#Locarno72 – Merveilles à Montfermeil, di Jeanne Balibar

Il mondo immaginato da Jeanne Balibar in un sobborgo alla periferia di Parigi sovverte le regole del discorso politico e si affida al grottesco per esasperare la distopia con il presente. Il comune di Montfermeil ha un nuovo sindaco Joly (Emmanuelle Béart) che insieme ai componenti della giunta appena eletta ha in mente qualcosa di rivoluzionario, mantenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale, insieme ad alcune novità sorprendenti: siesta obbligatoria per legge, tetti utilizzati per le colture, assistenza sessuale in casa, armonizzazione del respiro umano ed una scuola internazionale di ogni lingua conosciuta al mondo. Con l’apoteosi prevista per il Brioche Day. Suoi stretti collaboratori in quest’opera mastodontica uomini e donne che l’hanno affiancata nel progetto, un cast stellare composto da Kamel (Ramzy Bédia), Joëlle (Jeanne Balibar), Benoit (Mathieu Amalric), Guillaume (Anthony Bajon) e Jean-Michel (Jean-Quentin Chatelain), tra cui sono distribuiti i compiti e le mansioni da svolgere come assessori o assistenti.

La realizzazione dell’ambizioso programma passa attraverso il superamento degli ostacoli di natura burocratica o anche soltanto da budget di spesa previsti enormi (l’assurdità delle proposte racchiude in verità la bontà del messaggio ironico, positivo estremizzato per amplificare la diffusione), ma di veramente dirimente c’è la posizione di Joly, che vive un’esistenza incasinata. Due volte vittima, dei suoi errori ed anche di quelli altrui, schiacciata dalle pressioni che subisce che la faranno impazzire. Le vicende del comune sono la base sulla quale la regista muove le singole storie dei personaggi, in primis quella che coinvolge Joëlle e Kamel che sono alla prese con una pratica di divorzio, un’idea ripresa da un sottogenere hollywoodiano, la commedia matrimoniale, che fa seguire ad un iniziale allontanamento, la riconciliazione della coppia.

Jeanne Balibar gira con i principi del musical, con l’intenzione di cambiarne la forma modificando e modulando i diversi registri del linguaggio intrecciando poesia, gergo e termini cooptati direttamente dall’economia, prendendo ispirazione dal film The Shop Around the Corner di Lubitsch. Montfermeil ha il carattere stravagante di un sogno ma anche i connotati dell’ambiente urbano con le sue brutture, vive del contrasto delle atmosfere e delle anime del film, degli umori e gli amori dei protagonisti che nell’interpretare un ruolo eccentrico rilasciano un’energia quasi inconsapevole, libera ed incontenibile quanto l’imprevedibile carattere dei propri personaggi. Estroso, divertente, Merveilles à Montfermeil sfida le convenzioni, utilizza gli eccessi del ridicolo più che per far ridere per far pensare, ogni situazione comica nasconde in embrione un problema, dunque una possibile soluzione una volta criticizzato. La cosa sorprendente piuttosto è il tono surreale che assumono dei comportamenti orientati senza ambiguità verso il bene, una visione fantastica che si scontra con la realtà e l’abitudine ad atteggiamenti sfumati e ad una corruzione cronica.

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