LOCARNO 66 – "L'attore puo' recitare anche l'incoscio" – Conversazione con Faye Dunaway

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faye dunawayAssieme a Jacqueline Bisset, Anna Karina e Christopher Lee, Faye Dunaway è una delle grandi protagoniste dell'irripetibile stagione cinematografica tra gli anni 60 e i 70 a cui il Festival di Locarno ha deciso di rendere omaggio in questa sua 66a edizione.
Diva d'altri tempi, che per l'appunto ha confessato di aspirare al ruolo di una delle piu' grandi dive dell'Opera, Maria Callas, Faye Dunaway ha avuto il privilegio di tenere a battesimo la New Hollywood, con il magnifico ruolo di Bonnie in Gangster Story di Arthur Penn e quello, di Evelyn Mulwray nel Chinatown di Polanski, proiettato come anteprima del Festival il 6 agosto.

Un personaggio mutevole, che l'attrice descrive cosi': era esattamente ciò che avrei voluto interpretare, perchè nasconde un segreto e può lasciar trapelare quello che il pubblico non sa, essendo la sola a conoscere la verità dei fatti. Ha un pesante oscuro passato di cui si vergogna e cerca di occultarlo in ogni modo, naturalmente utilizza la propria immagine, angelica ed elegante, come una maschera e non rivela molto di sè.
L'attore ha quindi la possibilità di recitare anche ciò che il personaggio compie inconsciamente, come accendersi una sigaretta senza aver finito la precedente, lanciando un segnale di nervosismo, è interessante come, se ci spingiamo oltre l'apparenza, ci sia evidente che il personaggio non sa ciò che sta facendo, mentre l'attore ne è consapevole.

 

Il personaggio era già nel copione, la sceneggiatura di Towne era davvero meravigliosa e marcava questo doppio binario tra la Evelyn sconosciuta e quella sotto i nostri occhi. Era compito mio che anche quest'ultima, in qualche momento, avesse qualcosa che non andava, che emergesse come non stesse dicendo tutta la verità. 

 

 

 Riprese: Sergio Proto