#Locarno69 – Brooks, Meadows and Lovely Faces, di Yousry Nasrallah – Concorso

Due cerimonie per raccontare un popolo in movimento, tra passato, presente e futuro.

Legami e conflitti generazionali, sentimentali, sociali si snodano nell’Egitto in fermento di Yousry Nasrallah, che firma con il brio e le subitanee variazioni di tono di una commedia shakespeariana, à la Molto rumore per nulla, un imponente ritratto corale del suo Paese, lavorando e ridefinendo codici narrativi classici.

La storia, che parte in medias res, per poi tornare agli eventi scatenanti di un mese prima, si apre su un lussuoso ricevimento a cui prendono parte notabili e membri del Governo. Ma è subito chiaro che qualcosa non funziona, che dietro la messa in scena del cerimoniale si nasconde un’altra commedia, dall’orchestrazione oscura e dagli esiti imprevedibili.

brooks meadows and lovely faces 2Arriva allora il flashback da cinema hollywoodiano, che apre sull’altra, lunghissima cerimonia, stavolta nuziale, di cui Nasrallah si serve come un grande, titanico set, unità di luogo (si far per dire, visto il numero di ambienti, interni ed esterni in cui la macchina da presa si invola col dolly o i pertugi in cui si incunea a spiare amanti clandestini…) a cui ricondurre i tanti personaggi i cui destini andranno a intrecciarsi.

Snodandosi lungo la dettagliata preparazione rituale del pranzo di nozze, il film introduce alle vicende del vecchio Yehia e dei suoi due figli, Refaat e Galal, proprietari di un catering a conduzione familiare, motori delle tante diramazioni che Nasrallah imbastisce, tenendo lucidamente le fila di ognuna: dall’amore a prima vista di Refaat, cuoco eccelso ma analfabeta, per Shadia, moglie divorziata dello sciocco ricco e disonesto Farid, ora risposato a una donna perfida che sembra una Maleficent araba.
Al fratello Galal, giovane ma già padre e vedovo, sette anni di carcere alle spalle per diserzione, oggetto di diverse attenzioni femminili. E ancora, giovani innamorati pronti a sposarsi di nascosto dalle rispettive famiglie, adulteri, trappole, miriadi di piccole digressioni che, pur in un clima luminoso da commedia sofisticata, sono pronte a trasformarsi in imprevedibile tragedia.

galalNasrallah si muove insospettabilmente a suo agio in questo eccesso tramico, punto di incontro tra Shakespeare e melodramma popolare, con accenni di musical bollywoodiano, con tanto di canzone leitmotiv delle pene d’amor perdute. Vi risponde, anzi, calcando la mano su colori brillanti da far quasi male agli occhi, e movimenti di macchina sinuosi e languidi come le occhiate proibite delle sue protagoniste, che alla pari e ancor più dei rispettivi partner, muovono l’azione, disegnando ognuna una diversa traiettoria verso un genere differente.

Film spiazzante dopo l’impegno diretto di Après la bataille, Brooks, Meadows and Lovely Faces è a suo modo un’opera che, omaggiando la narrativa popolare e lo spirito affabulatorio (già sotteso al ritratto d’emancipazione femminile Scheherazade, Tell Me a Story) si prefigge con successo l’obiettivo di raccontare la metamorfosi di un intero popolo, con sguardo pieno d’affetto e un finale “purificatorio” incoraggiante (anche se After Effects, con il fintissimo sciame di api, non sembra ancora appartenere a questo cinema).

Per il Concorso locarnese, che quest’anno patisce l’assenza di “nomi forti”, senz’altro una delle teste di serie.