatto una mia scelta' e questo apre uno spiraglio su quella che deve essere stata la sua esistenza.".
 

"La morte assistita, pur essendo un evento cruciale, non è il soggetto principale della storia e neppure ciò che scatena il conflitto tra i nostri personaggi: è un elemento narrativo e drammaturgico molto forte per generare una domanda: queste due persone riusciranno a scambiarsi poche parole essenziali una volta per tutte, prima che sia troppo tardi?".
 

Emmanuelle Seigner (Essential Killing, Dans la maison, L'homme qui rit) interpreta Clémence, "una donna intelligente, in grado di intuire la fragilità dell'uomo che le sta davanti". Brizé racconta di aver sempre pensato che con Lindon la Seigner avrebbe formato una coppia molto forte e sensuale. "è un'attrice imprevedibile che ti costringe a stare all'erta per cogliere le sue sfide e i suoi giochi d'azzardo."

Tranne poche sequenze, il film è girato interamente in piano sequenza e ricco di silenzi: "la vita è piena di parole, di silenzi e di esitazioni, e anche se nella vita di tutti i giorni sono più il tipo che riempie il vuoto con molte parole inutili, nel filmare non riesco a sfuggire ai silenzi, perchè sono interessato a catturare dei momenti di verità. Cerco di fermarmi prima che si trasformi in una posa e infastidisca la gente".

Nel cast, anche Ludovic Berthillot (À l'intérieur, 2 giorni a Parigi) Mauricette Gourdon (Les aventures de Philibert, capitaine puceau) Sylvie Jobert (Nelly e Mr. Arnaud) Olivier Perrier (Sulle mie labbra, Pour Elle, Uomini di Dio) Annie Savarin (Soffio al cuore, Un secret) e Stéphan Wojtowicz (Emotivi anonimi, À l'origine).

Stéphane Brizé ha esordito nel '99 con Le bleu des villes, presentato a Cannes, per poi dirigere Je ne suis pas là pour être aimé, Entre adultes e Mademoiselle Chambon (César 2010 per il miglior adattamento, il film è scritto insieme a Florence Vignon e sempre interpretato da Vincent Lindon).
 

Tutte le foto di Quelques heures de printemps sono nella nostra gallery.