LOCARNO 67 – Pedro Costa e la memoria. Il regista su Cavalo Dinheiro

pedro costa

Al festival aveva già portato No Quarto da Vanda nel 2000. 14 anni dopo il cineasta portoghese torna al festival in concorso con Cavalo Dinheiro e, nel corso dell'incontro, parla della Rivoluzione, la memoria, il lavoro sul colore e del suono, dell'uso della musica e soprattutto sulla fondamentale figura di Ventura.

 

pedro costaA Locarno aveva portato già No Quarto da Vanda nel 2000. 14 anni dopo il cineasta portoghese Pedro Costa torna al festival in concorso con Cavalo Dinheiro e, nel corso dell'incontro, parla della Rivoluzione, la memoria, il lavoro sul colore e del suono, dell'uso della musica e soprattutto sulla fondamentale figura di Ventura.

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Ci sono degli echi autobiografici dietro la rappresentazione della Rivoluzione del 1974?

In quel periodo ero molto giovane, ma partecipavo attivamente. Occupavo le scuole e le fabbriche e cantavo gli slogan rivoluzionari. Ho avuto bisogno di 30/40 anni per scoprire la figura di Ventura che è stata fondamentale per questo film ed è lui che mi ha raccontato molte storie. Lui, durante quel momento, si nascondeva con i suoi compagni di colore. In quel periodo in Portogallo già c'erano molti immigrati. Questo è stato un film molto difficile da fare. Ma c'era l'esigenza di farlo, proprio per dimenticare e voltare pagina. Ventura è vero, non è un carattere di finzione.

 

Che tipo di lavoro è stato fatto sulla luce e sul colore?

Si, sono due elementi fondamentali nel film. Il lavoro sul suono è stato molto importante, per esempio, nella scena dell'ascensore. L'uso del colore è evidente nel modo in cui doveva essere mostrata la notte che doveva avere qualcosa di strano, ma anche fantastico. Una notte quasi 'baudeleriana'.

 

In Cavalo dinheiro sono molto importanti anche i pezzi musicali

Ventura cantava molto e lo faceva milto bene. Le canzoni di Capo Verde sono essenziali in questo film e spiegano le cose ancora meglio delle immagini. Cantando, Ventura ha in qualche modo salvato la sua anima.

 

All'inizio del film ci sono delle fotografie

Si, quelle sono state fatte da Jacob Riis che non appartiene all'universo della fotografia ma era un pioniere. Ha scattato foto di emigranti che sono arrivati a New York all'inizio del XX secolo.

 

Puo' essere anche un film sul Portogallo e sulla crisi economica?

Probabile. Posso dirvi che è un film sul cavallo e sul denaro. Ma non so. Non è comunque un film sul passato e sull'avvenire ma sul presente, un presente eterno. L'ascensore è una sorta di macchina che vi dice che siete prigionieri del vostro presente.

 

 

 

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