#Locarno71 – Likemeback, di Leonardo Guerra Seràgnoli

Crescere nell’era degli smartphone implica necessariamente un rapporto con la tecnologia abnorme, soprattutto perchè ancora acerbo, smarrito in assenza di istruzioni, e che gravita nell’orbita del patologico. Likemeback, opera seconda di Leonardo Guerra Seràgnoli dopo Last Summer, presente a Locarno in Concorso nella sezione Cineasti del presente, si interroga proprio di questo, l’anomalia digitale al tempo dei social, uno strumento di condivisione che non trova limiti e dilaga nell’invadenza. Danila (Angela Fontana), Lavinia (Blu Yoshimi) e Carla (Denise Tantucci) sono tre ragazze in vacanza su una barca, una costante del cinema di Leonardo Guerra, lungo le coste della Croazia, in compagnia di uno skipper e dei loro inseparabili telefoni, del quale sono, chi più chi meno, succubi, in una competizione permanente di visibilità che vuol dire autostima, ma che forse è soltanto un metodo per ridurre l’insicurezza, una compagna degli adolescenti di ogni epoca.

Al di là della storia in sé, che arriva alle conseguenze logiche di una malattia che si sviluppa senza sintomi né disturbi, inconsapevolmente, anzi con il sorriso ed i corpi abbronzati delle ragazze, trovano giocoforza spazio delle domande che rimarranno inevase, non per una lacuna del film ma per l’estrema attualità delle stesse, che ancora faticano a trovare delle risposte adeguate. Sono le grandi questioni del contemporaneo, dai cambiamenti avvenuti a livello interpersonale attraverso l’utilizzo di un medium, diventato protesi, al cambio di prospettiva lavorativa, ai modelli da seguire come ispirazione per assecondare la propria ambizione. Non che i valori siano totalmente scomparsi, sono lì, affievoliti, depotenziati, inutili e pericolosi e vulnerabili e mal s’adattano alla patina di rispetto multimediale che esige l’esibizione glamour dell’esistenza, una seconda identità digitale che si immagina perfetta ma che comincia già a mostrare la corda, ad essere compromessa e non immacolata. Ragazze che incrociano le dita per rimanere in vetrina, circondate dai like verso cui sono protese in ansiosa aspettativa, proiettate comunque altrove, agli amori lontani, ad un viaggio futuro, con il presente disintegrato incessantemente in una foto da condividere su instagram, che diventa immediatamente passata ed incolore.

L’amicizia è il valore maggiormente tirato in ballo, sovente indicato come ancora di salvezza, riferimento imprescindibile ma che nella vita, come nel film, può essere la fonte delle delusioni più forti proprio in virtù della sua importanza. Lo sviluppo della storia metterà in crisi l’unione delle ragazze, seminando dei piccoli indizi nelle gelosie reciproche, nelle invidie innocenti, in fondo principalmente inconprensioni, per preparare il campo ad un finale pronto per esplodere nelle recriminazioni. Che porta dunque inevitabilmente a considerare alcuni comportamenti delle protagoniste quasi involontari, incomprensibili, insensati quanto lo sono gli sbagli tipici di un’età inquieta, ingiustificabili con il metro razionale, ma che possono trovare un senso nei gesti sembrati insignificanti, nelle piccole mancanze d’attenzioni. La colonna sonora è firmata da Alva Noto, già autore della colonna sonora di un film come Revenant di Iñárritu, una scelta interessante che garantisce ad alcune scene una potenza che va oltre la semplice funzione di supporto.