LOCARNO 66 – "La tensione dinamica dell'architettura modernista" – Conferenza stampa di Exhibition di Joanna Hogg

joanna hogg e liam gillick per exhibitionJoanna Hogg presenta Exhibition, sulla vita di una coppia osservata nel suo rapporto simbiotico con la casa che sono in procinto di lasciare dopo venti anni.

 

La regista parla del suo film come un nuovo territorio da esplorare, partendo da un punto di vista femminile raramente esplorato dal cinema contemporaneo. La accompagna l'interprete principale, l'artista concettuale Liam Gillick, che per lei ha debuttato come attore accanto a Viv Albertine, musicista britannica ex icona punk del gruppo The Slits.

 

Il film è dedicato all'architetto James Melvin, scomparso nel 2011. Che ruolo gioca l'architettura in Exhibition?

 

James era un mio amico e sono sempre stata affascinata da questa casa che aveva costruito nella West London. Trovo che l'architettura modernista abbia una tensione dinamica di grande ispirazione, nel rapporto che gli spazi stabiliscono con le persone che li abitano. Nel film la casa acquista un grande rilievo emotivo, diventa a tutti gli effetti il terzo personaggio della storia. C'è una relazione osmotica tra i due protagonisti e questa abitazione e di fatto ho scelto Liam e Viv perchè amo il modo in cui entrambi vi si muovono, come scendono una scala tra tutti i modi possibili per farlo.

 

Liam Gillick: Ho trascorso molto tempo, una volta che finivano le riprese, a camminare al buio per quelle stanze. Volevo impadronirmi di quegli spazi. Spesso guardando un film si riesce a leggere chiaramente il progetto architettonico che c'è alle spalle, mentre quella modernista è un'architettura che impedisce di realizzare inquadrature "logiche", razionali. Prende piede una dimensione emotiva, come se i corpi diventassero la memoria storica dell'edificio.

 

Quanto c'è nel film della condizione intima femminile? In che modo avete lavorato per raccontare questa coppia, che con la scelta di due attori non professionisti, per di piu' nel ruolo di due artisti quali sono nella realtà, poteva sfiorare il documentario?

J.H.: Dopo i primi film in cui avevo raccontato la famiglia in senso piu' ampio, per me era centrale nel film riuscire a dare il ritratto reale di una donna che, dopo anni, tenta di tenere in piedi una relazione senza figli, senza l'evoluzione tipica della coppia in famiglia. Per me è quasi una sfida visto che al cinema le donne, soprattutto in quanto autrici, hanno ancora una voce ridotta.

L.G.: Abbiamo esaminato il rapporto tra un uomo e una donna, non quello tra cinema e architettura o arte/vita. Allo stesso tempo, pero', non è un documentario ma un'opera ibrida che mescola la vita al cinema, con tutte le sue ripetizioni e i suoi tagli. Joanna ha lavorato con uno script che descriveva la vita interiore dei personaggi anzichè una normale sceneggiatura, provvista di movimenti di macchina e dialoghi. A volte ero in cima alla scala, pronto a girare, e mi arrivavano questi foglietti con nuove battute. Li leggevo come si legge una lettera, o un telegramma, e poi li mettevo in tasca, per fare mio solo l'effetto che lei avrebbe voluto. La vita stessa è una reazione a una data azione, abbiamo cercato di filmare questo processo.


J.H.
: Come ha detto Liam non è un documentario ma l'effetto è stato molto naturalistico. Anche il casting di Liam e Viv è avvenuto molto tardi, con terrore dei miei produttori, e in maniera spontanea. La scelta è stata del tutto istintiva, sentivo che entrambi avevano la presenza che cercavo e che volevo tradurre sullo schermo. La mia priorità era avere uno sguardo fresco, battere un terreno che non fosse per me già conosciuto.