#Locarno69 – Jeunesse, di Julien Samani

Prodotto da Paulo Branco e tratto dal racconto autobiografico di Joseph Conrad, un promettente esordio nel lungometraggio del cineasta francese che si porta dietro tracce dei suoi lavori precedenti

Una bella sfida in una delle opere più spregiudicate del Concorso. Ha uno sfondo quasi horror La jeunesse, come se il mare fosse una minaccia invisibile. O sulla nave si nascondesse un killer che nessuno dei personaggi può vedere. Anche in suo questo primo lungometraggio, il cineasta francese Julien Samani si porta dietro ancora delle tracce documentaristiche. Nel modo di inquadrare i volti, il cielo, nel fermare i colori tra l’azzurro e l’arancione del tramonto che segnano visivamente un film che appare senza tempo. Solo la presenza della pagina social sembra un momentaneo ritorno al presente per mostrare come il protagonista abbia definitivamente perso le proprie radici.

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Zico è un ragazzo in cerca d’avventure. Decide di lasciarsi tutto alla spalle e s’imbarca su un cargo a Le Havre. Con lui ci doveva essere pure il suo amico ma la mattina dell’appuntamento non si presenta. Con l’equipaggio inizialmente ha dei problemi. Poi riesce a farsi spazio. Ma l’imbarcazione ha numerosi problemi e fronteggiarli diventa sempre più difficile.

Kévin Azaïs Samir Guesmi JeunesseTratto dal racconto autobiografico pubblicato da Joseph Conrad nel 1898, Jeunesse – che è stato prodotto da Paulo Branco – mostra un attento lavoro di adattamento che però si porta dietro al tempo stesso tracce dei lavori precedenti di Samani. Il mare, con al centro dei pescatori, era già al centro del suo primo corto, La peau trouée del 2004 mentre il lavoro fisico sul paesaggio richiama Sur la piste del 2006. Giocando su una musica mai insistente, Jeunesse disegna la parabola di una presa di coscienza. Zico è prima respinto poi s’impossessa del luogo come Tahar Rahim nel carcere di Il profeta. E per mostrarlo, Samani non si fa prendere da nessuna tentazione estetica, Anzi, accenna prima e lascia esplodere poi le ombre dell’abisso nella scena della tempesta, oppure anticipa quell’allontanamento dalla vita vera attraverso l’immagine del volto di Zico dall’oblò che progressivamente si allontana. Gli echi di Conrad sono presenti soprattutto nella figura del capitano, che ha addosso il sale del mare e i fiumi dell’alcol. Una rappresentazione fedele ma comunque con un efficace impatto cinematografico. Forse l’unico elemento da ripulire era l’eccessiva letterarietà della voce fuori-campo. L’immagine vince sulla parola. Ma anche se a livello di scrittura ci sono degli elementi da affinare, l’incontro con Conrad è andato a buon fine.

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