Locarno 66, un festival di frontiera

locarno 66_il programma"Considero Locarno un festival di frontiera. Un festival che cerca di indagare ciò che si muove ai confini dello spettro del cinema, ai bordi dell’inquadratura per cogliere quella parte di fuoricampo che polarizza la scena".

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Con queste parole il neo direttore Carlo Chatrian ha inaugurato la sua esperienza alla guida della manifestazione ticinese giunta alla 66a edizione.

Che a un primo sguardo, dopo la conferenza stampa di presentazione del programma, si impone subito per la radicalità della proposta,  portatrice di un'idea di cinema molto compatta, pur spaziando fra generi e cinematografie lontane, dall'Europa dell'Est alla Scandinavia alla Spagna e al Sud America, mentre viene ridimensionata l'attenzione verso gli Stati Uniti, in particolare per quel cinema indie di scuola Sundance che aveva caratterizzato il Festival nelle ultime edizioni.

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Lo scarto si nota soprattutto nella sezione Piazza Grande, vero cuore di una manifestazione che trova nella calorosa partecipazione del pubblico uno dei suoi tratti distintivi: nessun nome noto o film-evento, rintracciabile piuttosto nella retrospettiva completa dedicata a George Cukor, autore-artigiano omaggiato anche dalla presenza delle dive Jacqueline Bisset e Anna Karina e dalla proiezione 3D del Mago di Oz.

Locarno_piazza grandeLa Piazza Grande di Locarno 66 avrà tuttavia la sua dose di Hollywood con il film di apertura 2 Guns, con Mark Whalberg e Denzel Washington, e con We're the Millers, interpretato da Jennifer Aniston, Jason Sudeikis e dalla giovane Emma Roberts (che sarà distribuito in Italia con il titolo Come ti spaccio la famiglia).


Non mancano i ritorni di autori lanciati negli anni dal Festival: da Quentin Dupieux (il dj francese Mr. Oizo) che porta in Piazza Grande Wrong Cops, (con Marilyn Manson!) al duo portoghese João Rui Guerra da Mata e João Pedro Rodrigues, vincitori nel 2012 di una Menzione Speciale della Giuria per il noir in soggettiva A Última Vez Que Vi Macau, quest'anno Fuori Concorso con il cortometraggio Mahjong.
Ma soprattutto quello di Valérie Donzelli che, dopo aver debuttato nel 2009 con La reine des pommes nella sezione Cineasti del presente, torna nella duplice veste di giurata e autrice del nuovo Que d'amour, tratto da una pièce teatrale, ultimo lavoro dopo i successi di La guerre est declarée e Main dans la main, presentato Fuori Concorso.

La sezione è poi arricchita dalla seconda serie di documentari di Werner Herzog, Death Rows. L'autore tedesco, insignito del Pardo d'Onore e protagonista di una rassegna di 10 film, porta a Locarno altri quattro episodi della sua miniserie dedicata alla pena di morte negli Stati Uniti.

Se dalla sezione Cineasti del presente – che spazia fra America, Asia ed Europa – ci si attende come di consueto una vetrina, anzi una finestra come recita lo slogan "le finestra della scoperta", di giovani talenti (fra cui si ritrova con piacere Blaise Harrison, che si era fatto notare al Festival dei Popoli con Armand 15 ans l'été, ora a Locarno con L'harmonie), è la sezione del Concorso ufficiale a suscitare, almeno su carta, le maggiori aspettative.

Per il Pardo d'Oro assegnato dalla giuria presieduta dal regista filippino Lav Diaz (vincitore di Orizzonti a Venezia 65 con Melancholia), concorrono film di cineasti assai diversi tra loro, in una selezione eclettica ed eterogenea che affianca autori di peso, volti familiari dei maggiori festival mondiali a registi più giovani ma già noti nel panorama internazionale.
Ecco quindi che i nomi di Hong Sangsoo (Our Sunhi) e Kiyoshi Kurosawa (Real) compaiono accanto ai francesi Emmanuel Mouret – che dirige Virginie Ledoyen e Jasmine Trinca in Une autre viee Guillaume Brac, al suo debutto nel lungometraggio con Tonnerre. O anche al catalano Albert Serra, classe 1975, vincitore nel 2006 a Torino con Honor de cavalleria e al rumeno Corneliu Poromboiu, Caméra d'Or a Cannes 2006 con A est di Bucarest.

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E ancora L’étrange couleur des larmes de ton corps, omaggio al giallo italiano degli anni '70, ad opera dei francesi Hélène Cattet e Bruno Forzani, mentre l'Italia è rappresentata da Sangue di Pippo Delbono, all'interno di una manifestazione che continua a confermarsi, anno dopo anno, un felice terreno di linguaggi e sperimentazioni.