#Locarno69 – Inimi Cicatrizate (Scarred Hearts), di Radu Jude – Concorso

dalla novella autobiografica di Max Blecher, Jude dà vita a una messa in scena all’apparenza immobile, tuttavia densa di accadimenti, storie, frammenti di esistenze. 145 minuti necessari e vibranti.

“I manoscritti non bruciano”, scriveva Bulgakov. E proprio al valore imperituro del testo scritto tornano i film locarnesi, dopo le corrispondenze tra Jorge de Sena e Sophia de Mello Breyner Andresen e i diari di Jonas Mekas, con un’altra opera del Concorso che racconta le opere e la vita di un autore letterario trasfigurandole in discorso universale sulla bellezza dell’attimo e la fugacità dell’esistenza.
Radu Jude, classe 1977, al suo terzo lungometraggio dopo The Happiest Girl in the World del 2009 e Aferim!, vincitore dell’Orso d’argento per la miglior regia a Berlino 2015, traduce sullo schermo la novella autobiografica di Max Blecher, poeta e scrittore romeno morto all’età di 29 anni, molti dei quali passati in un sanatorio per una grave forma di tubercolosi ossea.

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Da qui, da questo ospedale-fortezza sul Mar Nero, Emanuel vede la vita immobilizzato in un letto da un busto che gli comprime vertebre e petto, ma non gli impedisce di pensare, declamare versi, amare. Jude raccoglie la sfida e dà vita a una messa in scena che renda conto di questa impossibilità di movimento, tuttavia densa di accadimenti, storie, frammenti di esistenze.
scarred hearts

Sceglie allora di ridurre lo schermo a una vecchia diapositiva, con un formato in 4:3 stondato ai margini, camera per lo più fissa e profondità di campo, a restituire la stratificazione dei piani visivi, con composizioni affascinanti, pittoriche, del quadro.

Ma la qualità migliore di Scarred Hearts è che la rilevanza tecnica dell’operazione non inficia o sovrasta mai il cuore del racconto, ponendosi a servizio di questa vita in orizzontale. Procedendo per tableaux vivants il film inanella il ricovero di Emanuel, il commosso addio al padre e alla vita borghese per entrare in un luogo metafisico che finisce per somigliare alla Fortezza Bastiani di Buzzati, il cui abbandono appare sempre a un passo ma si sposta ogni giorno di più, diventando irraggiungibile.

scarred hearts radu judeL’attesa si fa logorante, i 145 minuti restituiscono i dettagli di un calvario fisico a cui corrispondono malinconie ma anche momenti di gioia intensa e luminosa. L’incontro con Solange, le loro notti rubate alla malattia, le feste malgrado altri spettri si affaccino all’orizzonte, con la Germania hitleriana che sussurra ai bordi dell’inquadratura.

Radu Jude filma gli accadimenti nell’irrealtà immediata con immagini che risuonano di cultura mittleeuropea da Thomas Mann a Kafka. E sono 145 minuti necessari, vibranti.
Una vera, bellissima sorpresa nella Competizione.