LOCARNO 67 – Nuits blanches sur la jetée, di Paul Vecchiali (Concorso internazionale)

nuits blanches sur la jetéeImmenso Vecchiali. In un set familiare, Saint Martin, fa emergere dall'acqua del mare il fantasma di Dostoevskij. Dopo le nebbie di Visconti (Le notti bianche), la liquidità di Bresson (la pioggia sul vetro dell'esemplare Quattro notti di un sognatore), le luccicanze di Gray (dove non siamo d'accordo con quanto ha detto oggi il regista durante l'incontro perché Two Lovers è bellissimo), il cineasta riporta sullo schermo il romanzo breve in un digitale esemplare per essenzialità, che riporta il cinema a delle nuove origini. Once More. Ancora. Vecchiali. Uno spazio diventa ancorabuna casa come Retour à Mayerling o Le gens d'en bas. Il gesto e la parola nello spazio come Humeurs et rumeurs. E anche Nuits blanches sur la jetée potrebbe essere un film cominciato e mai finito come quello del regista e degli attori protagonisti di A vot' bon coeur. Nel senso che è un film che potrebbe continuare. Ancora quattro notti. Con le parti diurne che potrebbero invece essere autonomi cortometraggi.

Fedor (chiaro il riferimento allo scrittore russo) è un nottambulo che passeggia sul molo della città e una sera incontra Natacha che sta aspettando l'uomo della sua vita. Nel corso di queste quattro notti, a poco a poco lui si innamora di lei. Notti vere oppure notti sognate. 

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I rumori della strada di giorno o quelli del mare in lontananza. Inquadrature fisse di un cinema di una purezza assoluta, dove la parole puramente dostoevskijana diventa trappola e desiderio. Nei dialoghi emergono altri film, da Max Ophuls ("trois fois je ne vous aime pas") a Un amore splendido di Leo McCarey (il riferimento al film con il lusso e la crociera). Luci sul set nella notte che segnano il movimento come un faro nascosto nella notte, alimentate anche dall'iphone dove le telefonate non solo rendono piu' moderna questa veersione, ma diventano anche suoni essenziali di dialoghi che si sentono o si percepiscono. Oppure diventano la musica per una scena di danza di straordinaria bellezza e intensità, che trascina. Come un Rohmer diventato improvvisamente musical dove il corpo di Maria Schell di Visconti si impossessa di quello di Astrid Adverbe. 

Muta continuamente sotto i nostri occhi Nuits blanches sur la jetée. Con il bianco e nero, con uno sguardo in macchina di Fedor. Come un film che aspetta che sia lo spettatore a fermarlo, a interromperlo, a farlo ripartire di nuovo. Autentica folgorazione del Concorso. Un premio (ci) sembra necessario.

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