#Locarno69 – Godless, di Ralitza Petrova

Un esordio al lungometraggio impermeabile e immobile, senza le scosse necessaarie che trascura anche le tracce poliziesche che potevano animarlo. In concorso

Le luci spente. Come un attesa di una fine imminente. Quasi catastrofico Godless, in un paesaggio che potrebbe saltare in aria all’improvviso. Chiuso e incastrato nelle sue tonalità grigie e oscure, procede attraverso quadri privi intenzionalmente di vitalità, acceso appena dalla presenza della neve dove la scena con gli sci è l’unico squarcio vitale di un film senza vita.

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Il luogo è già ai margini. Godless si svolge infatti in una cittadina bulgara sperduta. Gana si occupa di anziani affetti da demenza senile e al tempo stesso gestisc un traffico di carte d’identità. Parla appena con la madre e il rapporto con il fidanzato procede senza sussulto; ormai l’unica cosa che condivide la coppia è la morfina. Nulla sembra cambiare nella sua vita, neanche l’omicidio di un paziente che ha minacciato di smascherare i suoi loschi traffici. Le cose cambiano quando conosce Yoan.

godless ralitza petrovaL’approdo al lungometraggio della bulgara Ralitza Petrova – dopo i corti Rotten Apple (2007) e By the Grace of God (2009) – si muove lungo le linee di un cinema intimista che seziona la protagonista (interpretata da Irena Ivanova) nei suoi movimenti, nel suo volto che non sembra accendersi mai, nella sua impermeabilità davanti gli insulti. Godless sembra guardare al cinema di Mungiu mescolato con quello di Haneke ma il risultato appare svuotato di ogni reale tensione umana ed emotiva, non tanto nella ripetitività dei gesti ma soprattutto nel rapporto della donna con Yoan. La macchina a mano crea soltanto un movimento illusorio e la Petrova non riesce a fare quello strappo, quella scossa di cui il film aveva bisogno. Immobile nel filmare la morte o il sesso, probabilmente volontariamente, ma non c’è neanche quella crudeltà che può essere efficace o detestabile comunque muove qualcosa. Godless resta invece indifferente, come quelle persone che possono essere presenti a una cena ma non si fanno notare. E soprattutto accenna e tralascia la parte poliziesca. Che poteva essere ampliata. Ma forse non era nelle corde della cineasta. Oppure non gli interessava. Eppure era l’unico elemento che poteva scuotere il film dal suo torpore.

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