LOCARNO 67 – Carlo Chatrian: "Il cinema è plurale"

 carlo chatrian su locarno 67

Il Direttore Artistico del Festival di Locarno racconta in esclusiva a Sentieri Selvaggi l'imminente edizione: dalla retrospettiva Titanus agli omaggi a Léaud e Agnès Varda, fino alla nuova sezione di ricerca, Signs of life, Locarno 67 punta l'attenzione sull'esperienza del cinema moderno e il suo riverbero nel panorama contemporaneo, nel segno di una costante libertà formale

Il Direttore Artistico Carlo Chatrian racconta in esclusiva a Sentieri Selvaggi l'imminente edizione del Festival di Locarno: dalla retrospettiva Titanus agli omaggi a Jean-Pierre Léaud e Agnès Varda, fino alla nuova sezione di ricerca, Signs of lifeLocarno 67 punta l'attenzione sull'esperienza del cinema moderno e il suo riverbero nel panorama contemporaneo, nel segno di una costante libertà formale

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Dopo l’esperienza dello scorso anno cosa avete deciso di mantenere dell’impronta data nella prima edizione e cosa avete ritenuto opportuno modificare?

L’edizione 2013 è stata bene accolta dalla stampa e dal pubblico, segno di una formula che soddisfa le esigenze dei tanti pubblici presenti a Locarno. Dunque anche quest’anno nessuna rivoluzione; solo piccole correzioni del tiro.
Poi è evidente che la linea di un festival è data dal suo programma e dai film selezionati. Da questo punto di vista quest’anno il programma è caratterizzato da una forte attenzione a quello che per comodità si definisce cinema moderno, grazie a ospiti, testimoni e omaggi, ma anche presenza di registi più giovani che direttamente si ricollegano a quell‘esperienza di libertà formale.

Nel Concorso compaiono nomi di cineasti consolidati ma sempre sperimentali, in costante divenire, e giovani che hanno alle spalle solo un paio di film: che tipo di fil rouge avete cercato per dare coesione alla sezione?

Nessun fil rouge. Il concorso si apre ad accogliere le anime diverse del cinema e al contempo di mostrare nella varietà degli approcci la vitalità di questa arte. 
le pornographe bertrand bonelloNell’omaggio a Léaud troviamo Le pornographe di Bertrand Bonello mentre in Concorso l’unico italiano è Perfidia di Bonifacio Angius. Entrambi conflitti tra padri e figli per raccontare lo spaesamento di due diverse generazioni. È soltanto una casualità o frutto di una scelta mirata?
 
Il rapporto tra padri e figli e per traslato tra generazioni è ricorrente in tanti film, non solo quelli presenti a Locarno. Non avevo pensato a questo raffronto, ma penso che a Léaud non dispiacerebbe essere accostato a un giovane regista sardo; di certo nella sua lunga, inarrivabile, carriera la scelta di accompagnare nuove esperienze di cinema ha giocato un ruolo preponderante e ancora lo fa. 
Se sui nomi in Concorso ci sono già precise aspettative, cosa emerge secondo te dalla selezione sui Cineasti del presente, una delle sezioni più interessanti del festival? In che direzione muove il cinema degli esordienti?

Mi fa piacere che vi soffermate su questa competizione che nn avendo grandi nomi cui appoggiarsi è spesso lasciata in secondo piano, quando invece esprime con forza il desiderio del cinema di rinnovarsi. Quest’anno al suo fianco le abbiamo aggiunto una costola, per così ancora più estrema, si chiama Signs of Life – dal primo film di Herzog.

Entrambe sono sono pensate come dei laboratori dove si progetta il cinema del futuro. Saggi, finzioni in prima persona, documentari dal chiaro valore politico e nuove forme narrative concorrono a definire un quadro del cinema che sarà. Fortunatamente non c’è una direzione predominante nel percorso di ricerca dei giovani, almeno questo è quanto cerchiamo di sottolineare con la nostra selezione: il cinema è plurale.


léaud e varda omaggi locarno 67Torniamo a Jean-Pierre Léaud ed Agnès Varda. Puoi raccontarci la scelta di questi omaggi e come loro hanno accolto la notizia dei Pardi?
Ho incontrato entrambi personalmente. Léaud in un tranquillo caffè di Parigi, Varda nel suo ufficio che assomiglia molto a un’abitazione. Il primo, con il suo fare molto timido, si è detto davvero “touché” dalla mia scelta, quando chi avrebbe dovuto essere toccato ero io! La seconda si è confermata un vulcano di energia, piena di idee, proposte, suggestioni e ricordi. Più che il premio – con grande autoironia mi ha detto che le fa piacere perché le ricorda di non essere (ancora) morta – le interessava la selezione dei titoli da far vedere.

Così abbiamo percorso la sua lunga filmografia e io ho scoperto che avevo qualche lacuna! Penso che anche nella selezione di Locarno a fianco di film imperdibili (Cléo, Sans toit in loi) ci sarà modo di scoprire angoli nascosti di questa instancabile sperimentatrice.

 
Infine la retrospettiva della Titanus. Cosa vi ha attratto della sua storia e del loro archivio che disegna in qualche modo parte della storia del cinama italiano?
Innanzitutto la sfida di raccontare “una” storia del cinema italiano. Poi la possibilità di far risuonare insieme ad alcuni capolavori anche una buona parte di film popolari e vedere come questi reggono al tempo e come dal passato ci raccontano il presente.
Oltre al valore intrinseco della proposta, oltre alla grande qualità tecnica che la maggior parte dei film Titanus avevano e hanno, c’è il piacere di affrontare un tuffo nel passato.
Se nel fondo diversi film sono ancora di grande attualità, i modi di esprimersi, il vestire, il muoversi raccontano di una società diversa, distante dalla nostra, probabilmente per sempre trascorsa. E qualcosa però di quel porsi rispetto alla macchina da presa, che era percepita come un oggetto prezioso e non un oggetto di consumo che si tira fuori come si farebbe con un pacchetto di cicche, dovrebbe restare ancora oggi come un monito.

 

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